Vi perdono: una morte dolce come il Miele

"Vi Perdono", di Angela del Fabbro (Einaudi) - Particolare di copertina

"Vi Perdono", di Angela del Fabbro (Einaudi) - Particolare di copertina

Vi Perdono di Angela del Fabbro, scrittrice di cui Einaudi strilla l’eteronimia nella fascetta che accompagna il volume, è un romanzo scomodo ma necessario. Finalmente una storia che cattura dall’inizio alla fine – cuore, anima, cervello – e ti lascia col fiatone, ti lavora dentro anche l’indomani. Irresistibile perché incide un nervo scoperto universale, il rapporto col dolore, la malattia, la morte.

Ma anche perché è il diario di una persona giunta a un punto cruciale della vita, quello in cui le certezze sembrano sfaldarsi, scritto con un piglio asciutto e coinvolgente, con una penna sorprendentemente matura.

Miele è una trentaduenne romana che di mestiere aiuta i malati terminali ad abbreviare la strada verso la fine. Senza dolore, promette (e mantiene). Con il metodo A, un potente anestetico per uso veterinario acquistato in Messico, o con quello B, il sacchetto di elio, gas inodore e insapore irrintracciabile perfino dall’autopsia.

Da quando ha visto la madre agonizzare chiedendo invano di essere aiutata, ha capito qualcosa della morte. La morte “non è un evento, è un processo. Non segue delle regole. Può essere clemente o beffarda. E c’è un solo modo per evitare questa incertezza”.

Un giorno nella vita di Miele entra la figura distinta di un ex professore, un uomo non malato né depresso ma semplicemente stufo di vivere, che chiede il suo aiuto “tecnico” per eseguire in sicurezza ciò che ha consapevolmente scelto. Miele s’infuria con il mandante, strepita, s’indigna. Ma qualcosa si rompe, di fronte a un interrogativo che scarta ogni dibattito teoretico, politico teologico sul cosiddetto suicidio assistito: “bisogna essere terminali per avere diritto di scegliere?”.

L’argomento è di quelli che scottano, e difatti Vi perdono è stato oggetto di numerosi interventi critici (per lo più positivi), sia in ambito cattolico sia laico. Tuttavia l’ingombrante sfondo bioetico rischia di far passare in secondo piano il puro valore narrativo, il cuore di una storia densa e complessa basata sull’analisi introspettiva della protagonista e di tante altre figure scolpite con tocchi lievi e ironici. Una composita middle class romana, dall’ambientalista al palestrato.

Mentre l’Accabadora di Michela Murgia (inevitabile l’accostamento a questo altro recente romanzo sul tema, altrettanto poetico) esprimeva in tutt’altro contesto la mistica di un rito millenario, Miele è una giovane donna totalmente calata nel ventunesimo secolo, piercing sublinguale e sesso clandestino compresi. Alle prese con il lutto per la perdita della madre sublimato nel nuoto compulsivo come una sorta di reinfetazione, con il bisogno di stancare il corpo per non sentire la vera stanchezza che erode le certezze, con il bisogno di non mentire più, di salvare per essere salvati, chissà.

Una donna dura e fragile e soprattutto libera di aprirsi all’oscura incertezza dell’animo. Turbata come lo sono io di fronte alla colonna sonora scelta dagli aspiranti suicidi, colta, spiazzante, “vitale”: David Byrne, Pearl Jam, Brian Eno. Finché proprio la scrittura pare offrirle la dimensione interiore in cui canalizzare le angosce e ricercare sé stessa.

Non c’è, pur attesa pagina dopo pagina, una catarsi alla fine di questo libro, nonostante un gran pianto liberatorio. I pensieri continuano raminghi per loro conto. Inquieti. Come si chiede alla buona letteratura.

Commenti

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Il 21 Dicembre 2009 alle 16:24 Familie im Fokus ha scritto:

[...] Vi perdono: una morte dolce come il Miele – Libri – Panorama.it [...]

Il 9 Febbraio 2010 alle 09:27 Un anno fa moriva Eluana. I libri sul caso Englaro e sulla “contesa” del fine vita - Libri - Panorama.it ha scritto:

[...] tema del fine-vita ha coinvolto anche alcuni scrittori. Da ultimo, sempre per Einaudi, è stato pubblicato Io vi perdono, un romanzo di Angela Del Fabbro, [...]

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