Le Olimpiadi dei nazisti: così nacque la nuova Sparta

Soldati nazisti in Germania - Foto d'archivio Ansa

Soldati nazisti in Germania - Foto d'archivio Ansa

Cosa aveva a che fare lo spirito irenico delle Olimpiadi con la Germania nazista che minacciava la sua furia bellicosa in tutta Europa? All’inizio degli anni Trenta, poco tempo prima dei Giochi che di lì a breve si sarebbero svolti a Berlino, non furono in molti a chiederselo. Anzi, furono davvero pochi.

Anche perché – come racconta lo storico David Clay Large in Le Olimpiadi dei nazisti, da poco pubblicato per i tipi di Corbaccio nella collana diretta da Sergio Romano – i Giochi in Germania non si sarebbero dovuti tenere.

Il CIO li aveva assegnati nel 1931, quando Berlino era ancora la capitale di una malferma democrazia occidentale. E i nazisti, da par loro, non si erano affatto interessati all’idea di celebrarli, almeno fino al 1933, quando, ispirati da più mefistofelici consigli, capirono bene l’importanza del ruolo dell’evento per “il dominio nazista dell’Europa”.

Gli sforzi di boicottaggio di molte delle personalità invitate (tra tutte, quelle statunitensi) fallirono. Le Olimpiadi sarebbero così rimaste alla storia per l’“imbarazzante” vittoria di Jesse Owens, l’atleta nero americano che conquistò sotto gli occhi atterriti degli uomini in camicia bruna quattro medaglie, e dal relativo rifiuto del Fuhrer di presenziare la cerimonia di premiazione.

Ma dall’accurato saggio dello storico inglese (che è anche una dettagliata storia del movimento olimpico) si scoprono molti altri particolari di non poco conto. Ad esempio, che la staffetta della fiaccola olimpica fu un’invenzione prettamente nazista: fino al 1936 non si era mai visto nulla di simile. Il colpo d’ala della propaganda del Fuhrer aveva un obiettivo chiaro, che era poi quello che sottintendeva tutta la celebrazione dei Giochi: il collegamento ideale e spirituale con il mondo classico e la Grecia antica. Il modello non era ovviamente l’Atene periclea, ma Sparta, la città-stato che aveva sconfitto l’eterna rivale nella guerra del Peloponneso e che dominava anche le principali feste sportive dell’antichità.

Il fardello ideologico che nelle intenzioni dei nazisti avrebbe dovuto collegare con un ponte simbolico la Germania moderna e la Grecia Classica riuscì purtroppo perfettamente, producendo risultati grotteschi. Il percorso seguito dai tedofori, infatti, avrebbe in gran parte anticipato quello delle truppe della Wehrmacht nella seconda guerra mondiale. Una scenografia funesta e preveggente, di fronte alla quale gran parte delle classi dirigenti del Vecchio Continente si mostrarono inermi o, peggio, balbuzienti.

Non è un caso che due anni dopo le Olimpiadi, in un’altra città tedesca (Monaco) si sarebbe svolto un summit con il quale i plenipotenziari europei accettavano supini l’annessione della Cecoslovacchia alla Germania e gli altri desiderata di Hitler, sperando così di scongiurare un’altra incombente guerra. Le Olimpiadi di Berlino furono l’antipasto sinistro della razzia nazista che si sarebbe di lì a poco abbattuta in Europa. E quei Giochi offrirono il megafono ideale al Fuhrer e ai suoi uomini per affacciarsi nel gioco delle parti della più grande tragedia del secolo scorso.

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