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Non sta simpatico a tutti Al Gore, l’ex vicepresidente americano “riconvertito” alla missione di salvare la Terra dal disastro ambientale dopo la storica sconfitta alle elezioni presidenziali del 2000. Anzi.
Molti ambientalisti lo vedono come un ricco “perdente di successo” in organico all’establishment, che infatti nel 2007 lo ha insignito del Nobel per la Pace.
Comunque la si pensi La scelta (Rizzoli), uscito l’autunno scorso e follow up del pluripremiato best seller del 2006 Una scomoda verità, è un libro che vale la pena leggere, guardare, meditare.
Perché a Gore va innanzitutto riconosciuto di essere un divulgatore formidabile e sofisticato. Non bada a spese, e se lo può permettere, quando si tratta di allargare il campo della conoscenza sui rischi a cui va incontro il pianeta. Tecnologie all’avanguardia e sostenibilità ambientale sono per lui due poli dello stesso magnete. Prendiamo questo libro.
Pesa come il piombo ma è stampato, ci avverte l’autore, su carta ecosostenibile, capace di garantire una resa fotografica superba. Nulla è lasciato al caso. Testi, immagini, didascalie, grafici, schemi illustrati, tutto è di una qualità e di una chiarezza sopraffina, tanto da provare davvero l’illusione di aver capito come genera energia una centrale eolica, cos’è il teleriscaldamento e come funzionerà una super grid.
Dopo un breve richiamo al devastante impatto delle attività umane e a una rapida rassegna delle cause del riscaldamento globale – i temi salienti del film Una scomoda verità – qui Gore illustra l’ampio ventaglio di soluzioni disponibili.
Alcune dipendono da tecnologie ancora da sviluppare o da perfezionare. Molti altri strumenti tecnologici fanno parte del nostro presente, compresa la possibilità di aumentare significativamente l’efficienza dello stoccaggio e della distribuzione di energia. Particolarmente interessanti sono le proposte che riguardano un cambio nelle consuetudini agricole, alimentari, forestali e delle dinamiche demografiche, assumendo la Terra come un unico organismo sofferente i cui problemi sono in reciproca interconnessione.
Gli ostacoli al cambiamento sono stati finora soprattutto politico-economici, conclude Gore dopo aver esaminato uno dei nodi chiave, e cioè il sostegno mediatico allo scetticismo sulla questione climatica. Ma nonostante la delusione di Copenaghen l’ex vicepresidente ripone ancora la sua fiducia in Obama e negli Stati Uniti come traino del motore del cambiamento.
Sulla scia della fiducia, è di qualche settimana fa la firma dell’Accordo di Copenaghen da parte di Cina e India, mentre negli Usa, dopo l’epocale svolta sulla Sanità, si spera che possa riprendere l’iter legislativo dell’altro caposaldo della sua campagna elettorale di Obama, l’Energy Bill, la riforma per ridurre le emissioni di anidride carbonica con un sistema cap and trade all’europea, basato su permessi di emissione negoziabili a pagamento.
Che poi la figura di “eco-profeta” – come il Newsweek ha ribattezzato Al Gore – abbia alcune derive imbarazzanti, è il caso di ammetterlo. Specie in Europa, l’ex vicepresidente è molto poco credibile nella sua incarnazione mistica e oracolare alla Matrix (l’ossessione della scelta, l’homo novus, l’avvento di una “generazione di idealisti”), e ancor meno quando si cala nei panni del poeta moral-bucolico. Ma glielo si può perdonare. Gore non prenderà una lira dalle vendite del libro (i proventi sono destinati ad Alliance for Climate Protection, l’associazione no profit da lui fondata), alimenta non solo il dibattito ma anche la soluzione dei problemi nel forum dedicato (www.ourchoicethebook.com) e sul sito The Climate Project.
Ma soprattutto Al Gore è colui che riunì sul palco i Pink Floyd per il Live Earth, l’evento planetario del quale è annunciata una speciale riedizione per questa primavera: il Live Earth Run for Water, un programma di corse competitive e non per sensibilizzare l’opinione pubblica sui problemi idrici.
A Milano si svolgerà il 18 aprile 2010 nella cornice dell’Idroscalo.
- Giovedì 25 Marzo 2010


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