
Adamo ed Eva di Gustav Klimt: particolare (Ansa)
La sua prima rappresentazione risale a più di 35mila anni fa. All’inizio è raffigurata in forma semicircolare, “con una linea o un punto a indicare l’apertura”.
Di lì in avanti, racconta l’antropologo Duccio Canestrini nei Misteri del monte di Venere, sarà una sequela di simboli, rappresentazioni, interpretazioni più o meno bizzarre, che non di rado si traducono in fobie, ossessioni e nevrosi.
“E’ quanto meno curioso – spiega Canestrini nel libro pubblicato da Rizzoli – che la vagina generi molte più paure del pene, quando in realtà sono sicuramente più numerosi gli episodi di donne abusate dal pene che di uomini abusati dalla vagina”.
La risposta all’apparente nonsense, in realtà, è dietro l’angolo. Coincide con la sessuofobia e – neanche a dirlo - è per la prima volta analizzata dal maestro della psicanalisi: “L’evirazione da parte di una vagina vorace e insaziabile è per Freud la conseguenza estrema di una femminilità aggressiva, che sta agli antipodi del modello borghese e del codice morale dell’epoca. Nei primi decenni del Novecento, in Austria, le brave donne doveva essere, o apparire, prive di voglie. In quel contesto, bastava un brivido di libido – ancorché autoerotica – a incollare mostruose etichette su casi umani peraltro normali”.
Nel suo libro, Canestrini fa un rapido excursus di un universo, quello del sesso femminile, visto perlopiù con diffidenza e rigorosa intransigenza. E, oltre a fornire notevoli aneddoti sul tema, finisce col tracciare incidentalmente una breve e gustosa storia della sessuofobia della cultura occidentale di tutti i tempi.
- Giovedì 6 Maggio 2010

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