Adesso basta: come lasciare il lavoro e cambiare vita (senza farsi male)

Simone Perotti, autore di "Adesso basta" (Chiarelettere)

Simone Perotti, autore di "Adesso basta" (Chiarelettere)

Prima tiratura esaurita in soli 4 giorni (tra l’8 e il 12 ottobre). Il libro è già in ristampa. Complice un articolone del Corriere della Sera che ha scatenato il passaparola su Internet (da facebook a youtube, ai blog), dunque un passaggio al Tg5 e qualche altro servizio su testate web e in edicola. Ma non è solo questo. Il successo di Adesso Basta (Chiarelettere), di Simone Perotti, risiede anche nel sottotitolo in copertina “Lasciare il lavoro e cambiare vita”. Ovvero il sogno (più o meno segreto) di moltissimi italiani.

Di tutti coloro, cioè, che hanno lavorato per anni, con entusiasmo, con passione, ottenendo buoni risultati sul campo (e magari anche sul conto corrente) ma che ora si guardano intorno e si domandano: “Ma questa è vita?”.

Sull’italica insoddisfazione non ci sono ancora numeri e statistiche. Ma in Europa il fenomeno sta montando rapidamente. Nell’ultimo anno, almeno 100mila francesi e oltre 260mila inglesi hanno deciso di uscire dallo sterminato esercito di chi si lamenta durante l’happy hour ma poi non cambia vita e il giorno dopo torna nella routine. In migliaia sono passati all’azione e hanno messo in pratica il cosiddetto downshifting (scalare la marcia, rallentare il ritmo). Con un solo obiettivo: lavorare meno, guadagnare meno, ma conquistare più tempo libero per le proprie passioni, liberandole così dal triste ghetto degli hobby.

Per Simone Perotti tutto ciò ha significato passare da una vita stressante da manager ben pagato (Rcs, Sisal, Boston Consulting) a una vita più spensierata da navigatore e scrittore. Da un appartamento in affitto nel centro di Milano a una casa che si è costruito con le proprie mani nelle campagne tra La Spezia e Le Cinque Terre. Ma, soprattutto, da una vita in cui si sentiva schiavo a una vita in cui si sente libero.

A questo punto è molto facile che nel lettore scatti la domanda critica: “Sì, va bene, ma lui sarà ricco. Io invece? Se mollo il lavoro dove li trovo i soldi per campare?”.

Perotti (che ricco non è) dà risposte puntuali, con tanto di tabelle e numeri in colonna. Ma i soldi, tiene a precisare, sono soltanto l’ultimo dei problemi. “Finora abbiamo pensato che ci sia solo un modo di guadagnare soldi e lavorare, cioè il nostro. Non è così” scrive. E lo dimostra con  esempi precisi a partire dalla sua esperienza. Insomma, non ci sono scuse. Se la vostra vita così com’è non vi piace, il metodo per uscire dal tunnel c’è. Ed è tutto spiegato nel libro.

Se volete un assaggio, ecco un decalogo per aspiranti downshifter che Simone Perotti ha stilato apposta per Panorama.it:

“Un decalogo implica, in qualche modo, un’azione. Per agire occorre prima di tutto convincersi di una verità assoluta, assiomatica, evidente e decisiva, che precede l’azione, che la consente: siamo artefici della gran parte del nostro destino. Convincetevene da soli o con corsi, psicologi, amici, ma fatelo. Non cedete ai due grandi demoni della nostra società: la malora e la provvidenza. Iniziate a scrollarvi di dosso superstizioni e religioni, paura della sfortuna e attesa dell’aiutino provvidenziale. Questo è l’assunto di partenza. Poi, iniziate.

1. Iniziare il prima possibile
Sedersi al tavolino e pensare: cosa posso fare della mia vita? Cosa non va? Che margini ho per migliorarla? In che direzione devo lavorare?
2. Sognare
Nella nostra epoca è un lavoro difficile. L’organo che vi presiede è posizionato tra la testa e il cuore, e nessuno ci ha mai detto di usarlo. Va ripreso, allenato, reso tonico, fatto funzionare. E va usato.
3. Essere spietati con i sogni e ottimisti con le nostre possibilità
Ogni sogno va passato al setaccio del realismo. Ogni cosa che abbiamo paura di non saper fare va tentata.
4. Focalizzare, cercare l’essenziale
Niente gente che ci deprime, che ci ruba tempo, che ci trascina verso il basso. Niente oggetti inutili, ripuliamo la casa e buttiamo tutto quello che non serve. Niente locali, viaggi, corsi di tango (se il tango non è il nostro sogno) o altre attività che non siano nella direzione del nostro progetto.
5. Essere sobri, risparmiare
Aumentare le entrate è più difficile che ridurre i costi inutili. Oggi si fa denaro risparmiando, non aumentando i guadagni. Occorre dire no a tutto quello che non serve, che può essere fatto a minor costo, o che non rende felici veramente.
6. Allenarsi all’ottimismo
Sedersi per cinque minuti su una poltrona, in casa, e pensare solo a cose positive. È difficilissimo. Resistete al dubbio che stare seduti lì non sia una cosa scema e inutile.
7. Allenarsi alla solitudine
Programmare periodici momenti di solitudine scelta, non imposta dalle cose, e farne momenti belli, di piccole cose che ci piacciono, che amiamo, che ci rendono felici. Aumentate questi momenti nel tempo, senza perdere il gusto di incontrare l’altro.
8. Darsi degli obiettivi nel tempo
Un sogno si sogna e si progetta. Poi lo si deve realizzare. Occorrono stadi d’avanzamento che siano verificabili e concreti. Se qualcosa non torna, rivedete il progetto, non l’idea.
9. Scoprite cosa fareste se foste liberi
Quelle sono le vostre passioni. Coltivatele, diventate bravi, domani dovrete guadagnare con quelle passioni (ricamare, dipingere, scrivere recensioni di libri, fare il maestro di golf o di vela etc).
10. Non mollate
Non perdete l’ottimismo. Ogni problema si può risolvere. Il denaro è essenziale, ma non è l’unico problema. Pensate che siete sulla via, che ce la state facendo.

Naturalmente qui qualcuno dirà: “Sì, certo, penso positivo, ma i soldi?”. I soldi bisogna guadagnarli, fate tre lavori se serve. Risparmiate. Scoprite soprattutto quali sono le vostre attitudini, coltivatele e diventate bravi. Guadagnate anche da quelle. Vendete proprietà se ne avete. Fatevi anticipare i soldi dell’eredità. Tagliate tutti i costi inutili. In questo modo, anche magari in 12 anni, potrete fare downshifting. Se poi non siete sicuri che questo basta, fatelo lo stesso. Non ipotecate gli anni buoni per la paura di assumervi dei rischi. La libertà vale il prezzo. Fate attenzione però. I soldi sono un tema centrale. Ma non sono l’unico. Quando doveste riuscire a smettere di lavorare vi ritrovereste soli. Tutti saranno in ufficio. Vivere la solitudine come un’opportunità vi salverà. E questo è molto più importante dei soldi“.

"Adesso basta", di Simone Perotti (Chiarelettere)

"Adesso basta", di Simone Perotti (Chiarelettere)

Commenti

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Il 21 Ottobre 2009 alle 02:39 Decalogo » Piccolo Cabotaggio II (Parole in navigazione) ha scritto:

[...] vademecum in dieci punti per gli aspiranti Downshifter, pubblicato su Panorama.   « Coraggio vero e voglia di Libertà! | [...]

Il 2 Novembre 2009 alle 19:40 Il discorso tipico dello schiavo « GRUPPO/I DI LETTURA ha scritto:

[...] 2009 capaldi Lascia un commento Passa ai commenti Qualche settimana fa è uscito il libro Adesso Basta (Chiarelettere), di Simone Perotti. Sottotitolo: “Lasciare il lavoro e cambiare vita”. [...]

Il 28 Agosto 2011 alle 17:00 marziana01 ha scritto:

Senza sapere che fosse un fenomeno diffuso anche io qualche anno fa ho fatto “downshifting”, ho lasciato il mio lavoro (impiegata)che mi dava tanto stress e poche soddisfazioni, e con i soldi che avevo risparmiato ho aperto un piccolo resort nelle Filippine  www.resortfilippine.com) . Mi colpisce Come lo scrittore descriva nel decalogo qui sopra proprio le scelte e gli accorgimenti che ho avuto io, come la sobrietà, il risparmio. Cose da molti considerate “pallose” ma in realtà rivoluzionarie e indispensabili per essere veramente liberi. Bravo!

Il 12 Dicembre 2011 alle 12:18 manuela_arabella ha scritto:

Simone Perotti lo ha fatto perchè aveva i soldi (ecco la verità, conti alla mano).

Ha una casa di prorietà in Liguria costata 150.000 euro, (lo ha detto sul suo blog, 50 per comprarla e 100 per ristrutturarla) ha una barca a vela di 11 metri (comperata in società con gli amici, facciamo una quota di 20.000 euro a testa) con cui porta in giro i turisti l’estate, e un gruzzolo, su un apposito conto, per la pensione (stiamo molto stretti: 80.000 euro, anche se è probabile che sia di più perchè i conti sulla pensione se li era fatti quando pensava che gli sarebbero serviti 16.000 all’anno per vivere, ora dice 9000, ma va beh).Quindi, in 19 anni di carriera, ha quantomeno messo da parte una cifra intorno ai 250.000 euro, ma probabilmente inizialmente ne aveva molti di più perchè vanno tolti i soldi che ha dato alla moglie per liquidarla dopo il divorzio.Adesso prendiamo lo stipendio medio italiano dichiarato dall’ISTAT, che è di circa 1300 euro mensili. Facciamo finta che uno, praticamente morendo di fame, riesca a mettere da parte ogni mese 800 euro. Per raccimolare 250.000 euro impiegherebbe circa 25 anni! Naturalmente non deve avere figli, mutuo, genitori a carico, problemi di salute, macchina per andare al lavoro e nessun inconveniente particolare.A me, e ai molti che la pensano così, Perotti non sembra ne un guru ne una persona che ha fatto una scelta coraggiosa, anzi! Tenete presente che quando nel 2009 ha mollato il lavoro aveva già scritto 5 libri, di cui alcuni di discreto successo (Zenzero e nuvole aveva venduto 15.000 copie, (che sono netti poco meno di 15.000 euro, cifre dichiarate da lui, che dice di guadagnare 1 euro per ogni copia venduta), quindi oltre alle spalle ben coperte, aveva una mezza carriera da scrittore avviata.Tutto questo per sottolineare che NON può essere un esempio per la gente comune, la sua strada è percorribile solo se guadagni 4000 o 5000 euro al mese. Adesso Basta quindi è una mera operazione commerciale, che ha avuto 19 ristampe e venduto 50.000 copie. Così tante perchè il sottotitolo “Lasciare il lavoro e cambiare vita” è stato forgiato apposta per ingannare le persone, inducendole a credere che fosse un manuale universale con esempi e strategie buone un po per tutti, su come mollare il lavoro. Molto appetitoso venduto così, non credete?!QUI ARRIVA IL CONCETTO PIU’ IMPORATANTE: Il libro parla della SUA esperienza, di come ha fatto LUI o di come fai tu se guadagni dai 3500 ai 5000 euro al mese, non certo i poveri operai, che però, speranzosi, 14 euro per il libro gle li hanno dati! Se ci fate caso (sia sul libro che nei commenti su internet) cerca costantemente di sminuire l’importanza dei soldi nel processo di downshifting, ed insiste sempre che l’aspetto psicologico è il fulcro… lo fa perchè se passa il messaggio che lui i soldi li aveva (e tanti), la gente capisce che il libro non può aiutarli a mollare il lavoro e smette di comprarlo, assieme ai sui libri futuri. La riprova la troviamo nella nota strategia di marketing di “nascondere” le informazioni “scomode” della biografia, infilandole dopo l’elenco di libri pubblicati! Guarda caso qui è perfettamente applicata: sapete infatti cosa scrive nella biografia dopo la lista dei libri da lui pubblicati?… “Che è stato un manager milanese strapagato per 19 anni!”. Se questa non è volontà di nascondere l’importanza dei soldi in quello che ha fatto… non so cos’altro sia!Simone Perotti è un comunissimo radical chic, che scrive articoli per Yacht & Sail, Yacht Capital, Dove, Style, Corriere della Sera, Il Fatto Quotidiano (fonte Wikipedia), quando è diventato popolare (con Adesso Basta), ha incominciato a vendere anche i libri passati che non avevano venduto molto. Ha già i soldi per la pensione in banca e un’agenda piena di presentazioni dei sui libiri in giro per l’Italia. E come ultima riflessione, credete che uno che ha abbracciato la filosofia del “basso consumo” si possa permettere un vizio così costoso come fumare?

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