Nothing to envy, la vita impossibile dei nordcoreani. 1984 sembra disneyland, al confronto

Mansudae Grand Monument, Pyongyang - Credits: yeowatzup @ flickr

Mansudae Grand Monument, Pyongyang - Credits: yeowatzup @ flickr

A quanto pare i tempi sono maturi per parlare approfonditamente di Corea del Nord. Lo dimostra il il fatto che ieri uno dei premi più autorevoli per la non-fiction è stato aggiudicato alla giornalista statunitense Barbara Demicks per il suo sconvolgente libro Nothing to envy (in italiano: niente da invidiare), frutto di mesi di indagini e interviste con sei cittadini Nordcoreani.

Dei Nordcoreani si sa ben poco. Il che è strano, perché compaiono ogni giorno sulle pagine dei quotidiani. Sono quelli che sbandierano una produzione nucleare incontrollata. Costruiscono stadi enormi, munifici teatri e alberghi monumentali che tengono vuoti per gran parte dell’anno, pronti a riempirli all’arrivo di ospiti internazionali. Li abbiamo visti difendersi senza troppa convinzione in questo mondiale Sudafricano, e anche questa volta non sono mancate le polemiche, si vociferava che alcuni giocatori avessero chiesto asilo politico, e intanto in patria le partite venivano trasmesse in differita, per poter essere censurate a dovere. Ma nonostante queste appariscenti punte d’iceberg, la Corea del Nord in Europa è quasi meno conosciuta di Marte. Per questo è un bene che un premio importante come il BBC Samuel Johnson Prize per la non-fiction quest’anno sia andato a Nothing to envy (272 pagine, Granta books), un saggio sconvolgente che straccia il velo che nasconde una delle nazioni più improbabili del globo.

È dal 2001 che la giornalista Barbara Demick studia da vicino la situazione Nordcoreana. Prima si è trasferita in Cina e in Corea del Sud, dove ha affrontato il problema delle donne Nordcoreane vendute come spose ai cinesi, successivamente è entrata in contatto con sei disertori originari di Chongjin, la terza città più grande della Corea del Nord, raccogliendo testimonianze sulle condizioni di vita nella nazione più orwelliana di sempre. Quello che ne esce è uno scenario a dir poco drammatico: amanti segreti che dopo dieci anni di relazione ancora non trovano il coraggio di criticare il regime (un po’ come Winston e Julia in 1984), bambini che muoiono di stenti negli ospedali, famiglie allo stremo che non accennano a diminuire la loro lealtà al Leader; e ancora: città completamente buie dopo le 10.30, coprifuoco totale per gli over-70, televisioni che trasmettono un solo canale, milioni di “invisibili” costretti a frugare nella spazzatura perché il loro cognome gli impedisce di trovare un lavoro (quando una persona diserta, tutta la sua discendenza perde ogni tipo di diritto civile)…

È triste ed è drammatico” ha commentato Evan Davis, uno dei giurati del premio, riferendosi a Nothing to envyriesce a dare un assaggio della sconfortante realtà della vita di persone che non hanno da mangiare, prive di qualsiasi tipo di libertà e di possibilità di esprimersi

Nell’attesa che, sull’onda della celebrità ottenuta in UK, questo importante volume venga tradotto anche in italiano, un altro modo per dare un’occhiata nel surreale panorama Nordcoreano è Pyongyang, un reportage grafico firmato dal fumettista e illustratore Guy Delisle.

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