Chiaroscuri blues nell’America degli anni ‘30: La ballata di Hambone

La ballata di Hambone, particolare del disegno di copertina di Leila Marzocchi

La ballata di Hambone, particolare del disegno di copertina di Leila Marzocchi

Un noir venato di blues al tempo della Grande Depressione americana. La fine di un mondo e un nuovo inizio. Il suono del diluvio, una voce e una chitarra. Una magia cupa avvolge La ballata di Hambone (Coconino Press), raffinato graphic novel sceneggiato da Igort e illustrato da Leila Marzocchi con graffi d’artista.

Sulle rive del Mississippi aleggia il tanfo della disperazione. Huzlehurst, “2027 anime e qualche cane spelacchiato”, è ciò che resta della campagna americana dopo l’infanzia felice degli anni ‘20, la ferita infetta di una nazione sprofondata nel “decennio del diavolo”. Miseria e assuefazione sono lo specchio di una quotidianità inerte, quella di chi ha smarrito la voglia di lottare.

Il destino dà appuntamento qui a due killer spelacchiati, venuti a uccidere un proprietario terriero colpevole di aver abbracciato la causa dei diritti civili, all’attempato talent scout di una casa discografica e alla sua nuova scoperta, il bluesman nero Hambone II, incapace di suonare senza la sua musa ispiratrice vittima della segregazione. Sarà una carneficina: “la paura fa succedere cose irreparabili”.

Intorno, gli alberi gettano ombre sinistre sulla campagna lambita dal grande fiume, il Mississippi che lenisce e purifica col suo ritmico fluire, trasportando lontano corpicini straziati e melodie dolenti. Blues come tristezza, blues come ancora di salvezza antidepressiva per Hambone e improvvisati compagni di fuga e, presto, per l’America intera. Che rialzerà la testa sulle note di un leggendario bluesman venuto proprio dal delta del Mississippi, Robert Johnson, un uomo capace di cantare con pathos quasi sovrannaturale. Aveva venduto l’anima al demonio, dicevano, per suonare con tale abilità contemporaneamente parti ritmiche e soliste.

C’è l’anima musicale di Igort dietro questa storia, si diceva, e in primo piano la sofisticata rappresentazione di un mondo “in negativo”. Le tavole di Leila Marzocchi risaltano di straordinaria espressività in sottrazione dal nero. Artista e artigiana a un tempo (andate a vedere sul sito il trailer che illustra le fasi del suo lavoro), alterna freddo e caldo usando solo tre colori, ottenuti raschiando la nera superficie con attrezzi da incisore.

Il suo è un mondo inquieto con una gamma di sfumature infinite ispirate al suolo lunare, sospeso tra violenza e sensualità, acqua e fuoco, tenerezza e sopruso. Buio della notte squarciato da un fragile chiarore di speranza.

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