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Anni di buo: particolare della copertina del libro edito da Salani
La storia era troppo epica per essere compressa in un solo volume. Inevitabile, quindi, che proseguisse in un altro. Anni di buio di Zhang Jie, edito in Italia da Salani, è la continuazione ideale del capolavoro della scrittrice cinese, Senza Parole, pubblicato un anno e mezzo fa dallo storico marchio editoriale nostrano.
In Italia, la prima parte della saga (leggi l’intervista di Panorama.it alla scrittrice) ha avuto un discreto successo di pubblico e un ottimo riscontro di critica, finendo con l’essere paragonata a opere del calibro del Dottor Zivago o di Cent’anni di solitudine.
Vale la pena chiarirlo subito, dunque: la seconda parte del romanzo epico conferma le aspettative della precedente, e anzi in qualche modo le supera.
È un romanzo senza storie, o meglio con mille storie dentro di sé. Ambientato in Cina, si propone di esserne in qualche modo una biografia collettiva che attraversa un intero secolo: la vita quotidiana, gli amori, gli onori e i disonori del Celeste Impero si alternano con la guerra civile e la grande storia, quella con la S maiuscola insomma. I due piani si intrecciano, ma non si confondono mai.
Merito, questo, della Zhang Jie che nel suo paziente ordito narrativo dimostra una perizia e una freddezza nel racconto assai rare e che forse possono suonare piuttosto estranee al lettore occidentale. Il suo racconto finisce presto col trasformarsi non solo in un grandioso affresco del Novecento ma in una straordinaria narrazione collettiva di un popolo passato in un battito di ciglia dal medioevo alla fantascienza.
- Giovedì 15 Luglio 2010

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