J.D. Salinger, il silenzio è spezzato: esposte le prime lettere inedite

particolare della prima copertina - Credits: Little, Brown and Company

particolare della prima copertina - Credits: Little, Brown and Company


Undici lettere inedite scritte dall’autore americano sono state esposte a New York. Ne esce un uomo fragile e in conflitto col mondo.

Quello di J. D. Salinger è stato un ritiro dalle scene totale, un silenzio durato quasi cinquant’anni durante il quale sull’autore sono circolate solo indiscrezioni e testimonianze indirette. Il poco che si sa di lui deriva dall’autobiografia scritta dalla figlia Margaret e dalle sparute lettere vendute all’asta da alcuni dei suoi corrispondenti. Ma le undici missive scritte all’amico Michael Mitchell (illustratore della prima edizione de Il giovane Holden) che martedì 16 marzo sono state esposte alla Morgan Library di New York, nella stessa sala che ospita la Bibbia di Gutenberg, alzano per la prima volta il sipario sulla vita quotidiana dello scrittore e sul dissidio interiore che lo ha tormentato per tutta la vita.

Ho accumulato 10, 12 anni di lavoro”, dice Salinger in una lettera datata 16 ottobre 1966, “ci sono due sceneggiature – libri, in realtà – che ho sistemato e ritoccato per anni, penso ti piacerebbero”. Pochi mesi dopo confiderà, sempre a Mitchell, che sta lavorando su materiale che lo entusiasma ma che il suo lavoro procede “lentamente e con esitazione”. In un’altra lettera ancora racconta della sua trasferta londinese durante la quale aveva incontrato Laurence Olivier, che definisce “un tipo simpatico”.

Con il passare degli anni la corrispondenza si fa meno fitta e, lettera dopo lettera, il tono di Salinger si fa sempre più acre, rivelando un crescente “odio verso il mondo” che lo porterà a chiudersi in un silenzio quasi tombale e ad azzerare la sua vita sociale. Nel Natale del 1984, ad esempio, scrive a Mitchell che “in tutti questi anni non ho rivolto parola quasi a nessuno, a parte alcuni ubriaconi del posto e qualche donna pazzoide”. La corrispondenza con Mitchell si conclude amaramente nel 1993, in seguito alla richiesta dell’amico di autografargli una copia del Giovane Holden. “Un frontespizio bianco dice molto più di qualsiasi dedica” lo liquiderà l’autore, ormai ottantaseienne.

Ma nonostante il montare della disillusione, Salinger non smette mai di parlare del suo lavoro, dei “copioni” che sta per concludere e del “provvidenziale” salvataggio del suo ufficio personale (dove teneva tutti i manoscritti) dall’incendio che avvolse la sua casa nel 1992. Esiste quindi una buona probabilità che nei prossimi anni verranno pubblicate opere inedite dell’autore recluso per eccellenza.

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