Jonathan Coe e l’uomo del terzo millennio: solo, alienato e dipendente da Facebook

particolare della copertina originale - Credits: Penguin Books/Viking

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Il prossimo 31 maggio esce in Italia I terribili segreti di Maxwell Sim, la nuova fatica dell’autore de La casa del sonno.

Per chi si stesse chiedendo di cosa parla il nuovo romanzo di Jonathan Coe la risposta è: parla di un uomo. Anzi, parla di uomini. Ma attenzione, non uomini intesi come comunità. Ne I terribili segreti di Maxwell Sim gli uomini sono tasselli che non si incastrano tra loro, e la società inglese è un mosaico irrisolvibile.

Protagonista del romanzo è un antieroe, o meglio, un anti-antieroe. Mentre nella letteratura del novecento l’antieroe si distingueva dal resto della società, il Maxwell Sim di Coe scompare nella folla come una goccia nel mare, non fa ombra, è il prototipo dell’uomo meccanizzato del terzo millennio, l’individuo 2.0, insomma, un intreccio ambulante di contraddizioni. Un uomo che mangia sempre da solo ma ha centinaia di amici su Facebook, che invia migliaia di messaggi al giorno senza riuscire a comunicare nulla (o senza aver nulla da comunicare), che lascia naufragare un matrimonio ma trova appagante la voce femminile di un navigatore satellitare. E allo stesso modo, la società descritta da Coe è il prototipo della civiltà occidentale a venire: un insieme di punti che si muovono lungo percorsi definiti cercando di non incontrarsi mai.

Ex-commesso viaggiatore, Maxwell Sim viene lasciato da moglie e figlia, gli amici lo evitano, gli innumerevoli contatti di Facebook si trasformano in avatar silenti non appena lui dimostra di aver bisogno di aiuto. Nel suo stanco tentativo di riprendere contatto con la società, Maxwell conoscerà una nuova amica, Emma, e sarà costretto ad attraversare il paese per consegnare uno stock di spazzolini da denti.

Nella letteratura, nella cinema, e pure nel mondo reale abbondano le storie che parlano di un uomo che si isola dalla società. C’è chi naufraga su un’isola deserta (Robinson Crusoe) e chi sceglie di abbandonare la società per inseguire la libertà impossibile dell’Alaska (Into the Wild). Maxwell Sim invece riesce a isolarsi dal mondo senza nemmeno aver bisogno di uscirne, una scelta che diventa ogni giorno meno cosciente. La sua parabola viene utilizzata da Coe come cartina tornasole di una società sempre più meccanizzata e, volendo, come un divertito appello: “siamo tutti spettatori della vita, o almeno questo è quello che rischiamo di diventare“.

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