
Credits: PalFest @ flickr
C’era anche l’autore svedese Henning Mankell a bordo delle navi Freedom Flotilla, la flotta di attivisti che il 31 maggio scorso ha subito un violento attacco da parte dell’esercito Israeliano. L’imbarcazione stava attraversando le acque internazionali a 75 miglia dalle coste israeliane, con l’intento di manifestare contro l’occupazione di Gaza e per portare aiuti alla popolazione, un milione e mezzo di palestinesi che da tempo vivono sotto la scure dell’embargo totale.
Mankell, autore 62enne di numerosi crime-thriller pubblicati in Italia da Marsilio, il 31 maggio navigava a bordo della Sofia, l’imbarcazione svedese della Flotilla. Quando l’attacco israeliano si è rovesciato sulle navi della flotta di pace lui e tutti gli altri 10 passeggeri a bordo della nave sono stati fatti prigionieri. Mankell però è stato rilasciato quasi subito, una cortesia che forse è dovuta alla fama dell’autore (è anche marito di Eva Bergman, figlia del celebre regista Ingmar) ma che non ha minimamente contribuito a mitigare il livore dello scrittore svedese. “Posso assicurare che non c’era una sola arma a bordo delle navi” è stata la prima cosa che l’autore ha dichiarato a un reporter della testata svedese Expressen. Al momento del rilascio, Mankell era in buona salute, scosso e deciso a non lasciar passare questo avvenimento come un semplice disguido, soprattutto dopo aver appreso che oltre a feriti, l’attacco ha causato la morte di nove persone: “Non avevo idea che ci fossero stati dei morti“, ha dichiarato “Avevamo sentito parlare di nove feriti“.
Non è la prima volta che il creatore del commissario Kurt Wallander partecipa ad iniziative di solidarietà internazionale: ha costruito un teatro in Mozambico, ha fondato una casa editrice che si occupa di promuovere giovani talenti svedesi e africani, inoltre da tempo si occupa della questione palestinese e, in particolare, delle critiche condizioni degli abitanti della striscia di Gaza.”Ho visitato la Palestina di recente“, raccontava il 2 giugno del 2009 al quotidiano svedese Aftonbladet, “Ero insieme a una delegazione di autori che rappresentavano differenti parti del mondo. Eravamo andati per partecipare al Festival Letterario palestinese. Ci eravamo appena trovati al Palestinian National Thater di Gerusalemme, quando dei poliziotti e soldati israeliani armati sono entrati nel teatro e hanno annunciato che avrebbero blocrocato la cerimonia. Quando abbiamo chiesto perché, hanno risposto: siete un rischio per la sicurezza“.
Al tempo, l’autore aveva concluso l’intervento con un’affermazione forte “Lo stato di Israele, nella sua forma corrente, non ha futuro. E chi spinge per una soluzione a due stati, sbaglia“. Non solo, aveva anche paragonato il modus operandi delle forze israeliane al clima che si respirava nel Sudafrica dell’apartheid. Paragone che ha reiterato anche a poche ore dalla suo coinvolgimento nell’attacco alla Freedom Flotilla, sostenendo che la comunità internazionale ha il dovere di rispondere alle azioni israeliane imponendo sanzioni simili a quelle contro l’apartheid: “Penso che dovremmo far tesoro dell’esperienza sudafricana, in quel caso sappiamo che le sanzioni ebbero un grande impatto. Ci volle tempo, ma funzionarono.“
- Giovedì 3 Giugno 2010

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Commenti
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Il 5 Giugno 2010 alle 16:00 Notizie dai blog su Freedom Flotilla e la Vergogna di Israele ha scritto:
[...] scorso ha subito un violento attacco da parte dell’esercito Israeliano. blog: canale libri | leggi l’articolo Per help e visualizzare le immagini abilitare javascript. Scrivi un [...]
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