

di Marina Valensise
Pensavate che era buono solo a disegnare tavolini e cassettiere coi pirolini colorati, vassoi aerodinamici o baite all’avanguardia sulla strada di Dobbiaco? Errore, Ettore Sottsass (1917-2007) era un genio della parola e del pensiero, del vedere e del sentire. Lo dimostra questo libro di ricordi, in cui racconta per filo e per segno la scoperta della sua vocazione, semplice e primitiva come una seconda natura, e ripercorre a sprazzi tutta la sua vita. Evoca infatti la sua infanzia fra i boschi del Trentino, quando era libero di gettarsi sui prati su una tavoletta insaponata, di tuffarsi nei laghi ghiacciati, di andare a caccia di mirtilli. Ricorda il senso di estraneità, il declassamento, il sentirsi un disadattato, scolaro a Torino, subito irriso dai compagni di corso per la sua faccia da bravo bambino austriaco. Rievoca la guerra, la scoperta dell’amore, i corpi tiepidi e i piccoli baci e le vigliaccate inferte alle sue prime conquiste. Racconta l’incontro con Fernanda Pivano, saccente eppure tenera e indifesa, anche lei estranea a quel «paesaggio insopportabile di grossi mobili di legno scuro scolpiti» che dominava la casa dei genitori. E si capisce come le scelte fondamentali di una vita, per diventarne una ragione, debbano sempre nascere da un sentimento intimo e invincibile.
Ettore Sottsass, Scritto di notte, Adelphi, 304 pagine, 25 euro
GIUDIZIO: DA NON PERDERE
- Mercoledì 21 Luglio 2010

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