
Credits: iAreef @ flickr
Il Mahtma Gandhi, oltre che leader spirituale, era un uomo fortemente tormentato dal sesso. Lo rivela uno storico inglese.
Il saggio Gandhi:Naked Ambition (Quercus Publishing Plc, 288 pagine), dello storico britannico Jad Adams, getta una luce inedita sul lato più umano di Mohandas Karamchand Gandhi, ispiratore del movimento non-violento che portò, nel 1945, all’indipendenza dell’India dal Regno Britannico. Adams, che già in precedenza aveva approfondito la vita sessuale di Rudyard Kipling, ripercorre l’intera biografia del politico indiano, a partire dai suoi 12 anni, quando si ritrovò obbligato a sposare la coetanea Katsurba, come esigeva la tradizione dei matrimoni combinati.
L’evento che portò Gandhi a misurarsi per la prima volta con la sua libido fu quando, all’età di 16 anni, abbandonò il capezzale del padre malato per appartarsi con la moglie e spegnere un “urgente bisogno sessuale”. Quando il giovane tornò dal padre lo trovò morto, il senso di colpa per questa “mancanza” lo avrebbe tormentato per tutta la vita. Partono da qui, stando a Adams, i continui esperimenti di auto-educazione che il Mahatma mise in pratica per imparare a domare il desiderio (dormire accanto a ragazzine nude, entrare nella stanza in cui una ragazza stava facendo la doccia e riuscire a tenere gli occhi chiusi, etc). Esperimenti che culminarono all’età di 36 anni nella scelta della castità assoluta.
Storico e giornalista, Jad Adams ottenne visibilità già nel 1989, grazie a un saggio (The HIV Myth) che metteva in discussione la teoria, dalla maggior parte degli scienzati accettata come inconfutabile, che l’AIDS sia scatenato da un retrovirus di nome HIV. Ora torna a far parlare di sè con un saggio che mostra un lato del Mahatma che, pur trovandone diverse conferme nei suoi scritti autobiografici, non era mai stato posto all’attenzione del grande pubblico.
Quello che nell’iconografia più diffusa viene rappresentato come una persona serena, quasi ascetica, un individuo pelle e ossa che sembra fatto di solo spirito, era insomma un essere umano, e come tutti gli esseri umani viveva le proprie contraddizioni in modo tormentato e, spesso, doloroso. Lungi dallo sminuire la portata delle battaglie di Gandhi, questo saggio dimostra piuttosto che dietro ogni grande personalità esiste sempre un individuo intriso di difetti e lati oscuri. Per questo le grandi idee sopravvivono sempre ai loro artefici: le idee hanno un che di sacro, gli uomini invece sono naturalmente, inevitabilmente, imperfetti.
- Martedì 13 Aprile 2010

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