“Nientepopodimeno che… Fred Buscaglione”: cinquant’anni fa moriva il grande cantautore torinese

Credits: wordle. net

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Immaginarlo intento ad ascoltare le fughe di Bach o le arie di Puccini fa un po’ di effetto, anche perché la sua immagine è legata ad un ciuffo nero e a motivetti nostalgici e malinconici.

Eppure, come racconta Giancarlo Susanna in Nientepopodimenoche… (Arcana, pp.222, euro 18,50), l’infanzia di Fred Buscaglione, all’anagrafe semplicemente Ferdinando, è ambientata proprio in un’austera e dimessa Torino del primo Novecento, la “città della fantasticheria”, come la definì Cesare Pavese, per la “sua aristocratica compiutezza, composta di elementi nuovi e antichi”.

Un’esistenza dimessa e tranquilla, con una madre che arrotonda le (modeste) entrate familiari grazie a lezioni di musica classica. Anche per questo, Nando, che ha una chiara predilezione per note e spartiti, si iscrive al Conservatorio Verdi di Torino prima di capire però che non sono quelli i motivi per i quali gli pulsa il cuore.

“Anziché violino – scriverà anni dopo – avrei dovuto studiare sassofono, e al posto della musica classica il jazz”. Lascia così il liceo musicale diventa fattorino in un negozio di casalinghi. Ma non abbandona la musica. Diventa presto “Nando ‘d Piassa Cavour”, celebre per l’abilità nello strimpellare la chitarra. Di lì in avanti, inizia una vorticosa (e faticosa) corsa verso il successo. Susanna la racconta in tutti i suoi anfratti, nelle difficoltà e nei piccoli impedimenti quotidiani, ma alla fine la sensazione che si ha leggendo il libro è che nonostante tutto Buscaglione fosse destinato a quell’exploit.

Nella seconda metà degli anni Cinquanta, Fred diventa la star della musica italiana, scrive canzoni, intesse flirt più o meno avventurosi, fa impazzire fotografi e rotocalchi, gira persino due o tre film contemporaneamente. Ma soprattutto, grazie al sodalizio artistico con Leo Chiosso, canta.

I suo motivi – che oscillano sempre tra la brillante ironia e la sottile malinconia – descriveranno bene un’Italia che dopo l’arresto dovuto alla seconda guerra mondiale sta iniziando a correre di nuovo, con le mille contraddizioni che la attraversano. Che bambola!, Love in Portofino, La cambiale cristallizzeranno così un decennio, tramandandola in forma di nota alle generazioni successive.

La sua morte, avvenuta all’alba di cinquant’anni fa a pochi passi da Villa Taverna dopo un violento impatto con la ormai celebre Ford Thunderbird rosa, chiuderà un’epoca. Due giorni dopo, l’anteprima della Dolce Vita di Fellini si incaricherà di raccontare una stagione, archiviandola nel bianco e nero del nostro passato prossimo.

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