
Vitaliano Brancati (Credits: Ansa)
Vitaliano Brancati: 7.000 lire. Massimo Bontempelli: 20.000 lire. Enrico Falqui: 7.000 lire. Alfonso Gatto: 33.000 lire. E via proseguendo, per oltre un migliaio di nomi. Sul rapporto tra fascismo e intellettuali, si è scritto tante, forse troppe volte.
Libri memorabili, ormai divenuti cult, quali il Lungo viaggio attraverso il fascismo di Ruggero Zangrandi, e libri decisamente meno commendevoli, nati con l’intento di giustificarsi e di prendere le distanze. A questa corposa bibliografia si aggiunge ora un saggio di Giovanni Sedita, docente a contratto di Storia del Sindacalismo all’Università di Camerino.
Si intitola Gli intellettuali di Mussolini, è pubblicato da Le Lettere, e per due ragioni si differenzia dalla torrentizia produzione di questi ultimi decenni: una di merito, l’altra di metodo.
Il merito: nelle oltre duecento pagine della sua esposizione, Sedita non gioca con i soliti alambicchi retorici, ma offre dati, cifre e circostanze, completate da una lunghissima appendice documentale che mette in riga tutto (o quasi tutto) il meglio della cultura del novecento italiano, costretta a piatire la diaria da Mussolini e dai suoi gerarchi.
Il metodo: il suo saggio non è sensazionalistico, epperò non è neppure indulgente. Sedita racconta, punto e basta. Il risultato è un affollatissimo ritratto di un interno, composto da figure prevedibili come Filippo Tommaso Marinetti, Sibilla Aleramo, Ada Negri e Sem Benelli, ma popolato anche da presenze inattese quali Sandro Penna, Alessandro Blasetti, Stefano Pirandello.
E questo ritratto vale più di qualsiasi altro discorso o di qualsiasi speculazione, dato che rispetto a tanti altri saggi è fatto appunto di cifre e compensi largamente documentate.
- Martedì 13 Luglio 2010

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