Saramago, dal blog al Quaderno

José Saramago - Credits: Ansa

José Saramago - Credits: Ansa

Blog che termine orribile! Non so da dove nasca esattamente la parola, ma i miei commenti, le mie osservazioni apparsi in Internet dal settembre del 2008 al marzo del 2009 sono i prolungamenti dei miei Quaderni di Lanzarote“.

Così, in modo puntuto, José Saramago rivendica l’ascendenza letteraria al suo nuovo Quaderno, il cartaceo che raccoglie le parole del premio Nobel per la letteratura nel 1998, uscite dalla rete (qui la versione tradotta in italiano).

Il libro appena uscito da Bollati Boringhieri, dopo che Einaudi, ventennale editore dello scrittore portoghese, si è defilato per la presenza dei numerosi attacchi al premier italiano, è stato presentato ieri nella sala grande del teatro Parenti di Milano stipata all’inverosimile. La gente è accalcata in tutti gli spazi disponibili e attende, sa che il grande vecchio della letteratura, 87 gli anni compiuti, ha la fulminea violenza di un falco ed è un autore che non si pasce di ricordi, ma si lancia sempre sull’oggi”.

Due i Marchi che lo intervistano: Belpoliti e Travaglio, oltre ad Anna Galiena e Alessandro Cremona che leggono alcuni frammenti del libro. La prima domanda di Belpoliti è proprio sullo stile: se la scrittura del blog, nata da velocità e rapidità, sia solo una sorellina di quella delle opere maggiori. “Una giornalista mi chiedeva, risponde Saramago, se avessi inventato un nuovo genere letterario, quello dell’invettiva. No, non è un genere letterario nuovo, la mia scrittura è indignazione pura. Il mio stile non si è modificato, non ce n’è uno maggiore nei romanzi e uno minore nel blog. Basti pensare agli aforismi o ai frammenti greci e latini, alla loro forza e provocazione nella brevità. Solo nella vulgata si pensa che blog equivalga a scrittura sciatta. Il blog mi è servito per migliorarmi. Ora è quasi sospeso, perché un nuovo romanzo mi occupa”.

“C’è un’inquietante e insperata praticità nelle osservazioni di Saramago sul Web” osserva Belpoliti. E prosegue: “Lo scrittore portoghese infatti si stupisce di come la gente non veda più lo scandalo in quello che la circonda, abiti nelle cose ma è come fosse anestetizzata, presa da Cecità, come suona un titolo dello stesso Saramago, e non veda più l’arroganza del potere, Guantanamo o la Palestina“.

“Fino a pochi anni fa” riprende Saramago “si usava il termine alienazione. Oggi la parola è scomparsa e si utilizza manipolazione. Ma non è così. La manipolazione è far fare a qualcuno qualcosa, ma è il termine alienazione quello corretto da usare soprattutto per indicare una manipolazione più sottile: non solo si è spinti a far qualcosa, ma si è persuasi a credere che quelle idee o posizioni che sosteniamo siano proprio nostre. Ecco io vedo in giro questa alienazione strisciante, soprattutto in Italia”.

La diagnosi di Saramago sull’Italia di oggi è impietosa, con numerosi riferimenti alla cronaca recente: “La società è apatica, anestetizzata fra miele mediatico e veleno politico: una miscela che tutto corrompe, anche i confini fra ciò che è morale e immorale. Posso dire, da straniero, che non capisco gli italiani e spero che si riassumano la responsabilità di trovare nuove e urgenti indignazioni”. Perché l’incazzatura è il sale della democrazia.

Commenti

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Il 13 Ottobre 2009 alle 19:07 autores ha scritto:

deve essere proprio così perche’la notizia ha lasciato in credere questo modo e anche “viaggiare sicuri”non permette ancora oggi l’aggiornamento di Israele-Cisgiordania-Palestina per la quale le due ultime mancano per completo ai Tag’s.

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