
Credits: Fabio Deotto
La Reale Accademia di Svezia ha svelato documenti che spiegano perché Karen Blixen non ha ricevuto il Nobel nel 1959: era scandinava.
La corsa al Nobel per la Letteratura del 1959 è stata una delle più combattute. Tra i candidati spiccavano nomi del calibro di Graham Greene, John Steinbeck e Salvatore Quasimodo. Ma i giurati non avevano dubbi, il premio doveva vincerlo lei, la danese Karen Blixen. Nata nel 1885 e vissuta per quasi vent’anni in Kenya, l’autrice è conosciuta soprattutto per il suo romanzo autobiografico La mia Africa, nel quale ha raccontato i diciassette anni passati nella sua piantagione di caffè, scattando una lucida fotografia degli ultimi decenni del dominio britannico in Africa.
Al momento di votare il candidato più adatto a ricevere il premio, quasi tutti i giurati erano decisi a conferire all’autrice danese il premio più prestigioso della letteratura mondiale. Ma prima di chiudere le votazioni, uno dei giurati, lo scrittore svedese Eyvind Johnson, prese parola per far un’obiezione: Karen Blixen era danese, dunque scandinava, e già troppi scandinavi avevano vinto il Premio Nobel, c’era il rischio di essere accusati di favoritismo. Stando a quanto scritto nei documenti rilasciati dalla Reale Accademia di Svezia, e pubblicati dal giornale danese Politiken, l’obiezione colpì tutti i giurati, che in ultima battuta preferirono conferire il premio al nostro Salvatore Quasimodo.
Ma questa storia ha un finale ancora più amaro. Perché quindici anni più tardi, a vincere il Nobel per la Letteratura fu proprio quell’Eyvind Johnson che tanto si animò contro i favoritismi verso gli scandinavi. Andando così ad allargare le fila degli scandinavi premiati dall’Accademia.
- Venerdì 5 Febbraio 2010

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Commenti
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Il 5 Febbraio 2010 alle 22:41 strale ha scritto:
Salvatore Quasimodo, un grande poeta dimenticato. Vinse il Nobel suscitando invidia tra poeti e letterati del suo tempo, ma basta leggere le sue poesie e le sue traduzioni dal greco per capire che l’aveva meritato ampiamente. Oggi spuntano documenti che metterebbero in discussione la buona fede di chi votò? Non credo che nessun documento possa attestare che le intenzioni della giuria fossero diverse da quanto espresso col voto. Questi tentativi di revisione sono inutili e un po’ meschini. Dedichiamo più proficuamente il nostro tempo alla lettura di qualche sua poesia.
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