Fotografia: questi sono i libri più belli. Parola di Martin Parr

Diane Arbus, An Aperture Monograph

Diane Arbus, An Aperture Monograph

Di Marcello Mencarini

Chi avrebbe detto che Martin Parr, fotografo ironico e caustico, cantore dei riti sociali del nostro secolo, amasse sporcarsi le mani con vecchi libri di fotografia? Invece li colleziona in modo maniacale e ha anche scritto due saggi sull’argomento: “Photobook I, a History” (2004) e “Photobook II, a History” (2006).

Sabato 28 novembre a Villa Ghirlanda - Museo di fotografia a Cinisello Balsamo, pochi chilometri da Milano - Martin Parr ha parlato dei fotolibri che gli hanno segnato la vita. Quasi tutti difficili da trovare, almeno nelle prime edizioni, e tutti piuttosto costosi come lui stesso ha denunciato. Libri che oggi possono sembrare superati, ma che al momento in cui sono usciti erano l’avanguardia.

Ha cominciato con “Book of Bread” di Owen Simmon del 1903, poi “Antlitz der Zeit” di August Sander, per soffermarsi sul famoso “New York” di William Klein, pubblicato la prima volta nel 1956, un’edizione ormai introvabile. Poi “Sweet Life” del fotografo olandese Ed van der Elsken e “34 Parkings” di Edward Ruscha - un libro su 34 parcheggi, appunto - e anche un libro di fotografia commerciale, “Électricité”, commissionato dalla Compagnie Parisienne de Distribution d’Électricité a Man Ray.

Ha mostrato con interesse le immagini tipo fototessera di libri come “U.S High School Annuals ’45-‘80s” o “Best of Boy and Best of Girl”, un facebook analogico degli anni passati. Attenzione particolare, poi, per una delle sue passioni: la fotografia giapponese. “Killed by Roses” di Eikoh Hosei (1963), il libro oggetto “The Map” di Kikuzi Kawada e “il photobook più estremo mai pubblicato”, “Bye bye Photography” di Daido Moriyama (1972), documento radicale dell’epoca della rivista “Provoke”.

Neanche un libro italiano. Non perchè non esistano, ha detto, ma perché in Italia non esiste la storia del libro fotografico. Nessuno si è mai preoccupato di censirli e catalogarli dando loro la dignità culturale che hanno in altri Paesi.
Nelle sale adiacenti al museo di Cinisello, qualche stand di librerie che si occupano dell’argomento. Pochi libri e pochi visitatori. Flavio Franzoni di Micamera, che collabora al bookshop del Museo, ci ha indicato i dieci libri che ogni appassionato di fotografia dovrebbe avere in biblioteca.

Eccoli:

Diane Arbus
“An Aperture Monograph”
ed. Aperture, 1997
Venne originariamente pubblicato nel 1972, un’anno dopo la morte della fotografa e in occasione della prima importante retrospettiva organizzata al MoMa di New York e a lei dedicata.

Peter Beard
“The end of the game: The Last Word from Paradise”
ed. Taschen, 2008
La denuncia ecologica di Peter Beard in difesa del continente aficano realizzata attraverso un diario di immagini, scritti e collages.

Larry Clark
“Tulsa”
ed. Avalon Travel Publishing, 2000
Riedizione del libro scandalo originariamente pubblicato nel 1971 e da tempo considerato oggetto da collezione.

Philip-Lorca diCorcia
“Philip-Lorca diCorcia”
ed. MoMA/Abrams, 1999
Retrospettiva organizzata in collaborazione con il MoMa di New York e dedicata a uno dei maggiori fotografi contemporanei.

William Eggleston
“William Eggleston’s Guide”
ed. Museum of Modern Art, 2002
La prima pubblicazione di fotografie interamente a colori presentata e dedicata a un fotografo, da parte del Museum of Modern Art di New York nel 1976.

Robert Frank
“The Americans”
ed. Steidl, 2008
Uno dei libri fotografici più venduti in tutto il mondo, ristampato in occasione del cinquantesimo anniversario della sua pubblicazione. “The Americans” è stato per molte generazioni di fotografi il riferimento principale da cui partire per fotografare, per viaggiare, per conoscere con lo sguardo.

Andreas Gursky
“Works 80-08″
ed. Hatje-Cantz, 2008
Per la prima volta un volume che percorre tutta la carriera di Andreas Gursky.

Gilles Peress
“Telex Iran: In the Name of Revolution”
ed. Scalo, 1997
Pubblicato per la prima volta nel 1984 racconta le cinque settimane, tra il 1979 e 1980, quando l’ambasciata americana di Teheran fu presa in ostaggio.

Anders Petersen
“Cafè Lehmitz”
ed. Schirmer Mosel, 2004
Droga, prostituzione e vita fuori dalle regole sono gli ingredienti del mondo fotografato da Anders Petersen, precursore con Ed Van Der Elsken di un genere fotografico che, soprattutto negli Stati Uniti, avrebbe ispirato lo stile di autori come Nan Goldin o Antoine D’Agata.

Richard Prince
“Richard Prince”
ed. Guggenheim Museum, 2007
Il catalogo della mostra retrospettiva organizzata dal Guggenheim di New York e dedicata a Richard Prince.

Nan Goldin
“The ballad of sexual dependency”
ed. Aperture, 2005
Uno sguardo attento e complice verso soggetti emarginati con i quali la stessa autrice si identifica.

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