La storia di un ragazzino chiamato Animal…

"Animal" (Neri Pozza), di Indra Sinha - Particolare della copertina

"Animal" (Neri Pozza), di Indra Sinha - Particolare della copertina

Una tragedia che ha sullo sfondo l’incidente di Bhopal. E che Indra Sinha riscrive ora in chiave fantastica.

Il 2 dicembre 1984 a Bhopal, capitale della provincia indiana del Madhya Pradesh, una fuga di gas tossico prodotto dalla Union Carbide - multinazionale americana produttrice di pesticidi - uccise 1754 persone (ma fonti non ufficiali portano le stime a 10.000). Gli avvelenati furono nell’ordine delle centinaia di migliaia, e la contaminazione è ancora attiva. Nessuno ha mai pagato per quella strage, nonostante sia in atto da molti anni una Campagna Internazionale per la giustizia a Bhopal (www.bhopal.net), le cui azioni locali vengono spesso represse nel sangue. Indra Sinha, padre indiano e madre inglese, ha lavorato per 15 anni alla raccolta fondi per l’assistenza medica alle vittime di Bhopal e proprio l’apocalisse di quella che fu definita la “Chernobyl indiana”, riletta in chiave fantasmatica, è alla base della sua corposa opera: Animal (Neri Pozza).

La storia è ambientata in una città immaginaria, Khaufpur (letteralmente “città del terrore”, tratteggiata con dovizia di particolari anche nel sito www.khaufpur.com), vent’anni dopo la sua devastazione a causa di un incidente chimico-industriale provocato da una multinazionale statunitense. Altro espediente narrativo, il libro è scritto in forma di diario - per la precisione, 23 nastri registrati e poi consegnati a un giornalista - dal protagonista, un ragazzino che tutti chiamano Animal perché cammina a quattro zampe da quando aveva sei anni. Da quando cioè si manifestarono i sintomi dell’avvelenamento e la spina dorsale cominciò a piegarsi finché “la parte più alta di lui era il culo”.

Ma attenzione. Se la denuncia della brutalità di un sistema che lascia impuniti i crimini commessi dalle multinazionali corre sul filo delle 400 pagine del racconto, la pietà per il ragazzino finisce alla seconda riga. Animal è arguto, svelto di labbra e pensiero, e la seconda vita che gli è stata data in sorte gli piomba addosso con tutte le sue pulsioni. Sfoggia con orgoglio il suo nome e non nasconde due grandi desideri: il primo, alzarsi in piedi; il secondo, da bravo adolescente in piena tempesta ormonale, fare sesso. Come un torrente impetuoso racconta i piccoli grandi eventi della sua vita, legati fra l’altro all’azione e alle battaglie di una banda di volontari, ma soprattutto il suo risveglio emotivo e libidico, la rabbia la gelosia le illusioni e delusioni. Il New York Magazine ha definito Animal un romanzo “scabrosamente spassoso”. Io ci ho visto anche il coraggio di raccontare la diversità “con la pancia” e senza sovrastrutture. Perché proprio “dalla cintola in giù” è tutto un pulsare di vita.

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