Palpebre di Gianni Canova, un thriller pulp definitivo

Credits: Garzanti

Credits: Garzanti

Uno dei più importanti critici cinematografici italiani esordisce nel romanzo. Un libro che cola sangue, azione e riflessioni sull’Italia di oggi.

Tenta la strada del romanzo Gianni Canova, critico cinematografico di punta, docente/preside universitario allo Iulm di Milano e conduttore della trasmissione televisiva “Il Cinemaniaco” per Sky.

Palpebre è un’opera prima scoppiettante, “un thriller fulminante, estremo, definitivo” come recita lo spot di copertina. E non c’è dubbio che il romanzo, edito da Garzanti, farà discutere e dividerà i lettori tra fan totali e critici totali, così come è spesso avvenuto, e ancora avviene, nei confronti dei molti saggi su cinema e mondo delle immagini usciti dalla penna di Canova negli ultimi vent’anni.

Trama e intreccio sono semplici: Giovanni Vigo, giovane studioso del Purgatorio di Dante e, in particolare, del canto degli invidiosi che hanno le palpebre cucite con il fil di ferro, scopre accidentalmente, seguendo una ragazza nei bagni dell’Università statale di Milano, un giro organizzatissimo di prostituzione e di videopornografia molto, ma molto particolare. Aiutato dall’amico Simmel, redattore di Radio Popolare, riuscirà a venire a capo della matassa, ma ad un prezzo molto alto.
Vigo racconta la vicenda anni dopo i fatti in un lungo flash-back nel quale intervengono in prima persona anche Elena, la sua ragazza, Mia, la dark lady incontrata all’università da cui ha origine tutta la vicenda e il sanguigno e simpatico Simmel. Sullo sfondo una Milano grigia e spenta che rimanda a quella dei romanzi di Giorgio Scerbanenco, e luoghi della Brianza volutamente ritratti a tinte smorzate. Ancor più sullo sfondo la situazione sociale e politica di oggi.

Indubbiamente un romanzo estremo con molte pagine horror –splatter che faranno la gioia degli amanti del genere (“zampilla zampilla il sangue dal collo dello yakuza giapponese decapitato dalla katana affilatissima…schizza come un fiotto verso l’alto e poi cola cola cola sul tavolo…”).
Ma anche il tentativo di andare fino in fondo per capire che cosa noi effettivamente vediamo quando guardiamo le cose; perché Canova è convinto “che il nostro rapporto con quel che guardiamo è il vero nodo politico del nostro tempo”.
Moltissime, e non poteva essere diversamente, le citazioni cinematografiche.

Il minisito del romanzo

Commenti

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Il 31 Gennaio 2010 alle 19:39 nhico ha scritto:

Un thriller che zampilla sangue per non far chiudere le palpebre dei tanti Dracula che lo terranno in mano.

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