Il governo dell’acqua. Ambiente naturale e ambiente ricostruito

acqua
Business o environment? La distanza fra capitalismo e ambientalismo, l’incomunicabilità fra i due mondi, l’ideologia sottesa a due modi di pensare i problemi di oggi, sono fra le ragioni dello stallo a cui siamo approdati: all’ampio ventaglio di preoccupazioni legate ai cambiamenti climatici non corrisponde una mobilitazione generale che coinvolga il mondo della scienza, della tecnologia, dell’economia e della politica. Del superamento dell’equazione non-ambientalista = pro-business si fa portavoce Andrea Rinaldo, ordinario di costruzioni idrauliche all’Università di Padova, in Il governo dell’acqua (Marsilio).

Assumendo la “questione idraulica” come cartina di tornasole dello stato generale dell’ambiente – e Venezia come esempio paradigmatico di “governo dell’acqua” – Rinaldo ripercorre le tappe della millenaria contesa che vede in campo i difensori di un supposto equilibrio naturale e gli artefici dell’ambiente modificato. Cultore del dubbio sistematico e ambientalista a ritroso, come lui stesso ama definirsi, smantella molte tesi che hanno avuto corso nel tempo grazie al loro fascino dal gusto rousseauiano (la nostalgia per la Natura incontaminata, spesso “cosa da ricchi”) o apocalittico, ponendo le basi per un più ampio dibattito sulla conservazione dell’ambiente – naturale o costruito che sia.

L’acqua è fonte primaria di vita. Ma anche una risorsa simbolica e culturale, economica e, purtroppo, politica. Il regime dell’acqua è potere, dall’Etiopia al Darfur alla Palestina, dove Israele esercita il controllo sui pozzi, e secondo autorevoli analisti il controllo delle risorse idriche è destinato a scalzare quello energetico dal primo posto nei conflitti territoriali del prossimo futuro. L’acqua è infine potenziale causa di disastri naturali, come ben documenta l’inserto fotografico al centro del libro. Alluvioni, frane, valanghe, allagamenti quando ce n’è troppa; siccità, desertificazione, eutrofizzazione quando ce n’è poca.

Nel nostro paese, soggetto a frequenti catastrofi ambientali spesso dovute all’azione dell’acqua, la dialettica fra ingegneria delle costruzioni idrauliche, ambientalismo militante e amministratori pubblici è particolarmente viziata da pregiudizi di ordine ideologico. Da un lato il ricorrere dei disastri è fatto risalire a un unico fattore, applicabile indistintamente e in ogni circostanza: lo scempio del territorio e la sfrenata urbanizzazione che ha trasformato per sempre il paesaggio; per gli altri attori sulla scena, la scienza ambientale viene intesa come elemento di perturbazione, anziché di protezione del territorio. Quando invece, dice l’autore, ogni vera conquista di civiltà è “frutto di politiche ambientali avvertite e di nuove tecnologie”.

Nella tradizione umanistica, ma non solo, gli ingegneri sono una sorta di “vil razza dannata”, mal tollerata e anzi sbeffeggiata. Divertente è la digressione sul questo sotterraneo disprezzo, che dal Conte Zio di Manzoni passa per il Cicicov di Gogol e il Lengrandin di Proust, trovando il perfetto epigono in Vilcoyote, eroe dei cartoni animati creati da Chuck Jones nel 1948 per la Warner Bros. la cui missione (catturare l’imprendibile pennuto Bip-Bip) fallisce costantemente a dispetto di un sofisticato armamentario tecnologico. “Prodromo ancipite dell’ambientalismo”, Bip-Bip sfida le leggi della scienza e si fa beffe della ragione.

“Sia lodato Iddio”: nel 1786 Johann Wolfgang Goethe sbarcò a Venezia esclamando queste parole. E probabilmente lo farebbe anche oggi, se arrivasse a piazzale Roma dopo un ingorgo sulla tangenziale di Mestre. La Serenissima costituisce l’esempio paradigmatico della miope, inutile contesa fra ingegneri idraulici e conservazionisti. Venezia come Eutropia, archetipo della città perennemente uguale a se stessa già nelle Città invisibili di Italo Calvino, è stata fin dalla sua fondazione uno splendido, ingegnoso artefatto. E così la laguna, sistema complesso e prettamente artificiale, oltre che in precario equilibrio. La scelta del non intervento, conclude Rinaldo, rischia di veder sparire Venezia e la laguna nel giro di due-tre generazioni. Poi, è chiaro che la tecnologia non basta, che le paratie del Mose non servono a salvarla dalla “monocultura turistica che sta uccidendola“. Anche per questo un’alleanza che ponga fine alle retoriche pro e contro ambiente è quanto mai auspicabile.

Commenti

Puoi lasciare un commento, oppure fare trackback dal tuo sito.

Devi aver fatto log-in per inserire un commento.

segui panoramalibri-su-twitter

FacebookTwitter
MobileFeed rss
FacebookTwitter

Archivi

  • Aspettando Sanremo
  • Calendari
  • Panorama su iPad
  • Cerca casa
  • Le nostre newsletter
  • Abbonati
  • Meteo
  • Le uscite al cinema
  • Viaggio nell'antico Egitto
    Immobiliare.it
    Case  |  Uffici  |  Case Vacanza

    Provincia
    Tipologia
  • R101
  • Promozione

  • Abbonati subito a Panorama!