
Bambini bonsai: particolare della copertina del libro di Zanotti
È ambientato a Genova in un indefinito futuro e racconta la storia di Pepe, un ragazzino cresciuto in una baraccopoli della periferia del capoluogo ligure. Bambini bonsai di Paolo Zanotti è senz’altro una dei più insoliti e interessanti romanzi di formazione firmati da un esordiente negli ultimi anni.
Presentato qualche giorno fa ad Officina Italia, la rassegna curata da Alessandro Bertante e Antonio Scurati, è da poco arrivato in librerie per i tipi dell’editore Ponte alle Grazie.
In esclusiva per i lettori di Panorama.it, ecco le prime pagine del libro:
Sofia, so che ormai è tardi. È finita l’infanzia, sono passate le tempeste. Eppure mi sorprendo sempre a tornare a quegli anni, testardo come un’ape che batte i campi verso l’arnia lontana e insieme soffocato da uno di quei sensi di colpa enormi, completi come mondi, che si possono provare solo da bambini.
È tardi, ma vorrei comunque provare a spiegarti quel che è successo allora, quando il cielo era diverso, allora, quando, almeno per un istante, abbiamo avuto la fortuna di abitare lo stesso tempo, di vivere la stessa pioggia. Tu nella tua gabbia protetta, io disperso nei vicoli inondati, confuso tra i fantasmi ma bene attento a raccogliere tutti i segnali che mi lanciavi dal tuo sonno: un giocattolo, un disegno, la carta di una merendina o anche solo un pianto registrato.
Per decifrarli ci voleva una gran pratica della lingua disarticolata dell’infanzia. Ti racconterò i tempi della pioggia, a te che li hai conosciuti solo a stento, nella tua infanzia intermittente di bambina prigioniera. Evocherò per te l’attimo sospeso in cui, dopo mesi e mesi di calura rognosa, apocalittica, omicida, l’afa raggiungeva il suo picco, il tempo era immobile, il corpo si scioglieva: il big bang era vicino, lo si poteva toccare.
Ti spiegherò come, dopo il primo scroscio, noi bambini ci riunivamo in bande. Non c’era bisogno di conoscersi prima né di vestire la stessa livrea: un istinto simile a quello degli uccelli migratori avrebbe indirizzato pure noi. È per questo che aspettavamo in trepidazione i giorni della pioggia, il momento in cui i cieli normali, gialli e roventi, venivano assaltati, sbranati da venti veloci come manguste.
Mesi senza fine spesi davanti a schermi nozionistici o a cercare di salvare la pelle per strada trovavano la loro redenzione in quei tifoni improvvisi che avevano costretto gli adulti ad abbandonare ogni forma di calendario, a considerarli come lunghe notti che loro non sapevano né potevano affrontare.
Si ritiravano in una stanza buia come animali spaventati dalla fiaccola e, per proteggersi, si tenevano stretti a chioccia, e se non si addormentavano spesso li sentivamo piagnucolare. Temevano la pioggia come si teme l’uomo nero. Una paura che noi non ci sforzavamo nemmeno di capire: per noi la pioggia era l’avventura, la pioggia era la vita vera.
Ma forse era proprio di questo che gli adulti avevano paura. Paura di un sovvertimento ricorrente ma imprevedibile, paura di noi bambini, che della pioggia eravamo i girini prediletti, i topi di quel formaggio. Nella pioggia noi avremmo governato città abbandonate, reinventato le regole dell’amicizia, in qualche caso liberato principesse prigioniere scoprendo troppo tardi che c’è sempre un pegno da pagare.
Pubblicato da Ponte alle Grazie © Adriano Salani Editore S.p.A. - Milano
- Venerdì 28 Maggio 2010

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Commenti
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Il 1 Agosto 2010 alle 14:55 Libri News ha scritto:
Paolo Zanotti firma Bambini bonsai, un surreale e metaforico romanzo di formazione…
Paolo Zanotti con Bambini bonsai, pubblicato dalla casa editrice Ponte alle Grazie, propone un surreale e metaforico romanzo di formazione…….
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