
Roberto Benigni durante la lavorazione del suo "Pinocchio" (Ansa)
Un’icona, un simbolo, forse persino qualcosa di più. Ad oggi, Pinocchio è il libro più venduto del mondo, dopo la Bibbia e il Corano. E’ un emblema universale, che nel corso dell’ultimo secolo si è trasformato in fumetto, cartone animato, film, fiction e spot pubblicitario. Non ha rivali, né in futuo potrà probabilmente averli. Ed è certamente un’inesauribile fonte di ispirazione.
L’ultima, in ordine di tempo, è firmata da Silvano Agosti. Il ritorno di Pinocchio, pubblicato da Salani, inizia la sua storia dove i lettori del classico italiano l’avevano lasciata.
Il burattino è ormai un bambino, che fa visita nella cameretta di una sua coetanea. Ma – a quanto pare – non ha perso la carica di ribellione che la sua storia avrebbe dovuto invece insegnargli. Ed infatti nel racconto di Agosti pagina dopo pagina la creatura collodiana si trasforma in una sorta di guida vivace e piuttosto scapigliata che racconta alla sua compagna di avventure un universo fino allora sconosciuto, dove abita la malizia ma dove la malizia non è mai raccontata con malignità.
È in questo tratto pedagogico che va rintracciata la cifra del bel libro di Agosti: nell’aver cioè valorizzato uno degli aspetti più innovativi e rivoluzionari dell’opera di Collodi, riuscendo a declinarla con efficacia narrativa e senza rischiare di apparire demodé o fuori tempo massimo.
- Mercoledì 31 Marzo 2010

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