Il terremoto in Abruzzo: come lo raccontano 3 libri di giovani scrittori

Particolare della copertina di Terremoto di Enrico Macioci - Credits: Terre di Mezzo

Particolare della copertina di Terremoto di Enrico Macioci - Credits: Terre di Mezzo

Come si racconta una tragedia? A partire da Terremoto di Enrico Macioci, ecco la risposta di alcuni giovani scrittori di L’Aquila.
Esattamente un anno fa, alle 3.32 del mattino, si scatenava il tremendo terremoto che ha devastato l’Abruzzo. Tanti libri sono già stati scritti, altri ne usciranno, tra saggi, diari, indagini. Alcuni dei più interessanti sono opera di giovani autori aquilani, capaci di raccontare il disastro tenendosi a distanza di sicurezza da tanta retorica istituzionale.

Fra le varie chiavi di lettura possibili, il debuttante Enrico Macioci ha scelto quella - non banale - della narrativa. Non banale, e anzi potenzialmente rischiosa, perché la narrativa si stacca dal resoconto puro, pone al dramma il filtro dell’invenzione e attraverso trama e personaggi tenta di individuare un ordine (o di imporlo) in fatti che di ordine spesso non ne hanno. Tanto che quando la memoria è troppo fresca, la narrativa sembra impossibile. Macioci invece ci prova: pubblicato da pochi giorni, Terremoto (Terre di Mezzo) è una raccolta di racconti ambientati dopo il sisma, piccole storie di quotidianità che insieme compongono un mosaico della città ferita e della sua gente.

Terremoto zeronove. Diari da un sisma (Textus, 2009) è costituito da tre diari che incrociano cronaca e riflessione cercando di svicolare i luoghi comuni, scritti da giovani aquilani che hanno vissuto in prima persona la notte del terremoto e le sue conseguenze. Sono Emiliano Dante, professore dell’Università dell’Aquila e regista del documentario Into the blue (girato nella tendopoli di Collemaggio); Valentina Nanni, psicologa; Massimiliano Laurenzi, sceneggiatore e scrittore.

L’autrice de Il terremoto di Sara. L’Aquila, 6 aprile, ore 3.32, Sara Ciambotti, viene invece dritta dal mondo dei blog. Così è nato infatti questo diario del terremoto, come un blog, sul quale Sara annotava giorno per giorno quello che vedeva intorno a sé a L’Aquila, durante quel 6 aprile e nei mesi successivi. Lo stile così è informale, intimo, pieno di sensazioni in presa diretta.

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