
Gregor von Rezzori: particolare della copertina del libro "L'attesa è magnifica"
In origine, si sarebbe dovuto intitolare “Brontolio di un vegliardo”, ma l’edizione italiana ha finito col prendere in prestito il titolo americano.
L’attesa è magnifica venne licenziato e dato alle stampe intorno alla fine del 1994. Come ricorda Andrea Landolfi nell’accurata postfazione del libro edito da Guanda, il suo autore, Gregor von Rezzori, avrebbe di lì a poco compiuto 80 anni.
Per non adeguarsi allo spirito del tempo, propose quel bizzarro titolo, che in tedesco è tutto racchiuso in una sola parola: “greisengemurmel”. Non ci fu nulla da fare, e la titolazione cambiò solo nell’edizione americana.
L’episodio può apparire marginale, ma non è così. Rivela probabilmente molto di più di quanto sembra della personalità di von Rezzori e spiega inoltre piuttosto bene il valore del cahier ora mandato in libreria dall’editore del gruppo Mauri Spagnol.
Nella letteratura del Novecento, Rezzori ha sicuramente avuto un ruolo defilato ma non marginale. Figlio di una nobile famiglia cosmopolita con ascendenze austriache e italiane, per un secolo non ha fatto altro che viaggiare e contaminarsi con le principali culture occidentali. Fece lo scrittore e il giornalista, frequentò città quali Berlino, Monaco, Amburgo, New York e Firenze, dove visse gli ultimi anni e dove tutt’oggi ha sede un prestigioso premio in suo onore.
Nel secolo delle dittature e dei totalitarismi, la cultura di Rezzori restò sempre minoritaria. Così quell’ostracismo si trasformò presto in uno sguardo di acutezza mista a disincanto, che non si tradusse mai in un punto di osservazione eretico e solipsistico grazie a un’innata ironia.
Appare così inevitabile che anche L’attesa è magnifica sfugga alla griglia rigida delle classificazioni. Si potrebbe dire che è un libro di memorie che mescola ricordi di infanzia, amare riflessioni sull’Europa del Novecento, ricordi e aneddoti con gli amici Bruce Chatwin e Ugo Mulas.
La descrizione, tuttavia, non gli renderebbe giustizia se non si aggiungesse una delle doti principali di Rezzori, posseduta da pochi altri scrittori del Novecento, e cioè la “sprezzatura”, quella capacità di sorvegliata sicurezza in grado di nascondere ciò che si fa con fatica grazie a una buona dose di autoironia e di dissimulazione.
Ecco perché l’aneddoto sull’ostinata risolutezza nella scelta di quel titolo agé suona assai più significativa di qualsiasi prolissa recensione al libro del raffinato cosmopolita.
- Venerdì 23 Luglio 2010

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