Archivio di Giugno, 2010

Salamanca (Ansa/Epa)
Giallo su giallo non sta bene: in narrativa è una regola non scritta, come nell’abbigliamento. Così pubblicare un noir dove compare, anche solo quale elemento distorsivo, la parola noir non porta quasi mai fortuna all’autore e alla sua trama. Continua

Un dettaglio della copertina di Cartoline di morte - Credits: Longanesi
Prendi uno degli scrittori più venduti al mondo e fallo lavorare con una giallista non tanto inferiore quanto a bestseller: sarà un successo? Le operazioni all star sono sempre più frequenti nel mondo dell’editoria (domani esce Acqua in bocca, di Camilleri-Lucarelli). In questo caso Longanesi gioca pesante, schierando due fenomeni editoriali come James Patterson e Liza Marklund, che insieme hanno scritto il thriller Cartoline di morte.
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Quando io ero piccolo: la pagina del gruppo Facebook
“Quando io ero piccolo…”. La frase è di quelle che fanno tremare i bambini: è infatti molto spesso la premessa di un rimprovero atteso o la spiegazione di una punizione poco comprensibile. A volte, però, può essere anche un incipit di una storia mai conosciuta e, perché no?, piuttosto misteriosa. Continua

Scene di razzismo a Johannesburg (Credits: LaPresse)
Quando Nelson Mandela è uscito di prigione, loro non avevano nemmeno 20 anni. Niq Mhlongo, classe 1973, e Kgebetli Moele, classe 1978, fanno parte della nuova letteratura sudafricana che dai tempi di Nadine Gordimer e André Brink non sfornava eccellenze.
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- giamp
- Lunedì 21 Giugno 2010


di Gianluca Beltrame
Ne avete abbastanza dei critici letterari che stroncano (o, peggio, ignorano) scrittori e intellettuali veri e vari? Sentite cosa scrive Massimiliano Parente quando si nomina il premio Strega: «Il punto è la totale ignoranza di critici, giurati, scrittori, editori in lizza, la mediocrità istituzionalizzata, il sessantottismo inglobato dal capitalismo italiano, champagnini da mandare giù e filosofia all’acqua di rose che risciacqua nel cervello». E mica si tira indietro, lui fa nomi e cognomi: Massimo Onofri, Raffaele Manica, Alfonso Berardinelli, Filippo La Porta, Nico Orengo… Se manca qualcuno l’ha dimenticato chi scrive, non certo Parente nel suo ultimo libro. Che spara ad alzo zero su radicalchic, culturalchic, biochic, gomorrachic e chi più chic ha, più ne metta. Chi non ne ha (nel senso che non appartiene alla casta) s’attacca. Se azzanna i critici, figuriamoci
gli scrittori (giornalistiscrittori, presentatori-scrittori, tronisti-scrittori…), che provano a coprire il nulla con la citazione in apertura: «Oggi cani e porci e porchette citano ovunque, senza riguardo non per se stessi ma per
i grandi defunti citati, che a forza di rigirarsi nelle tombe avranno scavato crateri di disperazione post mortem». Per non correre il rischio, Parente cita Parente. Gianluca Beltrame
Massimiliano Parente, La casta dei radicalchic, Newton Compton, 276 pagine,12,90 euro


di Roberto Barbolini
Altro che «cuore matto», come nel vecchio brano di Little Tony qui spesso evocato come refrain: l’assassino seriale con il quale deve scontrarsi l’ispettrice Camilla Cagliostri è matto per intero.
E Rubacuori, il soprannome affibbiatogli, va preso alla lettera: uccide ragazze in serie per strappare loro il cuore e conservarlo gelosamente. In questa nuova avventura della sua indomita e spregiudicata poliziotta modenese, Pederiali dispensa con abilità suspense e colpi di scena, innesca divagazioni e sub-plot, fino alla logica eppure sorprendente soluzione. Ma, fra lusinghe del sesso e piaceri della tavola, è la tavolozza tutta emiliana a dare al romanzo quella tinta inconfondibile che è l’autentica griffe dell’autore.
Giuseppe Pederiali, Camilla e il rubacuori, Garzanti,313 pagine, 17,60 euro


di Stefania Vitulli
Se è vero, come scrive Antonio Scurati, che questi sono i peggiori anni della nostra vita, perché peggiorarli ancora?
Da Nassiriya alla pedofilia, un volume (Gli anni che non stiamo vivendo, Bompiani, 304 pagine, 19,50 euro) che si limita a riesumare opinionismi compilati «sull’urgenza della cronaca» non è una «mappatura del presente», ma una sua eco oscena.
Se voleva essere lezione di recupero, riporta invece obbrobri ormai cresciuti. Passi studiarci ogni giorno, ma farci ripassare il nostro marcio e senza intuizioni definitive, no, il dibattito, no.


di Sandro Bondi
La categoria del nemico, e dell’odio che ne consegue, fa parte della politica o rappresenta una gegenerazione dei tempi in cui ci è dato di vivere? Ci aiuta a rispondere il volume a cura di Fulvio Cammarano e Stefano Cavazza.
Si tratta della riformulazione di un problema antico quanto la storia: se tutto è regolato dalla forza e dal potere, quale ruolo hanno la nostra volontà e la nostra libertà?
La mia opinione è che restano ancora valide le riflessioni di Niccolò Machiavelli, soprattutto quando nei Discorsi fissa l’importanza dei principi morali che, introdotti nella società per merito di alcuni leader politici, creano uno spazio durevole nel quale anche la cooperazione può sostituirsi all’inimicizia e all’odio imperanti in politica.
Il nemico in politica. La delegittimazione dell’avversario nell’Europa contemporanea - di Aa. Vv. Il Mulino, 240 pagine, 19 euro


di Giorgio Ieranò
Cosa dire di un nuovo Scott Turow? Che naturalmente tutto funziona perfettamente: la storia scivola via liscia, ogni personaggio, anche tra i minimi, ha un profilo convincente. Buona parte dei romanzieri italiani viventi può solo sognarsi il talento narrativo di un Turow. E quando si teme che le vicende amorose prendano il sopravvento, per fortuna si torna subito nei binari canonici del legal thriller, e c’è sempre un avvocato che salta su a dire: «Obiezione, vostro onore». Continua

Credits: elviskennedy @ flickr
Negli anni ‘60 era un ragazzino dislessico che prendeva pessimi voti a scuola. Negli anni ‘70 un attore circondato da folle isteriche di fan. Negli anni ‘90 si è dato alla regia, alla produzione e ai progetti umanitari. Oggi, all’età di 64 anni, Henry Winkler, l’inossidabile Fonzie di Happy Days, è un autore di successo di libri per bambini.
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(Credits: Ansa)
Chi lo doveva dire al sicilianissimo Montalbano di doversela vedere di nuovo con i vampiri di Stephen Meyer? Era già capitato diversi mesi fa; ora puntualmente riaccade. Rispetto alla scorsa settimana, la vera novità che emerge dai dati pubblicati sull’inserto Tuttolibri del quotidiano La Stampa, è proprio quella legata ai satanassi. Continua

Un particolare della copertina di Buttarsi, ultimo romanzo di Dan Fante - Credits: Marcos y Marcos
John Fante non ha bisogno di presentazioni: con i suoi romanzi, Chiedi alla polvere su tutti, ha segnato in modo indelebile la letteratura americana. Suo figlio Dan Fante, al contrario, è assai meno noto, soprattutto qui in Italia. Nato nel 1944 a Los Angeles, secondogenito di John, a 20 anni si trasferisce a New York dove vive per 12 anni facendo i lavori più assurdi: venditore porta a porta, lavavetri, investigatore privato, autista, lavapiatti. E intanto si alcolizza.
A un certo punto della sua vita, però, torna a Los Angeles, smette di bere e comincia a scrivere sceneggiature teatrali e romanzi. Come suo padre.
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Josè Saramago (Ansa)
Josè Saramago, morto oggi a Tias a 87 anni, era nato ad Azinhaga, in Portogallo il 16 novembre 1922. Il suo primo romanzo in stile realista, Terra del peccato, è del 1947.
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- biker
- Venerdì 18 Giugno 2010
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