
Particolare dalla copertina del libro, pubblicato da Guanda
Il libro più sconvolgente dell’anno esce finalmente anche in Italia, tradotto per Guanda da Irene A. Piccinini: Se niente importa. Perché mangiamo gli animali?, terza opera dello scrittore americano Jonathan Safran Foer, ha già fatto parlare molto di sé.
Non leggetelo, se siete fragili di stomaco, oppure se vi lascia indifferenti la mucca seriale che vi guarda dal piatto di copertina, se non la considerate un essere senziente (e con recettori del dolore pari ai nostri) che come tutti avrebbe diritto a non soffrire. Non leggetelo, se non avete voglia di porvi delle domande. Non leggetelo, soprattutto, se siete bambini.
In tutti gli altri casi, leggetelo. È un libro bellissimo da cui si esce spaventati sconfortati inorriditi incazzati ma anche semplicemente più informati. Comunque, diversi. Safran Foer ha questa capacità di stare “incredibilmente vicino” al lettore. Di fronte ai suoi interrogativi viene da pensare, “ecco, ha centrato il punto”, per poi scoprire che dietro a quella domanda ce n’è un’altra, poi un’altra ancora e che il vero centro giace altrove. Per trovarlo bisogna scavare dentro sé stessi, in quella nebulosa dove risiedono la coscienza, la forza morale, il senso etico, la responsabilità.
È uno scrittore che abbina la ricerca meticolosa a un linguaggio chiaro e senza fronzoli. Non ci sono quasi mai parole che intralciano quello che senti vorrebbe dire: quando parla della merda in cui i maiali sono lasciati affogare e che allaga ettari di terreno limitrofi alle coltivazioni, dice proprio merda. Quando parla dell’etichetta “allevato a terra” o “in libertà” a proposito di polli e uova, dice proprio “è una stronzata”. Cioè un’espressione senza senso come lo è anche “fresco” o come potrebbe esserlo “magico”.
Questo libro racconta di un uomo che alle soglie della paternità riannoda i fili della tradizione, riflettendo sulla sua storia di figlio e nipote e sulle consuetudini della sua famiglia per affrontare scelte di vita che non sono più solo “per sé”. Concentra l’analisi sul cibo perché l’atto di mangiare – insieme privato, pubblico e rituale – tocca corde che risuonano nel nostro profondo.
Mangiare riattiva meccanismi istintivi ma ha a che fare con la memoria e i valori, mentre le sue conseguenze si estendono all’ambito sociale, politico, economico, ecologico, etico. Mangiare è, oggi più che mai, un atto agricolo nel senso che gli aspetti pubblici dell’alimentazione sono cruciali indipendentemente dal tipo di dieta che si scelga.
Pensaci, dice a un certo punto uno dei compagni di strada dello scrittore, “mangi pollo perché conosci la letteratura scientifica e hai stabilito che non t’importa della sua sofferenza, o lo mangi perché ha un buon sapore?” Safran Foer, fino a quel momento vegetariano flessibile e saltuario, passa tre anni a informarsi, incontra lavoratori e imprenditori, allevatori e animalisti, visita fattorie, spedisce lettere alle grandi aziende e in assenza di risposte scavalca le recinzioni di un allevamento intensivo. E mentre affronta le pratiche e gli effetti della zootecnia moderna il racconto diviene inchiesta, reportage, denuncia, film horror (confesso di aver sorvolato sulle pagine più descrittive).
Ma nonostante le urla dei mattatoi il tono resta mite, il confronto aperto sia con i vegetariani militanti sia con lo sparuto gruppo di valorosi allevatori che lottano per continuare a lavorare nel rispetto della dignità e del benessere degli animali. La discussione continua, appassionata e civile, sul blog dedicato al libro.
Il punto non è fare proselitismo, se qualcuno nutrisse ancora pregiudizi sui vegetariani anime belle idealiste e un po’ fanatiche. “Se noi vogliamo risvegliarci una volta e riprendere lo spirito di nazione, il primo nostro primo moto dev’essere non la superbia nè la stima delle cose presenti, ma la vergogna”, affermò Leopardi nello Zibaldone.
In questo senso, l’immagine di Franz Kafka che non prova più vergogna davanti a una vasca dell’acquario di Berlino e dice ai pesci “ora posso guardarvi tranquillamente, non vi mangio più”, non solo è suggestiva di un modo di essere non violenti tout court, ma pone l’accento sulla vergogna come “il lavoro della memoria contro la dimenticanza”, cioè l’esperienza fondamentale dell’etica.
Mettiamola così: pensando alle nuove generazioni, quanto cambierebbero la nostra percezione del presente e le prospettive per il futuro se le critiche all’allevamento intensivo facessero davvero breccia nella cultura popolare? Se non potessimo più addurre come scusa l’ignoranza ma solo l’indifferenza? Se i termini della scelta fossero percepiti in maniera così semplice, così limpida (crudeltà e distruzione ecologica da un lato, consumo di carne dall’altro)? Noi siamo comunque esposti e non reagire è una reazione, conclude Safran Foer.
Mangiare “come tutti gli altri” significa prendere decisioni senza prenderle: una fra le altre, rinunciare a guardare negli occhi i più inermi e senza voce, la nostra “famiglia dimenticata”.
- Lunedì 8 Marzo 2010

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Il 8 Marzo 2010 alle 18:14 Intervista a Jonathan Safran Foer: Vorreste fare la fine del pollo? - Libri - Panorama.it ha scritto:
[...] Foer e il suo libro Se niente importa. Perchè mangiamo gli animali?, su Panorama.it anche: - Perché mangiamo gli animali? Il rapporto-choc sulla zootecnia di Jonathan Safran Foer. - Jonathan Safran Foer: ecco perché conviene essere vegetariani. Con un video [...]
Il 16 Marzo 2010 alle 14:48 Notizie dai blog su Se niente importa, perché mangiamo animali? ‘Eating Animals’, il viaggio di Safran Foer nell’industria alimentare ha scritto:
[...] Perché mangiamo gli animali? Il rapporto-choc sulla zootecnia di Jonathan Safran Foer Particolare dalla copertina del libro, pubblicato da Guanda Il libro più sconvolgente dell’anno esce finalmente anche in Italia, tradotto per Guanda da Irene A. Piccinini: Se niente importa. Perché mangiamo gli animali? , terza opera dello scrittore americano Jonathan Safran Foer , ha già fatto parlare molto di sé . blog: canale libri | leggi l’articolo [...]
Il 27 Giugno 2010 alle 07:45 Notizie dai blog su Libri – Cosa mangiamo? (3) Jonathan Safran Foer “Se niente importa – Perchè mangiamo gli animali?” ha scritto:
[...] Perché mangiamo gli animali? Il rapporto-choc sulla zootecnia di Jonathan Safran Foer Particolare dalla copertina del libro, pubblicato da Guanda Il libro più sconvolgente dell’anno esce finalmente anche in Italia, tradotto per Guanda da Irene A. Piccinini: Se niente importa. Perché mangiamo gli animali? , terza opera dello scrittore americano Jonathan Safran Foer , ha già fatto parlare molto di sé . blog: canale libri | leggi l’articolo [...]
Il 28 Giugno 2010 alle 07:17 Notizie dai blog su Se gli animali importano a Jonathan Safran Foer ha scritto:
[...] Perché mangiamo gli animali? Il rapporto-choc sulla zootecnia di Jonathan Safran Foer Particolare dalla copertina del libro, pubblicato da Guanda Il libro più sconvolgente dell’anno esce finalmente anche in Italia, tradotto per Guanda da Irene A. Piccinini: Se niente importa. Perché mangiamo gli animali? , terza opera dello scrittore americano Jonathan Safran Foer , ha già fatto parlare molto di sé . blog: canale libri | leggi l’articolo [...]
Il 14 Settembre 2011 alle 17:02 Salute, etica, ambiente: la scelta vegetariana di Umberto Veronesi – Recensione | Vivi Fiano Romano ha scritto:
[...] mangiamo gli animali? Come nel scioccante Se niente importa di Jonathan Safran Foer, il fine non è fare proseliti a una causa ma provare a rispondere in modo consapevole. Connesse [...]
Il 17 Settembre 2011 alle 10:04 Salute, etica, ambiente: la scelta vegetariana di Umberto Veronesi – Recensione | La Lettura ha scritto:
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