
Fernanda Pivano con Ernest Hemingway - Credits: foto tratta dal blog ufficiale dell'autrice
Lo scorso 21 agosto, al suo funerale, Don Andrea Gallo salutò l’interramento del feretro con le parole della Buona Novella di Fabrizio De André: “Ciao signora America, ciao signora libertà, ciao signora anarchia”. Insieme a lui c’erano centinaia di persone, tra cui anche Dori Ghezzi e Fabio Fazio. Telecamere, invece, poche. A Fernanda Pivano non interessava la televisione, alla televisione non è interessato dirle addio con i dovuti crismi. E questo è un peccato, perché in quell’agosto di un anno fa se ne andava una delle personalità più importanti nel panorama culturale del Novecento.
Quel 21 agosto Fernanda Pivano se ne andò, lasciando le nuove generazioni prive di una vivace guida che spiegasse loro la letteratura americana e italiana come aveva fatto con quelle degli anni ‘70.
Un anno dopo, esce in libreria Libero chi legge (326 pagine, Mondadori), una raccolta di consigli di lettura che va colmare parte del vuoto lasciato da Nanda, una rassegna dei 100 libri fondamentali che un ragazzo (e Fernanda Pivano sapeva essere ragazza a 90 anni) dovrebbe leggere nella propria vita. Dall’inevitabile Antologia di Spoon River a On the road di Kerouac fino a Meno di zero di Bret Easton Ellis. Nel testimone di 330 pagine che la Pivano lascia alle nuove generazioni si trova di tutto, anche la poesia di De André e decine di testimonianze dirette dei suoi incontri con immortali della narrativa americana come Hemingway, Kerouac e Ginsberg.
Già, perché Fernanda Pivano, a differenza di molti critici ed esperti, la letteratura non si limitava a leggerla: la viveva in prima persona. Cominciò nel 1943, in pieno fascismo, quando sotto la guida di Cesare Pavese tradusse per la prima volta Edgar Lee Masters, poi conobbe di persona Ernest Hemingway di cui traslò Addio alle armi, rimediando un arresto dalla polizia fascista (un romanzo così anti-militarista avrebbe potuto scoraggiare gli altrimenti “prodi” marmittoni italici).
Negli anni ‘50 fece la spola tra Torino e gli Stati Uniti, conobbe Kerouac, Ginsberg e Ferlinghetti che la adottarono istantaneamente come membra onoraria della scompaginata famiglia beat. Dopo aver letteralmente trapiantato il fenomeno beat generation in Italia, Fernanda si dedicò ai nuovi talenti americani, promosse Jay McInerney, Bret Easton Ellis, Erica Jong. Ma non dimenticò l’Italia, dove si impegnò perché si riconoscesse l’enorme valore letterario (oltre che musicale) di Fabrizio De André. A 90 anni suonati era ancora amica di “giovani” artisti come Morgan, Ligabue e Jovanotti.
Avrebbe potuto fare una vita da star, chiudersi in una prolifica solitudine compositiva. Invece ha barattato il campo da gioco con la panchina, la forma con la sostanza, è rimasta dietro le quinte per conoscere, selezionare e infine aiutare alcuni tra i talenti più fondamentali della letteratura americana e italiana. Se oggi nelle librerie italiane troviamo ancora l’Urlo di Allen Ginsberg o le poesie lisergiche di Gregory Corso, è solo merito suo.
- Venerdì 16 Luglio 2010

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Commenti
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Il 17 Agosto 2010 alle 07:46 Novant’anni fa nasceva Bukowski: Guanda e Minimum fax lo ricordano - Libri - Panorama.it ha scritto:
[...] un talento puro anche in Italia, aldilà dell’aggiornatissima nicchia che – grazie alla mediazione di Fernanda Pivano – lo segue ormai da [...]
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