Angela Bubba… La casa della Strega

Angela Bubba - copyright: Elliot edizioni

Angela Bubba - copyright: Elliot edizioni

Che non si dica che i giovani d’oggi sono fannulloni o nichilisti. Perchè questa giovane scrittrice, a tutti gli effetti, con premi alle spalle (nel 2006 ha vinto il premio Verga e l’anno dopo è arrivata seconda al Campiello Giovani; nel 2008 si è invece piazzata seconda al Premio Calvino), dimostra di avere le idee chiare, la trama ben ideata, i personaggi caratterizzati.

Angela Bubba è la più giovane candidata allo Strega 2010, e cataloga così premio e anno per l’editoria libraria italiana in generale come quello degli esordienti (avevamo già incontrato Silvia Avallone). Il suo primo romanzo, La casa (Elliot) è tra i 12 finalisti in corsa per il premio letterario più ambito e discusso. “Un anno fa non esisteva nemmeno fisicamente il libro, tutto era volatile e incerto. Un grande premio è già essere stata pubblicata, curata con una grande sensibilità, e letta, soprattutto essere letta” (fonte Affaritaliani).

Spera nella cinquina, anche perché a presentarla ha uno sponsor pesante, Paolo Giordano (trionfatore due anni fa allo Strega con l’esordio-bestseller La solitudine dei numeri primi) che la presenta in qualità di Amico della Domenica. “Io devo ancora capire quello che è successo. Non pensavo proprio di arrivare qui… È il mio atteggiamento consueto: diciamo che tendo a sottovalutarmi…” (fonte Gazzetta del Sud).

Piace perché semplice, spontanea, genuina, non ancora costruita, schiva, sincera e davvero senza un filo di protagonismo, in un mondo in cui le ventenni di solito hanno ben altri obiettivi e ben altra aggressività. E l’abbiamo così potuta mettere sotto torchio.

Chi ti ha dato la notizia che eri tra i papabili al premio Strega?
Mi hanno chiamato dalla mia casa editrice, nel primo pomeriggio del 14 Aprile. Ricordo bene!

Cosa succederà nella tua quotidianità da qui alla premiazione?
Non lo so. Spero tante cose positive, che comunque, fin dal 23 Settembre dello scorso anno (giorno in cui il libro è uscito), sono già accadute. Da qui alla premiazione mi auguro che la mia quotidianità sia sempre più consapevole della propria fortuna, che si renda conto che fa quello che ha sempre desiderato fare: SCRIVERE, e consideri questo già come un grande premio, un premio perenne, non di una sera o di un anno. Questo premio è premessa e promessa per ogni futuro.

Chi temi tra gli altri candidati?
Bisognerebbe chiederlo ai personaggi, non agli scrittori. Sono le storie in competizione, sempre. Non temo nessuno in ogni caso, ma non mi sento superiore a nessuno. E’, quest’ultima, una retorica che comunque non mi piace utilizzare. E’ anche un poco frustrante, un po’ inutile, creare delle gerarchie. Ogni libro, ogni vero libro, è un unicum, non ripetibile, non paragonabile.”Temere” è un termine abbastanza capzioso poi, se vuole anche indicare la stima, se vuole indicare quella sorta di partecipazione e di affetto verso ciò che altri scrittori hanno prodotto. Confido nella forza della narrazione, nella scrittura che non si affronta ma si confronta. In questa accezione allora, sarei ben felice di temere tutti.

Quali libri hai letto tra quelli presenti in gara?
Nessuno a dire la verità. Ne ho due a casa, ma non li ho ancora aperti.

Che parole useresti per convincere chi ti deve votare?
Non sono brava nel convincere, non sono mai riuscita a recensire il libro per la verità, a parte qualche breve accenno. E non credo che sarebbe poi così giusto. Regalerei a questo qualcuno il mio libro, questo sì, e gli direi di guardare bene, molto bene la copertina, di penetrarla quasi, di viverla. Riuscirebbe ad entrare nel romanzo così, bruscamente ma pure con intimità, si appassionerebbe, condizione necessaria, che viene prima di ogni cosa, anche del voto.
Non userei parole in ogni caso, o meglio mi concentrerei sull’eloquenza dell’immagine.

Cosa ne pensi delle polemiche sollevate dal patron di Newton & Compton, Raffaello Avanzino? E dell’autoeliminazione di Neri Pozza? E dell’autocandidatura di Rosa Matteucci?
E’ da circa un anno che navigo nell’ambiente editoriale. Alcune cose mi sembrano chiare, altre scure, altre falsamente chiare e altre ancora falsamente scure. Le reazioni di altri editori sono comprensibili, penso, ci sono comunque delle speranze dietro quelle reazioni, degli investimenti, sentimentali o meno. Le mie sono solo congetture ovviamente, sono troppo inesperta per potermi esprimere.
Di Rosa Matteucci sono davvero contenta. E’ una guerriera, una Giovanna d’Arco con tanto, tanto coraggio. In più il suo romanzo parla di un rapporto familiare, e molto, molto singolare, e questo di sicuro ha parecchio a che vedere con la mia storia.

Quanto aiuta in visibilità essere su Facebook?
Dipende da quanto e come si “sfrutta”. E’ un buon modo per mettersi in contatto con i lettori (e non solo), ad esempio; sento molta gente, giovani e meno giovani, incuriositi da me o dal libro. Si guadagna in termini di visibilità e velocità, ma anche di rapporti e di scambi di vedute, di opinioni, di incontri e di scontri. Il mio non è il facebook del “condivido un link ad ogni costo”, oppure del “mi iscrivo ad un gruppo ogni secondo così mi sento appagata”! Assolutamente no, anzi. Per conto mio cerco di convogliare su facebook quanta più cultura possibile. Molto spesso pubblico cose che mi riguardano, altre volte lascio invece il campo ad altri artisti, perché così deve essere.

“La Casa” in 100 parole…
Fate come Alice: chinatevi, sforzate un poco la porta ed entrate. Osservate, con occhio vergine, con la Meraviglia. Non chiedetevi perché, siete ma pure non siete in Calabria, la mia storia è felice e insieme infelice. E’ tutto molto stralunato, ma con ordine; i fili del racconto si attaccano e si scollano, di continuo, ogni evento di questi infernali Manfredi è quieto e rocambolesco, è bello e brutto, è magico. Le donne non fanno le donne, i maschi non fanno i maschi, bambini ed anziani vogliono cambiare le categorie. La Casa è un bilico dell’armonia in ciò che si chiama gioia, dolore, rifiuto e perdono, in ciò che si chiama famiglia.

La domanda che non ti hanno mai fatto…
E’ questa: qual è il personaggio de LA CASA che preferisci? Ebbene, è certamente Pina. Per l’età, e per il luogo, in cui vive, è una vera e propria battagliera, è un’amazzone della furbizia, pur di guadagnarsi la sua autonomia. Non accetta il sicuro cantuccio di donna che le viene proposto, non obbedisce ai canoni, anzi le sembrano catene, lacci di duro ferro. A nove anni prova le sigarette, lascia la scuola, litiga, borbotta con ogni anima che le si avvicina, in chiesa fa la dissacrante, e molto altro. Non concordo però su alcuni suoi comportamenti: non studia, non legge, è pigra, molto pigra, e a volta fa l’acida per sport più che per carattere. Ma è comunque un suo modo di mettere alla prova la gente, di studiare, andare oltre la superficie. Pina è forse il personaggio più tragicomico, come Giordano Bruno insegna, ma anche il più sofferente, il più rumorosamente silente, che dietro il fragore cela, ammucchia segreti e li cova, per sempre. Mai nulla uscirà dalla sua bocca, non perché lei sia codarda, ma più perché è spaventata, annichilita. Ha paura, e l’esprime con la differenza che a tutti i costi vuole creare, con la sua avanguardia, il capriccio, l’offesa anche.

L’augurio, cara Angela, è quello di essere tra i cinque finalisti.

Commenti

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Il 10 Giugno 2010 alle 12:03 Premio Strega: ecco la cinquina dei finalisti - Libri - Panorama.it ha scritto:

[...] (Instar Libri, 12 voti); Strane cose, domani di Raul Montanari (Baldini Castoldi Dalai, 9 voti); La casa di Angela Bubba (Elliot, voti 6); Bambini nel bosco (Fanucci, 6 [...]

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