La Rive Gauche di Herbert Lottman: passioni e conformismi degli intellettuali europei del ‘900

Parigi, la Rive Gauche (Ansa/Villalobos)

Parigi, la Rive Gauche (Ansa/Villalobos)

“Fratelli coltelli”: è vero, l’espressione non è inedita. Eppure, torna buona per cercare di fissare in un’immagine una condizione esistenziale. In questo caso, si fa riferimento alla Rive Gauche, “quella stretta striscia di vecchie case e di strade ancora più vecchie lungo la Senna, dove vivevano e lavoravano gli scrittori e gli artisti” (non solo parigini, non solo francesi) nel secolo scorso. Condizione esistenziale e culturale che si rifletteva su gran parte della scena internazionale, quantomeno occidentale, giungendo con la propria eco anche alle porte della Russia stalinista.

Quell’epoca è ora al centro di un bel saggio pubblicato dalle edizioni Sylvestre Bonnard e semplicemente intitolato La Rive Gauche. Lo firma Herbert R. Lottman, un giornalista americano che vive a Parigi dagli anni Cinquanta. Il suo racconto – che si trasforma in un ritratto mosso e vivace della capitale francese nel Novecento – inizia intorno agli anni Trenta del “secolo breve” e si conclude nel secondo dopoguerra. Ma - ed è ciò che più conta - si rivela paradigmatico anche per chi non è solitamente un fan delle vicende transalpine.

Nel raccontare i trascorsi dello sparuto (e influentissimo) gruppo di intellettuali che da Parigi dettò a lungo l’agenda culturale europea, Lottman finisce infatti con il rievocare alcuni tratti inconfondibili che attraversano anche ancora oggi le elite del nostro Paese.

Tra tutte, va almeno segnalata la “singolare solidarietà” tra uomini e donne che – complici le guerre e le ideologie del secolo scorso – si sarebbero presto ritrovati su fronti e barricate opposte. Un atteggiamento, questo, che anche in Italia si sarebbe rivelato precursore di alcuni dei più tipici tic degli intellos nostrani, a cominciare dal conformismo e dal consociativismo culturale.

Nel suo saggio, Lottman traccia un paesaggio mosso e contraddittorio, pieno di invenzioni e di genialità, ma anche popolato da viltà e conformismi. E nonostante certi giudizi piuttosto azzardati (come è possibile annoverare tra i “talenti minori” Pierre Drieu La Rochelle, autore di un capolavoro come Fuoco fatuo?), racconta con l’abilità di un romanziere e con lo scrupolo di uno storico uno spaccato troppo a lungo trascurato dalla storiografia e dagli intellettuali europei.

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