India, corteo per Ganesh - Credits: AP Photo/Kevin Frayer
Uno degli snodi cruciali della Conferenza internazionale sul clima che si terrà a Copenaghen nel dicembre prossimo è legato al ruolo e alla responsabilità che, in materia di riduzione delle emissioni, saranno disposte ad assumere Cina e India.
A loro guarderanno i paesi emergenti, che si affacciano sui mercati mondiali assetati di risorse ed energia. I due colossi asiatici sono alle prese con difficili situazioni interne: una popolazione che supera abbondantemente il miliardo, sacche di povertà estrema, situazioni esplosive come il Tibet, da una parte, e il Kashmir dall’altra.
Ma se le magagne cinesi in materia di democrazia e diritti umani sono piuttosto note, diverso è il caso dell’India. La “più grande democrazia del mondo” è oggi una democrazia imperfetta, anzi malata. “È come se una società vetusta, che marciva sotto il peso del feudalesimo e del sistema delle caste, fosse stata messa in un’enorme centrifuga per la panna”: così dice Arundhati Roy, una delle intellettuali dissidenti più lucide e incisive dell’India e della nostra epoca. Una scrittrice che dopo il folgorante esordio con Il dio delle piccole cose (1992, pluripremiato e tradotto in 21 paesi) ha riversato nelle battaglie politiche e sociali la sua energia, raccontando le ingiustizie con lo stesso poetico fragore usato nel romanzo.
Quando arrivano le cavallette, il suo ultimo libro uscito in Italia per Guanda, è una raccolta di reportage, discorsi, analisi, riflessioni che getta una luce inquietante sulla politica indiana alle prese con disuguaglianza e discriminazioni razziali, religiose e di genere, devastata al pari delle foreste, delle montagne e dei sistemi idrici dalle razzie delle multinazionali, insidiata da reggenti che soffiano sul fuoco di un nazionalismo feroce in chiave anti islamica e anticristiana.
Il grano è quasi maturo e “le cavallette sono sciamate anche sul suolo indiano”: l’immagine a indicare che il subcontinente non è affatto immune dalle piaghe più turpi dell’umanità, una per tutte il genocidio. La lotta per la terra è oggi vitale in India. Ma i contendenti, come sempre, non giocano ad armi pari. Alla classe media in preda all’ebbrezza da successo fa da sfondo lo sterminato esercito di diseredati privati della terra e costretti a sfollare a causa del “progresso”, ovvero le grandi opere infrastrutturali: zone economiche speciali, miniere, dighe. I numeri sono pesanti. Le dighe hanno cacciato dalle loro case oltre 30 milioni di persone. E, per essere precisi, i profughi sono stati “trasferiti” dalle ingiunzioni dei tribunali e dai fucili dell’esercito.
Eppure. Eppure è sempre quella stessa India che Tiziano Terzani scelse come sua seconda patria nel momento in cui sentì il bisogno di allontanarsi dal mondo e riavvicinarsi a sé. Il paese dai mille volti e dalle mille contraddizioni, spesso sull’orlo del disastro, che continua tuttavia a rappresentare “una straordinaria cassaforte di umanità” - come scriveva una decina di anni fa il grande inviato nella prefazione a Rabari. Gli ultimi nomadi, di Francesco d’Orazi Flavoni - “una gigantesca arca di Noè stivata di uomini di tutte le epoche, di tutte le civiltà, di creature non ancora addomesticate e deformate dal progresso”.
È grave l’allarme lanciato da Arundhati Roy: perfino il grande serbatoio spirituale dell’India rischia di esaurirsi proprio di pari passo con le risorse del pianeta, aggredito dalle regole del mercato e dalla logica impura dei commercianti.
- Giovedì 8 Ottobre 2009

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Commenti
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Il 9 Ottobre 2009 alle 12:03 Sanjay Bahadur racconta il rumore dell’acqua, ovvero… la paura della morte - Libri - Panorama.it ha scritto:
[...] alle grandi inchieste sono ispirati dalla stessa tensione etica che muove celebri attiviste come Arundhati Roy e Vandana Shiva. Si colloca in questo solco Il rumore dell’acqua (Cairo), esordio letterario [...]
Il 1 Luglio 2010 alle 16:07 Come sopravvivere al passaggio del ciclone di mezz’età: l’arte di dimenticare secondo Anita Nair - Libri - Panorama.it ha scritto:
[...] si fa interprete della transizione indiana, tra Bollywood e denuncia sociale, tra Sophie Kinsella e Arundhati Roy. Proprio come Bangalore, città dei party e locomotiva del Pil, rappresenta il qui e ora [...]
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