
Baby Killer: particolare della copertina del libro edito da Marsilio
Tra i tredici e i sedici anni si gioca a pallone o alla Playstation, si corre con il motorino lungo le vie del centro, si inizia a flirtare con le coetanee. Tutt’al più, l’illecito più grave che si può commettere è andare in giro con lo scooter per le vie del centro senza indossare il casco protettivo. Questo, nella maggioranza dei casi.
Tra la fine degli anni Ottanta e l’inizio dei Novanta, nella Sicilia meridionale le cose potevano andare in modo decisamente diverso.
È quello che capitava a Gela (ma non solo), dove un gruppo di ragazzini, piuttosto che frequentare i banchi di scuola, finiva per diventare il braccio armato della “Stidda”, l’organizzazione criminale nata da una costola di Cosa Nostra e impegnata per diverso tempo a sottrarle la guida del malaffare nel Sud dell’Isola.
Di questo spaccato, che per gli stessi siciliani è ancora in parte misconosciuto, racconta il libro del giornalista Giuseppe Ardica. Come scrive lo stesso autore nell’Avvertenza, i fatti narrati in Baby Killer sono tutti veri.
Così come è vera la storia di Salvatore Tumeo, un quindicenne torturato e assassinato dai suoi coetanei per aver rapinato la moglie di un boss dell’organizzazione. Una storia ormai quasi completamente archiviata grazie all’impegno di investigatori e magistrati, ma anche grazie al pentimento degli ex baby killer di allora.
- Mercoledì 7 Luglio 2010

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