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Credits: wordle. net
“Ineditite: parola di nove lettere, ancora ignota agli accademici della Crusca, eppure molto in voga nelle polemiche giornalistiche odierne”. Potrebbe essere definito così il contagioso virus che ultimamente sembra faccia proseliti di ogni sorta nei dibattiti culturali nostrani, spingendo a dare primogeniture inattese a notizie ormai coperte dalla polvere della storia.
L’ultimo caso è datato due giorni fa. Da un’agenzia Ansa di domenica pomeriggio si scopre infatti che “nuovi documenti emersi dagli archivi britannici” getterebbero “ulteriori dubbi sull’atteggiamento di Pio XII verso lo sterminio degli ebrei”. La notizia sembra uno scoop ed è ripresa da quasi tutti i quotidiani. Le carte inglesi sono “nuove”, come titola il Corriere della Sera, dunque vale la pena dargli rilevanza.
Seguono polemiche, dibattiti, prese di posizioni dure, fino a quando si scopre che i documenti inediti non sono perché già pubblicati quarantacinque anni fa. A rivelarlo è il vaticanista del Giornale Andrea Tornielli che sul suo blog ricorda come il materiale, già presente nel secondo volume dei Foreign Relations of United States (FRUS), “è noto non da ieri anche in traduzione italiana”: lo ha pubblicato infatti Ennio Di Nolfo nel suo libro Vaticano e Stati Uniti. Dalle carte di Myron Taylor (Milano 1978, ultima edizione 2003).
D’accordo, un errore può capitare. Il problema, però, è che l’abbaglio non è affatto isolato. Da un po’ di tempo, infatti, l’“ineditite” sembra dilagare. Qualche giorno fa, ad esempio, le dichiarazioni a Otto Mezzo dello storico Piero Melograni sul presunto aborto di Nilde Iotti, compagna del leader del Pci Palmiro Togliatti, hanno fatto il giro di molti media, fino a quando lo stesso Melograni ha ricordato che la notizia era stata già pubblicata dal giornalista Filippo Ceccarelli nel Letto e il potere (un saggio edito da Longanesi e datato 1994), senza peraltro essere stata mai smentita.
Gli esempi potrebbero continuare, scomodando i casi di grandi scrittori del secolo scorso che finiscono col diventare, specie post mortem, autentiche fucine di racconti “rimasti nel cassetto”, salvo poi scoprire che sono stati già pubblicati, e da tempo.
“Non c’è nulla di più inedito della carta stampata” amava ripetere mezzo secolo fa Mario Missiroli, storico direttore del Corriere della Sera. Non aveva torto. E chissà se col tempo, e con l’ansia compulsiva di trovare l’ennesimo scoop, lo stesso aforisma non finisca con l’essere riproposto come… inedito.
- Martedì 2 Febbraio 2010

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