
Bergen, i Bermuda dockyards (Photo by Peter Stachiw/ZUMA Press)
Faceva quasi rabbia pensare che Iperborea non sfruttasse l’onda del giallo nordico.
Proprio Iperborea che ha ci ha fatto conoscere gli autori del Nord Europa e che era rimasta a guardare quando i giallisti di Svezia e Norvegia, soprattutto, hanno cominciato a essere dei best seller anche qui da noi.
Ora Iperborea rimette le cose a posto con una nuova collana “Ombre” proprio dedicata ai gialli, che debutta con il norvegese Gunnar Staalsen e un suo libro del 2003, Satelliti della morte, in libreria in questi giorni.
Come (quasi) ogni giallo che punti alla popolarità , anche Satelliti della morte ha un protagonista, Varg Veum, che ritorna negli altri libri dell’autore, e con il quale ci si riesce facilmente a identificare.
Veum però è un investigatore privato, non un poliziotto.
E viene semplice a Staalsen - che ha scritto il suo primo romanzo con Veum protagonista, nel 1977 - giocare con il richiamo al mondo dell’hard boiled americano alla Chandler o alla Hammet.
Giocare, sì, perché un detective privato nella Bergen del 21° secolo, che deve ritagliarsi un’identità che sia anche un omaggio a Philip Marlowe, deve per forza strizzare l’occhio, con un cenno di ironia, a qualche stereotipo di genere.
A cominciare dal rapporto con le donne: quelle che incontra Veum, almeno in questo Satelliti della morte, sono quasi tutte piuttosto belle, interessanti e apparentemente sensibili al fascino dell’investigatore privato, anche se, in definitiva non succede poi granché, concretamente.
Se quindi si riesce a superare, o meglio, a mettere nella giusta luce l’omaggio di carattere al detective anni Quaranta, e se non ci si fa scoraggiare (io per qualche istante ho avuto la tentazione di lasciare) davanti a passaggi come:
Andai alla finestra e guardai fuori. I fiocchi di neve fluttuavano lenti e si posavano sull’asfalto scuro come forfora sui risvolti di una giacca da smoking. Non indugiai oltre e poco dopo ero già per strada
si scopre che il romanzo di Staalesen e, probabilmente, tutta la serie di Varg Veum, ha proprio un bell’incedere.
A me ricorda, richiami all’hard boiled a parte, un po’ i libri dei maestri/conuigi del giallo svedese Maj Sjöwall e Per Wahlöö: soprattutto nelle atmosfere cupe e nelle pratiche di smontaggio dell’idea delle società del welfare nordico come società dove la felicità è a portata di mano.
In questo Satelliti della morte, che si svolge nel 1995, anche se con due lunghi antefatti che ci riportano agli anni Settanta e Ottanta, tutta la storia è avvolta nella carta del disagio sociale, con un particolare omaggio all’origine professionale di Veum: infatti, prima di diventare detective privato, Verg era un assistente sociale dedicato soprattutto all’infanzia.
Resta solo da chiedersi perché Iperborea abbia deciso di cominciare dal penultimo dei libri di Staalsen con Veum protagonista (dopo Satelliti della morte è uscito in Norvegia, nel 2008, Cuori Freddi), soprattutto visto che si tratta di un personaggio nato negli anni Settanta, con una personalità forte e autonoma, che forse gli amanti del genere avrebbero voluto conoscere bene prima di arrivare a un’avventura così tarda.
Si sa infatti come molti dei grandi appassionati di gialli/noir preferiscano leggere i gialli seriali solo in rigoroso ordine cronologico di scrittura. (Una mia amica ora che, finalmente, dopo la sbornia svedese, si sta cimentando con i Maigret, passa più tempo a riscostruire l’ordine di produzione di Simenon che a leggere).
Varg Veu, è anche una star televisiva e cinematografica:
- Venerdì 30 Ottobre 2009




Commenti
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Il 12 Novembre 2009 alle 17:53 Kari Hotakanien, Via della Trincea, perfido umorismo dalla Finlandia - Libri - Panorama.it ha scritto:
[...] smagliature sociali. Eppure, sotto la crosta zuccherosa dei soliti stereotipi, si cela spesso il ritratto di una realtà più amara e controversa, e a volte quasi [...]
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