
Scritto col mio sangue: particolare della copertina del libro di Irene Vilar
“La mia vita può riassumersi nell’estrema esperienza umana dell’aborto”. Inizia così il memoir di Irene Vilar, che già dal titolo – Scritto col mio sangue – rievoca una controversa storia di dolore e di violenza.
La vicenda è di quelle che toglie il fiato: Irene è una studentessa ancora minorenne quando si innamora di un professore di mezza età, col quale inizia una turbolenta relazione. L’avventura sembrerebbe virare verso un copione genere Pigmalione di George Bernard Shaw, ma non è così.
Il lui in questione, infatti, non ha nessuna intenzione di volere figli; lei, del resto, accetta supina la sua volontà. Particolare di non poco conto, Irene in quindici anni resta incinta quindici volte, e tutte e quindici volte abortisce.
“Incredibilmente sincero” lo ha definito il Washington Post, ed in effetti seguire per più di duecentocinquanta pagine il racconto di Vilar non è un’impresa da poco.
Il suo viaggio esistenziale, che parte da una drammatica esperienza familiare con una madre suicida “sterilizzata” a sua insaputa dopo tre gravidanze e due fratelli tossicodipendenti, è uno schiaffo al politicamente corretto e alla sociologia di maniera che sembra impazzare di questi tempi.
Vilar chiama le cose con il proprio nome, svicolando dal solito birignao e senza peraltro temere alcuna condanna sociale. E la sua testimonianza finisce presto col tradursi nell’elaborazione di un lutto quasi impossibile da superare.
- Martedì 27 Aprile 2010

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Commenti
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Il 27 Aprile 2010 alle 17:24 lapolide ha scritto:
Padova, 27 aprile 2010.
A proposito di…ABORTO.
Oltre duemila anni fa, Gesù di Nazareth disse, prima di spirare sulla Croce; “Dio…perchè mi hai abbandonato ?”
Ma ” LUI” risorse per l’immenso Amore di Dio che non lo abbandonò.
Oggi, la cosiddetta “Società avanzata, erudita, civile, tecnologica” anche del terzo millennio nella quale viviamo e lavoriamo ma senza più spiritualità alcuna, abbandonata al libero sesso, come CREDETE/CREDIAMO abbia risposto/risponda all’imperante materialismo, relativismo, illuminismo che lentamente ma inesorabilmente, sta uccidendo/ ucciderà tutto il genere umano ? Con una parola sola: A B O R T O ! !
Perchè…perchè abbiamo escluso Dio dalla nostra vita ?
lapolide.
L’ABORTO E’ SEMPRE UN OMICIDIO, ANCHE SE AVVIENE NELL’UTERO MATERNO ! !
L’Associazione “Due minuti per la vita” si unisce al giusto coro di condanne, provenienti da personalità politiche ed ecclesiastiche nei confronti dell’episodio verificatosi a Rossano, in provincia di Cosenza, dove – secondo quanto si apprende dagli organi di stampa – un neonato di ventidue settimane è stato lasciato agonizzante in ospedale per diverse ore, fino all’avvenuto decesso, in seguito ad un parto prematuro indotto al fine di provocare la morte del bambino malformato.
Mentre si auspica il celere ed efficace intervento dell’autorità giudiziaria non si può omettere di ricordare la drammatica verità che l’aborto costituisce sempre un omicidio, anche quando la vittima è “invisibile” perché di pochi giorni o poche settimane.
L’Associazione intende squarciare con forza il velo di ipocrisia che già viene steso sulla vicenda con l’unica preoccupazione di “verificare che la legge sia stata rispettata”, attribuendo la gravità del gesto al fatto che il neonato sia stato lasciato morire su un tavolo di ospedale. Ma quale differenza intercorre tra un bambino ucciso nell’utero materno e un bambino, della stessa età, lasciato morire in un locale ospedaliero? La dignità di una persona dipende forse dal luogo in cui si trova?
La gravità della vicenda non deve – a meno di non voler abbracciare un patetico strabismo perbenista – essere commisurata al luogo in cui è avvenuta ma deriva dal fatto abortivo in sé, considerato nella sua reale portata, che rappresenta un’uccisione cosciente e deliberata di una persona innocente ed indifesa. Uccisione, anche con intenti eugenetici, che nel nostro paese è resa lecita dal 1978, in seguito all’approvazione della legge 194.
Se infatti, formalmente, la legge 194 prevede che “quando sussiste la possibilità di vita autonoma del feto […] il medico che esegue l’intervento deve adottare ogni misura idonea a salvaguardare la vita del feto” (art. 7) è innegabile che quanto successo nel Cosentino non costituisce un fulmine a ciel sereno nel panorama italiano, in cui tutto lo spirito e l’ideologia della legge abortista – che in Italia ha già provocato oltre cinque milioni di bambini uccisi – è nel senso di un radicale odium vitae, laddove la madre diventa la detentrice di un vero e proprio potere di vita e di morte sulla creatura che vive dentro di lei.
L’aborto è sempre un omicidio, indipendentemente dall’età gestazionale e dal luogo in cui avviene. Solo ripartendo da questa verità si potrà combattere e contrastare la “cultura della morte” che impera nel nostro paese da oltre trent’anni.
Il 27 Aprile 2010 alle 18:28 lapolide ha scritto:
Padova, 27 aprile 2010.
Gentile Antonio Sereni, siamo alle solite (o quasi). Le domando perchè il Post sull’Aborto testè messo come commento sulla Home di Panorama.it è sempre in attesa di approvazione della Direzione ?
Qualcuno si vergogna di far conoscere la verità ? Non ho rispettato la “netiquette ? Non è compatibile con l’articolo
Quindici aborti in quindici anni: Scritto col mio sangue di Irene Vilar ?
Anche quì ho sbagliato, forse ? No, non vi riconosco più.
Andiamo, su, non fate i bambini.
Mi auguro in una Sua risposta, grazie
lapolide.
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