
Il monumento ai caduti della seconda guerra mondiale a Varsavia - Credits: Ansa
La sua fama è dovuta ad uno dei libri più ingiustamente sopravvalutati della letteratura polacca degli ultimi due secoli. Allo scrittore Henryk Sienkiewicz, Quo vadis? è valso il Nobel, ma non per questo può essere definito uno di quei capolavori immortali di cui si nutre la letteratura di tutti i tempi. Piuttosto, è una sapiente composizione narrativa che, attraverso le turbolenti storie di Vinicio, replica nella Roma antica il solito schema del romanzo storico, calcando però la vena fideistica e religiosa e contornandola da un’aurea ottimistica.
Forse anche per questo, la figura di Sienkiewicz alle nostre latitudini è stata a lungo trascurata, imprigionata com’era dalla fama di un buon libro che altrove è stato osannato come un capolavoro. A questa iniqua smemoratezza, cerca ora di rimediare Paolo Brera, per le cui cure è da poco arrivato in libreria Bartek il trionfatore, a firma appunto del Nobel della letteratura (La vita Felice, pp. 173, euro 11,50, testo polacco a fronte).
Un racconto smilzo che, sebbene non sia inedito, suona quantomeno inatteso anche per il lettore più smaliziato. Al centro della storia, vi è un eroe sempliciotto che parte lancia in resta in una campagna militare contro la Francia di Napoleone III e che al suo ritorno si ritrova coperto di gloria e di medaglie. La sua dabbenaggine, però, finisce presto col travolgerlo, e a nulla varrà l’aiuto dell’occhiuta e furba moglie.
Ingenuo, istintivo e sprovveduto, Bartek ricorda alla lontana un grande protagonista della letteratura europea, Il buon soldato Sc’vèik del romanzo omonimo di Hašek. Essendone un po’ il padre (le due opere si tolgono almeno una ventina d’anni), il contesto è decisamente diverso, e infatti Sienkiewicz non plasma il suo protagonista nel tornio della satira sociale antimilitarista. Anche perché – come ricorda lo stesso Brera nell’introduzione al libretto - le attitudini del premio Nobel sono tutte intonate al patriottismo e al cattolicesimo. Ma ciò non toglie nulla alla coesione narrativa e al divertimento intellettuale che le vicende di Bartek distillano ancora oggi.
Per questo e per altre ragioni, il breve racconto di Sienkiewicz può essere iscritto in quella letteratura minore che, sebbene sprovvista dei galloni ufficiali della critica letteraria, è ancora in grado di dirci qualcosa e, soprattutto, di dircelo magistralmente.
- Venerdì 5 Febbraio 2010

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