
Particolare della copertina - Credits: Sperling&Kupfer
Dalle console alla pagina: Assassin’s Creed II, il popolarissimo videogioco ambientato nell’Italia rinascimentale, è diventato un romanzo.
Non sono bastate 9 milioni di copie vendute, e nemmeno il successo riscontrato in rete dal cortometraggio ispirato al videogioco (Assassin’s Creed: Lineage): il produttore del gioco, Ubisoft, ha voluto dare al personaggio di Ezio Auditore anche una dimensione letteraria. Il risultato è Assassin’s Creed: Rinascimento (Sperling&Kupfer, 20,90 euro), un romanzo di 544 pagine che dal prossimo 23 febbraio sarà reperibile in tutte le librerie. L’autore è Oliver Bowden, un nome sconosciuto dietro al quale sembra però nascondersi un autore affermato ed esperto di Italia del Rinascimento. E la sua preparazione storica è stata fondamentale, dal momento che oltre a Ezio Auditore, irrequieto rampollo della dinastia de’ Medici, nel romanzo compaiono personaggi del calibro di Leonardo Da Vinci, Sandro Botticelli e Papa Sisto IV.
Questa la trama: nella Firenze del 1476, Ezio Auditore si trova a scappare in seguito all’assassinio del padre e dei fratelli per mano della famiglia dei Pazzi. Durante la fuga scoprirà di essere discendente di una stirpe di assassini che hanno come missione la distruzione dell’ordine dei Templari, di cui fanno parte sia i Borgia che i Pazzi.
Una storia di vendetta, che verrà presto tradotta in lungometraggio dagli stessi produttori di Sin City e 300.
Di seguito, un breve estratto del romanzo, che illustra la prima apparizione di Ezio Auditore:
“Il giovane scese come un gatto lungo la facciata non ancora completata nel portico della chiesa, da dove, con un balzo e il mantello svolazzante, atterrò, accovacciato, tra loro. Gli amici si raccolsero attorno a lui, impazienti.
«Silenzio, amici miei!» Sollevò una mano per bloccare un ultimo, solitario grido. Sorrise cupamente. «Sapete, miei più stretti alleati, perché vi ho convocati qui stasera? Per chiedere il vostro aiuto. Sono rimasto troppo a lungo in silenzio, mentre il nostro nemico, e sapete chi intendo, Vieri de’ Pazzi, se ne va in giro per la città diffamando la mia famiglia, infangandone il nome e tentando nel suo patetico modo di umiliarci. Di norma non mi abbasserei a prendere a calci un simile cane rognoso, ma…»
Venne interrotto da una grossa e frastagliata pietra che, lanciata dalla parte del fiume, era caduta ai suoi piedi. «Smettila di dire scemenze, grullo», urlò una voce”.
- Venerdì 19 Febbraio 2010

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