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	<title>Libri &#187; Se i cinesi vanno alla Buchmesse, gli italiani sono a Pechino</title>
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	<pubDate>Fri, 10 Feb 2012 18:27:04 +0000</pubDate>
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		<title>Se i cinesi vanno alla Buchmesse, gli italiani sono a Pechino</title>
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		<pubDate>Wed, 14 Oct 2009 09:52:09 +0000</pubDate>
		<dc:creator>antonio.carnevale</dc:creator>
		
		<category><![CDATA[Apertura#1]]></category>

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		<description><![CDATA[La Cina ha fatto ieri il suo ingresso alla Fiera del libro di Francoforte con l'obiettivo di mostrare al mondo che è in grado di fare i conti con le contraddizioni del passato e del presente. Ma qualcuno fa notare che raccontare quel Paese è un po' più facile se si vive altrove...]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a title="Cina: comincia l'anno del bue" href="http://gallery.panorama.it/gallery/cina_comincia_lanno_del_bue/154918_cina_comincia_lanno_del_bue.html"> <!--m--> <img src="http://media.panorama.it/media/foto/2009/01/26/497de84c0d5a6_zoom.jpg" border="0" alt="Cina: comincia l'anno del bue" width="500" /> </a> <em></em></p>
<p><em>Festa a Guangzhou per l&#8217;anno del bue - Credits: AP</em></p>
<p><strong>La scelta è quanto meno curiosa</strong>. Che sia proprio la <strong>Cina l&#8217;ospite d&#8217;onore della 61esima Fiera del libro di Francoforte</strong> ha del paradosso. La <strong><a href="http://www.buchmesse.de/de/" target="_blank">Buchmesse</a></strong> è il più importante appuntamento internazionale per lo scambio dei diritti, dunque un invito alla libera circolazione dei testi e delle idee. La Cina, al contrario, e com&#8217;è noto, è il Paese tra i più criticati proprio per la mancanza di libertà d&#8217;espressione e fra i più attivi nell&#8217;esercizio della <strong>censura</strong>.<span id="more-1030"></span></p>
<p><strong>Le <a href="http://www.diritto-oggi.it/archives/00044558.html" target="_blank">polemiche</a> non potevano mancare</strong>. Tanto che alla vigilia della manifestazione <strong>Angela Merkel</strong> aveva dovuto rassicurare: &#8220;Con il vice presidente cinese Xi Jinping non mancherò di trattare il tema della censura&#8221;.</p>
<p>Diplomazia, certo. Ma la diplomazia non è unilaterale. Pechino ha fatto ieri il suo ingresso alla Fiera con <strong>l&#8217;obiettivo anche politico</strong> di mostrare al mondo che il Paese è in grado di fare i conti con il proprio passato, di riscriverlo in chiave critica e di salvare ciò che di buono c&#8217;è nella memoria. Insomma, di mettere insieme Rivoluzione culturale e modernità facendo pure tornare i conti. Ed è forse grazie alla loro sensibilità per la storia recente che molti dei <strong>più grandi scrittori cinesi</strong> si sono salvati dall&#8217;oscuramento di Stato.</p>
<p>Eccoli allora. C&#8217;è <strong>Mo Yan</strong>, considerato il più importante scrittore cinese contemporaneo (chi fosse digiuno di letteratura cinese ricorderà comunque il film <em>Addio mia concubina</em> di cui Mo Yan ha scritto la sceneggiatura). I suoi libri sono tradotti in Italia da Einaudi, come l&#8217;ultimo, <em><a href="http://www.bol.it/libri/sei-reincarnazioni-Ximen-Nao/Mo-Yan/ea978880618578/" target="_blank">Le sei reincarnazioni di Ximen Nao</a></em>, che <strong>ricostruisce cinquant&#8217;anni di storia della Cina moderna</strong> (dai primi passi del regime del Grande Timoniere fino all&#8217;attuale capitalismo selvaggio) attraverso gli occhi degli animali (un asino, un toro, un maiale, un cane e una scimmia) in cui si reincarna un proprietario terriero ucciso all&#8217;inizio della rivoluzione.</p>
<p>Tra i grossi nomi c&#8217;è poi quello di <strong>Yu Hua</strong> (tradotto in Italia da vari editori come Einaudi, Feltrinelli, Hoepli, Donzelli). Il suo ultimo romanzo è <em><a href="http://www.bol.it/libri/Arricchirsi-e-glorioso./Hua-Yu/ea978880701783/" target="_blank">Arricchirsi è glorioso</a></em> (Feltrinelli), seconda parte del fortunato <em><a href="http://www.bol.it/libri/Brothers/Hua-Yu/ea978880701756/" target="_blank">Brothers</a></em> (per lo stesso editore), che tratteggia la storia recente del Paese attraverso le vicende di due fratelli che rappresentano le <strong>due diverse facce del capitalismo</strong>.</p>
<p>Anche <strong>Su Tong</strong> è un narratore che trova nel passato la sua fonte d&#8217;ispirazione. Ad esempio con la Cina rurale e perduta ne <em><a href="http://www.bol.it/libri/due-volti-mondo.-Storie/Tong-Su/ea978885450001/" target="_blank">I due volti del mondo</a></em> (Neri Pozza) o con il più recente <em><a href="http://www.bol.it/libri/Vite-di-donne/Tong-Su/ea978880618640/" target="_blank">Vite di donne</a></em> (Einaudi) che narra le storie di quattro figure femminili vittime e carnefici nella Cina degli ultimi 50 anni.</p>
<p>A Francoforte è presente anche <strong><a href="http://it.wikipedia.org/wiki/Gao_Xingjian" target="_blank">Gao Xingjian</a></strong>, <strong>Premio Nobel</strong> per la Letteratura nel 2000 e ora in esilio in Francia. E mentre ieri si apprestava a varcare i saloni della Buchmesse con i suoi compatrioti (<strong>trentotto le case editrici</strong> cinesi presenti con un totale di <strong>oltre 500 libri</strong>), a Pechino arrivavano incevce<strong> i nostri</strong>, di compatrioti: per la settimana di incontri tra autori cinesi e italiani di noir, organizzata dall&#8217;Istituto italiano di cultura.</p>
<p><strong>Andrea Camilleri</strong>, Piero Colaprico, <strong>Giancarlo De Cataldo</strong>, Giorgio Faletti, Marcello Fois, <strong> Carlo Lucarelli</strong> e Bruno Morchio, tra gli altri, hanno portato in Cina il nostro &#8220;Neorealsmo contemporaneo&#8221;, come lo ha definito De Cataldo.  &#8220;La nostra letteratura indaga sui <strong>rapporti difficli dell&#8217;individuo col potere</strong>&#8221; ha poi spiegato Lucarelli &#8220;mettendo in scena la parte nera dei meccanismi della nostra società. Vorremmo far conoscere questa realtà per riuscire a cambiarla&#8221; ha detto. Più o meno come vorrebbero fare i loro colleghi cinesi, insomma.</p>
<p>A quanto pare, però, <strong>combattere il male con i libri</strong> è un po&#8217; più semplice se si vive fuori dalla Cina. A dirlo è proprio un cinese: <strong>Qui Xiaolong</strong>, scrittore che vive a San Francisco e noto anche in Italia per il suo ispettore Chen Cao di Shanghai, protagonista di quattro <a href="http://www.ibs.it/code/9788831795043/qiu-xiaolong/quando-rosso-nero.html" target="_blank">romanzi tradotti da Marsilio</a>. &#8220;Il fatto che ormai mi si consideri un americano mi permette di descrivere la Cina come com&#8217;era e com&#8217;è, e di venir tradotto anche nel mio Paese&#8221; ha spiegato ieri a Pechino ai suoi colleghi italiani. A scanso di equivoci ha poi precisato: &#8220;Il mio editor cinese mi dice sempre che <strong>se fossi rimasto non avrei mai potuto dire certe cose sul passato o del presente</strong>. Del resto non avrei potuto nemmeno documetarmi come faccio negli Usa, perché in Cina, come si sa, ci sono censure e limitazioni diffuse, a partire da Internet&#8221;.</p>
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