Il muro di Berlino: “mafia comunista” e Realpolitik

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Dal sangue e dalla sabbia (la città sorge in una zona paludosa), dal filo spinato e dal cemento fu costruito il muro di Berlino il 13 agosto 1961, tirando su un mondo chiuso, quel mondo che in una notte emozionante, imprevista e imprevedibile trovò la sua fine il 9 novembre 1989.

Tanti sono i racconti sul Muro di Berlino, diari, testimonianze, saggi che ricordano specie in occasione di questo ventennale cosa accadde prima, durante e dopo. Il libro del giornalista e storico inglese Frederick Taylor, curioso da anni di cose tedesche cui ha dedicato vari libri tra cui uno recente, del 2005, su Dresda, oltre alla traduzione dei diari di Goebbels, riassume un po’ tutti questi diversi modi per ricordare quello che fu l’odioso simbolo della guerra fredda. S’intitola Il Muro di Berlino, è appena uscito per Mondadori. Il cuore del libro è tutto il racconto, documentato dalla consultazione di archivi, giornali e testimonianze, di come il governo comunista della Rdt condizionarono la vita di milioni di cittadini controllandone ogni mossa, reprimendo nel sangue ogni moto ribelle e ansia di libertà, come rafforzarono il muro radendo al suolo intere strade per evitare fughe drammatiche di disperati dai tetti o dal sottosuolo, come condussero vite corrotte in quella che lui chiama ‘mafia comunista’, come l’Occidente stette a guardare in omaggio alla Realpolitik.

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