Analogie tra passato e presente nell’analisi di Canfora e Luttwak: l’impero colpisce sempre

l'impero colpisce sempredi Giorgio Ieranò

Si parla sempre più spesso degli imperi antichi. Quella che poteva sembrare polverosa materia erudita diventa oggetto di dibattito, termine di paragone per l’attualità. Per esempio, Edward Luttwak, consigliere militare del Pentagono, scrive un libro sull’Impero bizantino, additandolo agli americani come l’esempio da seguire (La grande strategia dell’Impero bizantino, Rizzoli). Oppure: il romanziere Robert Harris pubblica una serie di romanzi sulla storia di Roma e i giornalisti ne approfittano per dissertare sulle affinità tra quella civiltà e la nostra.

Certo, non è una novità cercare nel passato analogie con il presente. Analogie che non sono mai innocenti ma sempre strumentali a un fine politico: su questo basta rinviare al bel libro di Luciano Canfora, L’uso politico dei paradigmi storici, appena uscito in edizione rinnovata dalla Laterza.

In Italia, la retorica fascista presentava la Seconda guerra mondiale come una «quarta guerra punica»: il nuovo impero di Roma, quello del Duce, contro la nuova Cartagine, potenza marinara basata sui commerci, cioè l’Inghilterra. Con, in aggiunta, il disprezzo per il mondo semitico cui la fenicia Cartagine apparteneva. E oggi anche Luttwak cerca in realtà una legittimazione e una giustificazione per quella potenza imperiale imperfetta che sono gli Stati Uniti. Anche a costo di farsi bacchettare da tutti i bizantinisti: Silvia Ronchey, per esempio, ha giustamente deriso la pretesa di paragonare il confronto tra Bisanzio e i califfi arabi alla guerra contro Al Qaeda.

Semmai, in questo secolo tenuto a battesimo dai particolarismi, dai nazionalismi e dagli integralismi religiosi, può essere comprensibile una nostalgia per quelle grandi architetture multietniche, in cui tutte le razze e le confessioni avevano cittadinanza. In questi anni di scontri di civiltà, migrazioni e paure, è bello ripensare a quando si sognava in grande e ci s’immaginava, come Alessandro Magno, un’unica patria per popoli diversi: greci ed egizi, macedoni e persiani.

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