Dacia Maraini: “Passi affrettati” per salvare le donne

(Foto Moretti)

(Foto Moretti)

«L’aumento è esponenziale in questi  ultimi anni dal 2006 al 2009: sì, parlo proprio del numero di omicidi contro donne. Non mi sto riferendo a paesi sottosviluppati,  parlo delle civilissime America e Europa.»

Con fervore acuto, lucido, tagliente come i suoi occhi di un blu acciaio parla Dacia Maraini, la scrittrice di Bagheria , Marianna Ucria, Donne in guerra,  impegnata nella difesa dell’ altra metà degli esseri umani, quella che subisce maggiori sopraffazioni, durante l’ intervista per la presentazione di Passi affrettati , il suo testo teatrale di racconti di violenza a donne.

«Certo, si può pensare che adesso le donne denuncino di più, e per questo  il numero si sia elevato. Ma quello che voglio far cogliere è che la violenza è trasversale e percorre tutti i continenti.»

Piccolo libro questo, con racconti anche lunghi solo un lampo, tutto è concitato come quei Passi affrettati che hanno le donne in fuga  da situazioni di violenza famigliare o da discriminazioni ataviche, dalle persecuzioni di uomini o di clan che, “defraudati” del loro potere sul mondo femminile, reagiscono al peggio.
Insomma brutte storie che si concludono male; Dacia Maraini le ha voluto scandire seguendo dieci vite femminili vere raccolte con Amnesty International in giro per il mondo, dalla Cina alla Giordania, dalla Nigeria alla California, all’ Europa  per denunciare sopraffazioni; la prima destinazione di queste storiacce contro “donne ancora prigioniere” è stato il palcoscenico, ora la sceneggiatura è approdata alla forma di libro, edito dalla Ianieri Edizioni, i cui diritti verranno interamente devoluti a favore di associazioni che difendono le donne che hanno subito violenza.
« Se nel mondo “occidentale” abbiamo difese contro abusi e violenze,» ricorda la scrittrice « in altri Paesi esiste ancora il “Delitto d’onore”, come racconto nella storia di Aisha, data alle fiamme, perché ha infangato l’onore della famiglia.»

Tutte le donne sono vittime? E gli uomini  carnefici?

Non è una questione biologica, ma culturale. Mi rifiuto di pensare che il mondo sia diviso in due generi l’un contro l’altro armati. Non ho mai pensato a un mondo di donne che si oppone a un mondo di uomini. Sarebbe razzista. Penso a due culture: una attaccata ai privilegi, ai ruoli, che si sente insidiata e reagisce con la violenza - ma ci sono anche molte donne che ne fanno parte - e una aperta, generosa, che crede nel rispetto dell’altro da sé, in cui si trovano uomini e donne. Guerra di culture, non di sessi.

Ci stiamo trasformando in bestie? E da dove nasce questo degrado?

Un semplice esempio per l’Italia: la televisione dove c’è un utilizzo scaltro e volgare del corpo delle donne, dove si è imposto per le ragazze il modello veline. Certo poi ci sono donne con la testa, come Milena Gabanelli di Reporter e Camila Raznovich con i suoi Amori Criminali, ma viaggiando molto all’estero spesso i miei interlocutori  mi chiedono del motivo di tante donne discinte in trasmissioni che non hanno nulla a che vedere con l’esposizione di quarti di carne. Non mi venga  a dire che questa è libertà di “espressione”, ma proprio il suo contrario, è la cosificazione. Io non sono assolutamente contro il corpo femminile nudo, ma voglio che abbia testa e parola.

Perché e quando questa cultura ha attecchito?

È difficile dire quando. Forse fra decenni riusciremo a cavare una risposta giusta. È certo che oggi viviamo in un barbarismo e io ne sono testimone, ma  da scrittore e non da giudice.

Non è possibile un dialogo corretto fra uomini e donne?

Le donne partecipano di un paradosso. Sono la maggioranza nel mondo, ma appartengono alla minoranza, basta guardare al loro ruolo nell’ambito della famiglia, del lavoro o ancor più del denaro. Ma non sogno un mondo rovesciato. Voglio ribadire che sono le minoranze ad essere il sale delle “maggioranze” vere e presunte, ma non se vengono semplicemente schiacciate.

Com’è stato il rapporto con la cultura maschile nella sua vita?

Sono stata molto fortunata, ho avuto come compagni di strada uomini che rispettavano l’autonomia delle donne, da Alberto Moravia (con il quale fu a lungo unita, ndr) e Pier Paolo Pasolini. Ma già in famiglia: mio padre Fosco Maraini era un antropologo, un etnologo che in tempi non sospetti, già durante il fascismo, mi diceva: “Ricordati che le razze non esistono! Esistono le culture.” I miei genitori hanno rifiutato di aderire alla Repubblica di Salò  e per questo abbiamo trascorso due anni, rischiando di morire di fame, in un campo di concentramento in Giappone, dove abitavamo per gli studi e il lavoro di mio padre. Certo già bambina non sopportavo le ingiustizie e mi ricordo che a quattro o cinque  anni mi sono allontanata da casa per uno schiaffo di mio padre che ritenevo immeritato. Mi hanno ritrovata dopo un intero pomeriggio. Ero presso la stazione di polizia  che parlavo del fatto in dialetto giapponese.

Cosa pensa della situazione scandinava, dove ormai nascono campagne in difesa del maschio, prevaricato dall’universo femminile?

Ripeto, sono per la cultura del rispetto e comunque difenderei, se maltrattati, i maschi.

Le storie di Passi affrettati sono nate originariamente per la scena. Che cosa rappresenta per lei  teatro?

Il teatro è un luogo artigianale; la persona sul palco è viva e interagisce con chi le sta di fronte. Non è così di fronte a uno schermo. Sul palco parola scritta e parlata attraverso l’attore devono essere credibili. Nella mia vita ho scritto ormai una settantina di copioni, perché il teatro è per me il luogo che sancisce la lingua del dialogo. Ce n’è bisogno più che mai.

Le donne sono state sottovalutate da tutte le religioni, dal Cristianesimo (basti pensare a San Paolo quando afferma la necessità che la donna sia sottomessa all’uomo), all’Islam. Come mai questa discriminazione?

Il cristianesimo degli esordi era di donne: finalmente qualcuno diceva che anche loro avevano un’anima. La rivoluzione di Cristo è straordinaria. Poi si è istituzionalizzata. Ci sono delle donne monache, ma perché non “parroche”, “decane”? Così la parola delle origini si è persa.

Lei è una scrittrice particolarmente attenta all’universo femminile. A quale dei suoi lavori si sente più vicina?

Per scrivere un romanzo generalmente impiego tre anni, è chiaro che mi sento vicinissima alla mia ultima creatura, La Ragazza di via Maqueda: racconti di donne della mia Sicilia, e poi romane e abruzzesi. Sono  storie della mia memoria, fra spiriti delicati e indomiti di donne che hanno resistito.

Commenti

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Il 4 Maggio 2010 alle 00:25 laofa ha scritto:

Vorrei sperare che Dacia Maraini sia in buona fede ma già dal titolo e dall’impostazione dell’intervista si capisce che l’assunto è sempre quello: donna “vittima” e uomo “carnefice”: un leit motiv ormai consueto ma oltremodo ingiusto nei confronti del genere maschile (maschi sempre dipinti “brutti”, “sporchi” e “cattivi” e donne sempre “buone”, “brave” e “belle”, ormai razza protetta meglio dei panda).

Sarebbe ora che media e istituzioni cominciassero a muoversi senza i condizionamenti della propaganda femminista, iniziando finalmente a divulgare, in nome della giustizia e del buonsenso, le vere cifre sulla violenza contro le donne (e, una volta tanto, quella sulla violenza delle donne). Le statistiche recitano numeri ben diversi da quelli della vulgata femminista, dai media e dagli insulsi maschi pentiti.
Riporto alcuni brani tratti da un articolo di Eugenio Pellizzari (reperibile nel forum) che offre una dettagliatissima analisi statistica sui motivi dei decessi di uomini e donne. Ha titolo “Violenza reale e ideologia di genere” ed è consultabile nella sezione: “Scrivi un articolo per Panorama.it”. I dati statistici si riferiscono agli anni 2002-03 (ultimi disponibili) ma occorre aggiungere che, negli anni successivi, i fenomeni delittuosi, contro uomini e donne, sono calati (e in tutto l’Occidente) tranne, guarda caso, proprio quelli relativi alla violenza femminile (in famiglia e contro i minori: gli infanticidi sono ascrivibili per la maggior parte alle donne e, nel 2008, avevano raggiunto una cadenza di uno ogni quattro giorni).

Cito solo la conclusione della lunga analisi sull’articolo citato:
“…I dati fanno però certo più effetto, perchè ci dicono che, nel 2002, sono morte in Italia per cause non naturali, quindi per omicidio o in seguito a lesioni causate intenzionalmente da terzi (e non certo tutti maschi) 159 femmine. Se isoliamo questo dato e lo mettiamo in rapporto ai dati complessivi significa che la violenza, almeno in Italia, è l’ultima tra le cause di morte delle donne, con un indice dello 0,05% (ossia percentuale di 159 unità su 281.094).”

Questa percentuale si ottiene considerando che, nel 2002, Annuario 18 ISTAT-2007 sono morte in Italia 560.390 persone, di cui 279.296 erano maschi (1,0% della popolazione maschile) e 281.094 erano femmine (0,9% della popolazione femminile), a fronte di una popolazione italiana di 57 milioni 321 mila unità,ossia cira 28 milioni di maschi e 29 milioni di femmine.”

Ora, certe parlamentari hanno più volte detto, dagli scranni del Parlamento (esistono di sicuro registrazioni in proposito), che “uccide più la violenza sulle donne che il cancro” (ma è stato anche detto che uccide più degli incidenti stradali e della malaria messi insieme e così via, tanto, chi va a controllare e, soprattutto, chi ha il coraggio di “parlare male delle donne”?).

Tornando all’articolo citato, le analisi statistiche dicono invece che: “…Se isoliamo il dato delle morti femminili per omicidio e lo mettiamo in rapporto ai dati complessivi, lo 0,05% sopra detto è a distanza abissale con le altre cause di morte per le donne…le prime sono le malattie del sistema circolatorio seguite, come ci si aspetterebbe, dai tumori (131.472 pari al 46,7%) e 69.672 (24,8%)…”
“Si potrebbe obiettare che questo è il dato generale e che esso va letto invece in relazione alla specifica fascia di età 14-50 anni, come sostenuto dallo stesso ministro delle Pari Opportunità, Barbara Pollastrini, che il 3 maggio 2007, durante l’ ha affermato (e SISTEMATICAMENTE RIPETUTO in seguito: …” (?!?)

Queste parole non rappresentano la realtà.
“Se dai dati ISTAT isoliamo infatti la fascia di età 15-49 anni,ricaviamo che, solo per le cause esterne ed escudendo le malattie sono morte, nel 2002, 1449 donne, di cui 85 per omicidio a causa di lesioni intenzionalmente provocate (e non solo per mano di maschi). Rapportato ancora una volta al numero complessivo dei decessi femminili, otterremmo un indice pari allo 0,03%…)
Dunque: 85 decessi per violenza su circa 29 milioni della popolazione femminile possono far parlare di “femminicidio” ad ogni ora del giorno e della notte dai TG,giornali,femministe e femministi?

L’articolo citato, così commenta la spudorata manipolazione dei dati effettuata dai media e dalle nostre esimie parlamentari del “partito trasversale rosa”: “Dai dati ufficiali a disposizione riportati risulta assai arduo non diciamo confermare, ma neppure comprendere l’asserzione - infinitamente ripetuta su tutti i media - secondo la quale saremmo di fronte ad una massiccia e spaventosa violenza di genere, esercitata dal sesso maschile verso quello femminile, per la quale qualcuno è giunto a parlare di “femminicidio”. Anzi, a voler ben vedere, sembra che se esiste una violenza di genere essa sia di tipo autoreferenziale e autopunitiva, ossia dei maschi verso il proprio genere, come dimostra il drammatico dato dei suicidi maschili che rappresentano la terza causa di morte, dopo gli incidenti e le cadute accidentali (per la maggior parte sui luoghi di lavoro) nonchè il dato relativo agli omicidi …che rappresentano la settima causa di morte, sempre tra quelle dovute a cause esterne. …Si resta dunque esterrefatti di fronte a quella che pare una mistificazione colossale, con pochi precedenti ed APPARENTEMENTE senza motivo. Ci si riferisce alla affermazione,ormai entrata nelle orecchie di tutti, si spera non ancora nelle coscienze, che sarebbe la violenza maschile la prima causa di morte delle donne in Italia.”

E allora due sono le cose: o le nostre parlamentari (ed i media) che hanno sparato e continuano a sparare cifre assurde sono di un’ingenuità colossale ed hanno bisogno di una piccola calcolatrice tascabile per arrivare ai dati veri, anzichè sparare cifre a caso, tanto chi le controlla e l’effetto è assicurato (Goebbels docet) evitando accuse ingiuste ad un intero genere (occorre fare una colletta per procurargliene una?) o sono in malafede. E in tal caso non sarebbero degne di sedere sui banchi del Parlamento.
Cifre sparate e dichiarazioni spudoratamente false e per fini indegni sono reperibbili ed è ormai ora di farne uso perchè la gente deve cominciare a prendere coscienza del fatto che è in corso una mistificazione terrificante studiata a tavolino (consiglio di leggere “La donna ad una dimensione” di Alessandra Nucci).

Poche settimane fa sono stati condannati dei giornalisti a pagare ciascuno 8000 euro, solo per aver “osato” affermare che forse a capo di un istituto di pena sarebbe meglio mettere un uomo anzichè una donna (condannati per “vilipendio al genere femminile”?!?). Allora, perchè non prendere in considerazione il pestaggio sistematico del maschile operato da decenni, in Parlamento, sui media e negli spot pubblicitari: quante finanziarie potremmo sostenere con i soldi del “vilipendio del maschile”?

Il 4 Maggio 2010 alle 01:51 laofa ha scritto:

La frase citata sopra, dalla Ministra delle pari opportunità Pollastrini (scrittura saltata nel testo precedente)era stata pronunciata il 3 maggio 2007 durante l’ “Evento di presentazione dell’Anno europeo delle pari opportunità per tutti”. La frase recitava così: .
L’uso di parole di questo tipo dovrebbe essere misurato e sempre posto in relazione a dati veri e confermati, per i danni che possono arrecare alle coscienze. Come visto sopra, cifre e buon senso dovrebbero suggerire che rappresentano una mistificazione. Ma il buonsenso soccombe ormai sotto la propaganda martellante asservita al femminismo radicale, sia esso “progressista” o “laicista”. Propalare col vittimismo femminista le campagne antimaschili per acquisire diritti immeritati e potere anche attraverso le sparate sulle cifre sulla violenza alle donne è una delle strategie del femminismo radicale (appoggiato da un mare di quei veri e propri eunuchi del pensiero che sono i maschi pentiti, quasi sempre “laici e progressisti” ma non solo).

Dice Fabrizia B. Maggi (articolo dell’ 11.04.2010 su loccidentale.it: “Quel mondo senza maschi che speriamo di non vedere mai”): “…Le ideologie femministe hanno impregnato la nostra società, gettando i semi di una vera e propria “guerra dei sessi”. Appena qualche giorno fa, un giudice di Sevilla ha sollevato un polverone di critiche dopo avere affermato che perchè il conseguente ritiro della custodia dei figli avrebbe spinto oltre 2.400 padri spagnoli al suicidio…Il sistema legale occidentale tende sempre più ad assegnare diritti alle donne e responsabilità agli uomini; nel caso degli aborti, delle nascite e della genitorialità, per esempio ma non solo. Non sono poche le leggi o le decisioni giudiziali che avvantaggiano un genitore solo ed esclusivamente per il suo sesso e più volte abbiamo sentito uomini lamentarsi d’essere discriminati come classe.
Nei giorni scorsi, sempre in Spagna, il ministro per le pari opportnunità Bibiana Aldo ha avanzato un progetto di legge per lanciare ‘Un nuovo modello di mascolinità’. La società moderna dovrebbe fare i conti con una realtà: le politiche femministe radicali sono già riuscite a penetrare in parte nella nostra società e nel nostro apparato giuridico. Forse è ora di svolgere una profonda riflessione prima che l’odio femminista e la misantropia prendano il controllo delle nostre società.”

Alcune società sono già controllate in questa maniera: nei paesi scandinavi i maschi vengono obbligati a fare pipì seduti sul wc perchè manipolare il pene è un “atto maschilista” mentre la semplice esuberanza maschile dei bambini viene schiacciata nelle scuole ricorrendo anche a droghe (prozac e ritalin) e denigrando i maschietti di fronte alle femminucce. Il”gender” (quanti sanno cosa effettivamente significhi questa parola?)è già entrato subdolamente anche nelle scuole italiane all’oscuro dei genitori degli alunni, soprattutto in quelle di regioni ad amministrazioni “rosse” ed il lavaggio del cervello dei ragazzi è già avviato in nome dei “nuovi diritti dell’uomo” in una società “laica” e “progressista”.

Il pensiero di alcune brave donne missionarie del femminismo radicale antagonista:
SHELLA COONAN: “Le femministe non sono per la parità, ma vogliono uccidere tutto il maschile”.
ANNE LORI GAYLOR: “Dimentichiamoci del mito di Gesù e giriamoci verso la salvezza femminile del mondo.”
SHEILA COONAN: “I fatti sono che qualsiasi donna si deve riconoscere lesbica per essere pienamente femminile”.
GLORIA STIMENN: “Nell’anno 2000 cresceremo, spero, i nostri figli a credere nel potenziale umano, non in Dio.”
“SHEILA CRONAM: “Dato che il matrimonio è schiavitù per le donne, è chiaro che l’istituzione femminista deve concentrarsi ad attaccare questa istituzione. La libertà per le donne non può essere vinta senza l’abolizione del matrimonio.”
SHARON DIJKSMA: “Occorre multare le donne che scelgono di fare le casalinghe invece di lavorare fuori casa, perchè stando in casa sprecherebbero la costosa istruzione ricevuta ‘a spese della società’.”
GUDRUN SCHYMAN: “Occorre una tassazione collettiva per legge a carico di tutti i maschi svedesi appena nati, in riparazione dei danni che causeranno da grandi con la violenza sulle donne.”
DICHIARAZIONE DEL FEMMINISMO: “La fine del matrimonio è necessaria per la liberazione delle donne; dobbiamo ritornare alle antiche religioni femminili e arti magiche”.

Il delirio ideologista può arrivare a profondità abissali di imbecillità ma si è ormai propagato come un cancro nella società occidentale soprattutto per l’imbelle e autolesionistico (anche per la società) atteggiamento, sostenuto da gruppi di potere che lo manovrano per raggiungere fini che con i bisogni degli uomini e delle donne non hanno niente a che fare, molto per scopi egoistici, legati al darwinismo sociale e alla società mondialista del consumismo senza limiti in piena costruzione.
Ci sono segni che le cose stanno cambiando, in Occidente. Si potranno ritenere più consolidati tali segnali quando si smetterà di udire i proclami sulle donne violentate e uccise ad ogni ora del giorno e della notte in quantità industriali.
Luigi Farinelli

Il 4 Maggio 2010 alle 02:09 laofa ha scritto:

PS: la frase pronunciata dalla ministra citata, che avevo scritto sopra, è stata cancellata, per cui dal testo sembra che le parole siano quelle della parlamentare: invece sono le mie e vanno esattamente nel senso contrario di quelle dette dall’onorevole Pollastrini.
Luigi Farinelli

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