
Alfred Hitchcock - Ansa
“Mi è venuto in mente così, non ci sono risposte; era il desiderio di parlare di cinema”. Un omaggio al cinema, certo, è fin dal titolo L’incendio dei sogni, trentatrè inquadrature, edito da Garzanti. Ma non solo. Luca Doninelli s’è immerso da scrittore in quel gran magma di immagini, brividi e storie formate da tutti i film che abbiamo visto.
“La nostra mente” sostiene l’autore “è uno schermo perturbato pieno di scene e di immagini, veritiere o bugiarde, che dialogano incessantemente tra loro. Alcune sono più nitide, altre meno, ma succede spesso che le più stuccate acquistino all’improvviso una chiarezza nuova. Tutte, però, parlano la lingua del cinema”. E aggiunge: “A me piace l’idea di invertire un canone prefissato, sono un bastian contrario e vedendo come siano moltissimi ormai gli scrittori che organizzano il loro romanzo come fosse una sceneggiatura, provocatoriamente ho rovesciato l’idea: perché non fare dei film che diventino libro? Poi avevo anche un problema tecnico, che mi ha spinto verso questa forma a frammenti: ho sempre avuto difficoltà a trovare dei nomi per i miei personaggi ed ecco invece che nel mondo di celluloide potevo trovarne a bizzeffe. Non so se questo sia un mio libro, ma facendo finta di dire cose di altri, cerco di dire qualcosa di mio”.
Dalle trentatrè scene solo in cinque casi si affacciano riferimenti più precisi, l’Hitchcock della Finestra sul cortile, Indiana Jones, Ollio e Stanlio in Music-box, Batman, una scena incrociata tra Tarantino e Lynch, i due registi più amati da Doninelli.
Esercizi di stile alla maniera di Raymond Queneau? “Piuttosto, esercizi di paura” risponde Doninelli. E chiarisce: “Nella vita sappiamo che c’è un inizio e una fine, ma funzioniamo come Youtube, siamo fatti di tanti frammenti, forse A serious man dei fratelli Cohen è il film che le può dare un paragone di quello che sto dicendo: frammenti come resoconti distillati o iperbolici della condizione umana. Metterli in sequenza appropriata e scoprire la goccia di verità che c’è in ognuno di essi: è questo che ci dà il senso angoscioso di incompletezza della nostra vita e ci spinge a cercare di immaginarla oltre”.
Ma in alcuni flash, come Il cortile della finestra (chiaro il rimando a Hitchcock) o nel Serpente a sorpresa (allusione a Indiana Jones ), il senso sembra starsene fuori dall’inquadratura, come una specie di “residuo”. “E proprio questo spostamento” sottolinea l’autore “ci porta al cuore del libro”. Qualche esempio? Dal corpo dell’immane serpente servito come pranzo a Indiana escono decine di serpentelli neri e guizzanti, vere icone del Male: “Residui che escono dallo spazio del racconto per infettare altre storie”. E nel frammento hitchcockiano si scopre che la vera vita del cortile non è quella del film, ma l’odore di zuppa e di pesce fritto che esce dalle altre finestre.
Quindi il male e la vita, col suo quotidiano minestrone, restano sempre fuori dallo spazio del racconto?
“Quell’odor di pesce fritto è la citazione indiretta che Hitchock fa dell’olocausto. Sua infatti è la cinepresa che entrò nel Lager di Auschwitz e diede testimonianza di quelle vite fatte a brandelli. Ecco: nel film La finestra sul cortile c’è un occhio che ha visto altre cose, e le manda a dire. Non esiste una realtà fuori, un male fuori. Ma non è tanto la trama del film a rivelarceli, quanto questi particolari obliqui, subliminali”.
Che leghino le fatiche di Stanlio e Ollio per spostare un pianoforte alla gravità universale, o il problema di Dio e del Male a una sequenza della Fidanzata francese, le trentatrè inquadrature dell’Incendio dei sogni ci rimandano, conclude Doninelli, “alla verità profonda delle nostre biografie frammentarie e interrotte“.
- Giovedì 17 Dicembre 2009

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Il 11 Gennaio 2010 alle 17:46 Aki Kaurismaki, L’uomo senza passato: oltre e prima del cinema - Libri - Panorama.it ha scritto:
[...] il testo della sceneggiatura. Su alcuni sorprendenti rapporti fra cinema e letteratura: L’incendio dei sogni, di Luca [...]
Il 22 Marzo 2010 alle 11:15 Notizie dai blog su Quando gli uccelli attaccano … ha scritto:
[...] L’incendio dei sogni: le inquadrature diventano parole Alfred Hitchcock - Ansa “Mi è venuto in mente così, non ci sono risposte; era il desiderio di parlare di cinema”. Un omaggio al cinema, certo, è fin dal titolo L’incendio dei sogni, trentatrè inquadrature , edito da Garzanti. Ma non solo. blog: canale libri | leggi l’articolo [...]
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