Google Books, perché è importante l’accordo con l’Italia

Credits: v.max1978 via Flickr

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La digitalizzazione di un milione di libri delle nostre biblioteche non ha solo valore culturale: porta con sé altre conseguenze rilevanti.
La notizia dell’accordo siglato da Google e dal Ministero per i Beni Culturali ha avuto una risonanza vasta e immediata in Italia quanto all’estero: si tratta di accordo che non ha precedenti e potrebbe rivelarsi rivoluzionario a lungo termine. Ma anche sul breve produce effetti strategici.

Riassumendo, un milione di opere delle due biblioteche nazionali centrali, Roma e Firenze, sarà reso disponibile al pubblico su Internet mediante Google Books, consultabile gratis e liberamente. Sarà possibile leggere stampe del Trecento, da Dante a Petrarca, e testi di Machiavelli, Galileo, Leopardi e Manzoni, oltre a litografie, opere scientifiche e curiosità come erbari e farmacopee dell’Ottocento.

Senza trascurare le legittime preoccupazioni sollevate da più parti (la posizione di monopolio sui libri digitalizzati di Google Books e come Google abbia intenzione di trarne profitto, per esempio), l’operazione offre numerosi risvolti positivi. Ecco alcuni spunti di riflessione.

Valore culturale. Google Books diventerà uno straordinario strumento di documentazione e studio, liberando l’accesso a libri altrimenti tabù per il lettore comune. Le procedure per accedere a tali opere nelle due biblioteche nazionali sono spesso laboriose e sottoposte a gravi limitazioni, per tutelare la conservazione di fragili stampe secolari. È facile intuire i vantaggi che ne trarranno studiosi e appassionati, soprattutto in termini logistici: potranno per esempio visionare l’opera omnia originale di Galileo da qualunque angolo d’Italia, senza la necessità di recarsi apposta a Roma e Firenze.

Realizzazione. Senza i mezzi e le tecnologie di Google Books, la digitalizzazione di un milione di libri si sarebbe rivelata un’impresa quasi impossibile. Secondo alcune stime, alle biblioteche italiane sarebbe costata 100 milioni di euro: una cifra fuori portata, senza considerare i tempi. Google prevede invece (oltre che di spendere meno) di impiegare solo due anni, grazie alla sua particolare tecnica di acquisizione digitale e a un team di 100 persone dedicate. Le casse italiane non dovranno tirare fuori un euro, e alla fine le biblioteche otterranno anche una copia digitale di ogni libro, che potranno caricare e condividere anche su altre piattaforme online.

Immagine. In termini di prestigio internazionale, l’operazione si rivela astuta, come dimostra l’entusiasmo con cui è stata accolta da molta stampa internazionale. L’Italia sarà il primo paese al mondo a rendere disponibile gran parte del suo patrimonio librario più prezioso, che sarà accessibile da Berlino, come da Tokyo, New York e Buenos Aires. Oltretutto, la notizia arriva a breve distanza dalla magra figura rimediata con la condanna ai tre dirigenti della società americana: un fatto, visto come una ingerenza censoria al principio stesso di libertà di Internet, che ha suscitato pesanti reazioni negative.

Esempio. L’accordo è il primo a livello internazionale firmato con un governo nazionale: Google ne ha già sottoscritti numerosi con singole istituzioni, musei e biblioteche (come l’università di Oxford, la Complutense di Madrid, la biblioteca di Lione), ma quest’ultimo cambia di colpo l’ordine di grandezza. Sull’esempio italiano, altri paesi potrebbero decidere di condividere il loro patrimonio con il mondo.

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