Giovani scrittori emergenti: mocciosi che piacciono ai critici

Giovani scrittori emergenti: mocciosi che piacciono ai critici

di Giorgio Ieranò

Per prima cosa state attenti ai titoli. Un conto è dire Tre metri sopra il cielo e un altro Bianca come il latte rossa come il sangue. E volete mettere Scusa ma ti chiamo amore con Sono comuni le cose degli amici, nientemeno che una citazione platonica? Si parla sempre delle stesse cose: i traumi degli adolescenti, il difficile mondo della scuola, i rapporti dei figli con i padri (meglio se defunti), eventualmente il proprio ombelico visto da diverse angolature. Ma rispetto al vecchio Federico Moccia i nuovi «mocciosi» hanno riscoperto una cosa che pareva desueta: la letteratura, la scrittura letteraria, quella che fa sentire più colto il pubblico senza scontentare il critico.

A Moccia non capiterà mai, come a Matteo Nucci, fresco autore di Sono comuni le cose degli amici (Ponte alle Grazie), di essere presentato da Walter Pedullà ed Emanuele Trevi congiunti, in un abbraccio epocale fra la meglio critica capitolina, pre e postmoderna. Né a Moccia, che il successo ha dovuto sudarselo, è capitato al suo esordio di essere portato in palma di mano dall’editore come sta accadendo ora a D’Avenia, autore di Bianca come il latte rossa come il sangue (Mondadori). Due autori esordienti, Nucci e D’Avenia, che sono, guarda caso, usciti entrambi dal severo tirocinio degli studi classici. Cosa che, evidentemente, lascia il segno, quantomeno sotto forma di una certa nostalgia per la buona letteratura.

Insomma, sembra giunto il tempo dei «mocciosi letterati»: giovani esordienti che raccontano il mondo loro e quello degli adolescenti ma esibendo un côté colto. Naturalmente, qui la parola giovani va intesa secondo il canone italiano, poiché altrove sarebbero già pensionandi: Nucci va per i 40 anni, D’Avenia ne conta 32, sebbene i giornali lo chiamino enfant prodige. Poi, altrettanto naturalmente, ciascuno ha il suo genere. Quello di Nucci è un percorso nella memoria che rimanda, all’incirca, a una dimensione tra il moraviano e il proustiano. Un romanzo dove i muri sono «ricoperti di rincospermo» (ed è meglio non pensare a quello che direbbero i ragazzi di Moccia del rincospermo).

D’Avenia offre invece un classico racconto scolastico-adolescenziale che tenta di bissare il successo di Paolo Giordano (La solitudine dei numeri primi): entrambi gli autori hanno la stessa faccia da bravi ragazzi e pure le copertine dei loro libri si assomigliano, con quegli occhioni sgranati di fanciulla che ammiccano al potenziale acquirente. C’è anche la protagonista femminile che muore di leucemia, come in Love Story di Erich Segal (un altro classicista, indimenticato professore di teatro antico a Oxford). Ma su questo i giornali hanno già inzuppato il pane delle polemiche trasformando il romanzo in un caso. Pare infatti che D’Avenia si sia ispirato a una storia vera, la morte di una povera studentessa quindicenne, la cui madre avrebbe espresso sconcerto sulla versione letteraria della sua tragedia privata.

A un’altra dimensione ancora appartiene invece Silvia Avallone, che è l’unica fra i tre a essere veramente giovane (25 anni) e che proietta le sue storie di adolescenti in una dimensione diversa e più originale: non ovattati interni borghesi ma la Piombino grigia e plumbea delle acciaierie, uno degli angoli d’Italia più stranianti e meno raccontati (se non dall’ottimo Paolo Virzì nel suo vecchio film La bella vita). Il romanzo di Avallone, che si intitola appunto Acciaio (Rizzoli), è davvero un esordio interessante e non convenzionale, e sta già ai primi posti delle classifiche.

I mocciosi letterati stanno dando la scalata al cielo. Positive le critiche, buone le vendite. Di tutti e tre, Nucci, D’Avenia e Avallone, si parla già come probabili candidati al premio Strega che, dopo essere stato per anni l’istituzione letteraria più babbiona d’Italia, sembra ormai appartenere ai giovani. Due anni fa lo vinse il vero giovane Paolo Giordano, nel 2007 e nel 2009 i similgiovani Niccolò Ammaniti e Tiziano Scarpa. Insomma, largo ai giovani. Del resto, mentre loro sono al centro della scena, si può anche rileggere qualche classico greco.

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Il 8 Marzo 2010 alle 15:23 Giovani scrittori emergenti | Il Sito Ufficiale di Francesco Falconi ha scritto:

[...] Leggevo un articolo su Panorama: Giovani Scrittori Emergenti. [...]

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