Leggere una sceneggiatura è un’esperienza curiosa.
Quando poi è una sceneggiatura di un film di Aki Kaurismaki, l’esperienza si annuncia anche dispersiva, inafferrabile, lieve e riflessiva.
Quindi, prima di tutto, questo Aki Kaurismaki, L’uomo senza passato, pubblicato da Iperborea (138 pagine, 12,50 euro) come fosse un normale libro di narrativa suggerisce un metodo che fore andrebbe ripetuto con altri film: una triangolazione fra la letteratura, il cinema e lo spettatore/lettore, differente da quella abituale dal romanzo al cinema: “vediamo come questo libro è diventato un film”.
(Del resto, un mio amico un po’ fissato con le sceneggiature va dicendo da sempre che in fondo, quando guardiamo un film in modo “ingenuo”, in realtà non facciamo altro che limitarci a “ricavarne” il testo della sceneggiatura. Su alcuni sorprendenti rapporti fra cinema e letteratura: L’incendio dei sogni, di Luca Doninelli).
Tuttavia, L’uomo senza passato, merita attenzione anche come narrazione scritta in sé: lo si legge come una piccola favola con morale; morale leggera e minima, molto concreta e efficace, senza nessuna retorica, anche se non mancano i momenti in cui si affaccia il melodramma.
Goffredo Fofi, che ha scritto una prefazione al libro di Kaurismaki (che per la verità, dice lo stesso Fofi, è una “narrazione che si è servita dei materiali del regista e che è stata desunta dal film”) sottolinea il disegno
dell’utopia concreta e presente, non rinviata al domani: l’amore per il prossimo e la ricerca dei modi di aiutarlo che sono modi però comunitari, di gruppo, che partono dall’incontro e dalla condivisione e che hanno nell’incontro e nella condivisione la loro necessità e la loro speranza.
L’utopia concreta di cui parla Fofi nella storia di Kaurismaki è (almeno in parte) addirittura “L’Esercito della Salvezza“, dove il nostro uomo senza memoria, dopo esser stato malmenato dai teppisti, trova alcuni piccoli aiuti che lo portano davvero in salvo, lo strappano dalla solitudine e dalla disperazione nella quale sembrava essere inevitabilmente precipitato.
E trova anche l’amore, un amore vero, viene da dire (diverso da quello che aveva in quel passato che ha dimenticato).
Insomma, una mossa interessante questa di Iperborea di arricchire il catalogo con un narratore come Kaurismaki, anche se la lettura del libro finisce per farsi avvolgere dal ricordo delle atmosfere (luci del nord, visi degli attori, rumori e musica e canzoni), delle inquadrature del film. Insomma, forse la lettura non sarebbe stata altrettanto forte se non avessi potuto richiamare le immagini: d’altra parte, potrebbe essere un’occasione per (ri)vedere anche il film.
- Lunedì 11 Gennaio 2010

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