Marilyn Monroe: La mia storia, l’autobiografia che nessuno voleva scrivere

Credits: Troy Holden @ flickr

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Ha girato più di 30 film in 15 anni, è stata sposata con Joe Di Maggio e Arthur Miller, era “amica” intima di Kennedy, una sua foto comparve nel primo numero di Playboy, appena trentenne aveva già pagato lo stipendio a cinque diversi psicanalisti e la sua tragica morte, dovuta a un’overdose di barbiturici nella sua casa di Los Angeles, fa ancora di discutere. Ma chi era veramente Norma Jeane Baker, in arte Marilyn Monroe? Parte del mistero viene rivelato nella sua prima “autobiografia”, La mia storia, che dopo più di trent’anni viene finalmente tradotta anche in italiano.

Era il 1954 quando l’agente di Marilyn, Charles Feldman, contattò il celeberrimo sceneggiatore Ben Hecht perché facesse da ghost writer alla sua star e ne scrivesse l’autobiografia. Hecht accettò e per alcune settimane si sedette allo stesso tavolo con la donna più desiderata dagli americani (e non solo) per ascoltare i dettagli sulla sua infanzia e sulla sua vita da star. La ragazza si sfogò come in un confessionale, parlò della sua infanzia difficile, delle sue paure, delle difficoltà di vestire i panni soffocanti dell’icona, dell’impossibilità a non farlo. Hetch prendeva appunti preziosi, seduta dopo seduta intesseva quella che sarebbe potuta diventare un’opera letteraria in piena regola. In seguito lo sceneggiatore di Notorius avrebbe sostenuto che anche in quei momenti di confessione Marilyn non riusciva ad uscire del tutto dal personaggio, infarcendo la storia di aneddoti poco credibili, come se stesse scrivendo il copione del suo prossimo film. Nonostante ciò, a volte Norma riusciva a sgusciar fuori dal vestitino bianco e dalla permanente di Marilyn, e quando lo faceva, scoppiava in lacrime: “È facile capire quando dice la veritàaffermerà in seguito Hecht “Nel momento in cui qualcosa di vero esce dalla sua bocca, i suoi occhi si riempiono di lacrime. Lei è la sua stessa macchina della verità.

Ma nonostante il calore della confessione dell’attrice, qualcosa andò storto. Al momento di pubblicare l’autobiografia, né Marilyn né il suo ghost writer vollero assumersi la paternità dello scritto. Vuoi per i dettagli sul matrimonio con Joe Di Maggio, vuoi per le minacce di cause legali milionarie, vuoi per il rapporto burrascoso tra Hecht e il suo agente, il volume rimase impubblicato fino al 1974, e solo nel 2000 uscì con la firma del suo vero autore.

Oggi, a 48 anni dalla scomparsa dell’attrice, La mia storia (221 pagine, Donzelli) raggiunge anche le librerie italiane, ma perché tutti i misteri sulla bionda più famosa della storia vengano svelati, bisognerà ancora aspettare. E probabilmente molte cose rimarranno comunque sepolte insieme a lei al Westwood Village Memorial Park Cemetery.

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Il 12 Luglio 2010 alle 17:31 ¿Sobre el libro de Miley Cyrus “Miles to go”? : mundo de las celebridades ha scritto:

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