
Credits: Steve Rhodes - Wikimedia Commons
L’Università del Texas ha acquisito l’intero archivio di David Foster Wallace, dalla prima poesia al manoscritto originale di Infinite Jest.
Si tratta di una raccolta sterminata di poemi, annotazioni, corrispondenza con autori ed editori, riflessioni affilate e una preziosissima serie di quelli che l’autore americano aveva etichettato come VOCAB: elenchi di parole suggestive o rare che aveva intenzione di utilizzare in futuro. La miriade di carte e cartelle, che Foster Wallace aveva abbandonato in una condizione di totale caos, ora è nelle mani dell’Harry Ransom Centre, presso l’Università del Texas di Austin, che entro aprile si occuperà di renderla consultabile al grande pubblico.
Originario di Ithaca, New York, David Foster Wallace aveva raggiunto fama mondiale grazie a Infinite Jest, un romanzo di mille pagine (senza contare le note) con il quale il giovane autore americano ha saputo fotografare la cartella clinica di una società americana alienata, ossessionata dai media e dallo spettacolo, in cui i rapporti interpersonali sono quasi sempre dominati dalla competizione.
Una mente geniale e vivace, che in molti non hanno esitato a paragonare a Thomas Pynchon, Don DeLillo e Jorge Luis Borges, ma allo stesso tempo così complessa e tormentata da far sprofondare Wallace in lunghi periodi di depressione, culminati nel tragico gesto che nel settembre del 2008 lo portò a impiccarsi sul patio di casa sua a Clemont, California. A trovarlo fu la moglie Karen Green, ed è stata sua la decisione di affidare le preziose carte del marito all’archivio dell’Harry Ransom.
Qui sotto è possibile sfogliare alcuni dei pezzi d’archivio che i visitatori potranno consultare il prossimo aprile. Si possono riconoscere la prima poesia scritta da ragazzo, un elenco VOCAB e la corrispondenza intrattenuta durante la scrittura di Infinite Jest.
- Lunedì 15 Marzo 2010

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