Dal connubio fra un guru dell’universo noir come Carlo Lucarelli e un artista visuale poliedrico come Marco Bolognesi sboccia un opera cult, capace di estendere il format del romanzo grafico nei territori della video-arte, della pittura multimediale, della fotografia, dell’estetica punk.
Lussuoso e sofisticato a partire dall’ampio formato e dalla spessa pagina patinata, Protocollo (Einaudi) è un viaggio allucinato in paesaggi futuribili cari a Philip K. Dick e Bruce Sterling.
In un domani prossimo venturo, la visione delle persone è potenziata da protesi oculari prodotte dalla Sendai, potente multinazionale con quartier generale in Giappone. Il giorno che Aki Baumann, il giovane protagonista, decide di farsi sostituire la protesi difettosa, comincia a ricevere strani messaggi che lo traghetteranno in un’avventura piena di colpi di scena, tra Londra e Tokyo, al seguito di una misteriosa Resistenza. Scoprirà che la vera funzione delle protesi è offrire una visione “altra” della realtà – il mondo è preda di orribile violenza – di aver sempre veduto cioè un mondo artificiale.
Il tema orwelliano, rivisitato qui in ambito “cyber” e con numerosi riferimenti ai film di fantascienza giapponesi e coreani, nonché a recenti pietre miliari come Matrix e X-Men, è rinforzato dalla straordinaria evoluzione delle protesi artificiali, tecnologia già capace di mettere in difficoltà il Comitato Olimpico (ricordate Oscar Pistorius, lo straordinario atleta con una gamba d’acciaio in grado di competere con i migliori?).
Ambientata nel futuro, la storia offre numerosi spunti per riflettere sul presente, a cominciare dall’erosione degli spazi privati ad opera di una società sempre più pervasiva. Come ha scritto il sociologo Wolfgang Sofsky nel suo recente saggio In difesa del privato (Einaudi), oggi “tecnica e attuazione dello spionaggio quotidiano hanno luogo senza che la gente quasi se ne accorga. (…) A parte qualche sporadica seccatura, il cittadino trasparente apprezza le facilitazioni dell’era digitale. Senza esitazioni rinuncia a essere inosservato, anonimo, inaccessibile.” Costruisco per te una realtà su misura: non è questa la legge non scritta della società mediatica? Ti prometto visibilità, e intanto ti controllo.
Video intervista agli autori
Narrata in retrospettiva a partire dal ritrovamento di un faldone (un protocollo, appunto) che ricostruisce gli spostamenti del protagonista, la vicenda si dipana con fulminanti didascalie che risaltano su un impianto grafico di grande suggestione. Il materiale del protocollo (lettere, oggetti, appunti, biglietti di viaggio, piante di città) costituisce il magmatico compendio alle gesta dei due “eserciti” in lotta: geishe mutanti e sinuose sexy-cyborg al servizio della Sendai.
Colona sonora di questo ambizioso patchwork di distorsioni e sovrapposizioni visive, campionamenti, psichedeliche tavole nella gamma dei blu e dei rossi, potrebbero essere OK Computer e Amnesiac dei Radiohead (il biglietto di un concerto della band inglese sembra in effetti comparire nel faldone). Protocollo ne mutua le atmosfere post-apocalittiche e le quinte sfocate e angoscianti, rimbalzandone il grido d’allarme di fronte all’appiattimento e degradazione delle emozioni, al comportamento umano eterodiretto, al potere globale delle multinazionali, alla società malata di controllo.
Qualche ritocco alla sceneggiatura, e la saga è pronta a trasferirsi sul grande schermo: una serie di cortometraggi ispirati alla graphic novel sono in preparazione per la fine del 2010.
- Martedì 9 Febbraio 2010


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