
Logicomix, particolare della copertina
È il romanzo che traghetta definitivamente il graphic novel nell’Olimpo delle “arti maggiori”, e a sottolinearne il valore introduce l’edizione italiana niente meno che Giulio Giorello, ordinario di Filosofia della Scienza all’università di Milano. In Logicomix (Guanda) i greci Apostolos Doxiadis e Christos H. Papadimitriou raccontano l’avvincente ricerca del Santo Graal della scienza, i principi ultimi della matematica, che impegnò le migliori menti del secolo scorso.
Chiariamo subito. Niente a che vedere con una fredda, astratta lezione di storia della logica a fumetti. Con un geniale capovolgimento di prospettiva – che è a sua volta un piccolo paradosso dei tanti che sono seminati fra le pagine del libro – gli autori prendono la logica e la raccontano come una storia. Attraverso cioè vita azioni pensiero di una schiera di personaggi – fra matematica e filosofia, speculazioni e ambizioni, logica e follia, passioni e ossessioni, gelosie e ripicche – e con un protagonista in primo piano, Bertrand Russell (1872-1970), filosofo e matematico inglese, intellettuale tra i più influenti del secolo scorso.
Rigorosissimo dal punto di vista filosofico (i suoi Principia Mathematica, scritti a soli quarant’anni con Alfred North Whitehead, furono un caposaldo della “visione scientifica del mondo” che in breve si sarebbe imposta con il positivismo e l’empirismo logico), Russell era una personalità complessa e affascinante, dalla biografia avventurosa.
Mentre da un lato aveva sposato la ragione, nella forma della dimostrazione logico-matematica, come strada maestra per la verità, sapeva per esperienza che nella vita di un uomo e, purtroppo, dell’umanità intera, più spesso è l’istinto irrazionale a guidare i comportamenti, a determinare i “grandi eventi”. E “nulla è più irrazionale della guerra!” Uomo di grandi passioni (si sposò quattro volte) e grandi ideali, Bertrand Russell ebbe il coraggio di uscire dai circoli accademici per prendere posizione contro la guerra e a favore del disarmo nucleare, diventando un’icona del pacifismo.
Nel prologo di Logicomix, Russell è chiamato da un’università americana a tenere una conferenza sul “rapporto tra logica e vicende umane“. Siamo nel settembre 1939, all’epoca dell’invasione nazista della Polonia. I manifestanti anti-interventisti cercano di convincere il filosofo a unirsi a loro nella protesta di piazza. Ma naturalmente è Russell a convincerli a seguire la sua conferenza. E così ha inizio la storia. Poiché come diceva Aristotele “per capire un fenomeno bisogna sempre risalire alle sue origini”, Bertrand Russell sceglie di raccontare la storia della logica ripercorrendo la vita di uno dei suoi seguaci più fedeli: se stesso. Gli uditori ne restano avvinti. I lettori, pure.
- Logicomix, particolare della copertina
- La copertina di Logicomix
- Logicomix, disegni di Alecos Papadatos e Annie Di Donna
Anche perché uno scarto geniale della sceneggiatura di Logicomix vede la presenza degli stessi autori e disegnatori nelle pagine del romanzo, a orchestrare il work in progress (mentre per il “dietro le quinte” date un occhiata a logicomix.com), a riflettere sul proprio lavoro ponendosi dubbi e domande: Doxiadis “dalla parte del lettore”, fedele a una missione divulgativa senza perdere di vista il ritmo narrativo; Papadimitriou a vigilare sul rigore di assiomi e dimostrazioni e a sciogliere gli enigmi più misteriosi. Un espediente non solo didattico ma ricco di humour, con un cagnolino pestifero a tirare il guinzaglio sull’Acropoli. Questo ennesimo esempio di autoreferenzialità meglio di ogni dissertazione stimola l’insight del paradosso di Russell o del mentitore: se sì, allora no, e se no, allora sì!!
Le suggestive tavole finali riportano il centro dell’azione in Grecia, nella terra che fu la culla della filosofia e della democrazia, per affidare all’Orestea di Eschilo una fragile ma catartica morale. L’essenza drammatica della storia della logica risiede nell’impossibilità di rifondarla su basi non contraddittorie, come ha dimostrato Kurt Gödel a una celebre conferenza del Circolo di Vienna. Le fondamenta della matematica cioè, ha ammesso Russell, sono fragili come il cosmo nella mitologia indù. Se “non esiste una via legale per raggiungere la verità” non esiste neppure una verità unica e insindacabile: non resta allora che abbracciare una posizione antidogmatica, dando sempre voce anche all’altra metà.
Come al tempo di Aristotele e Eschilo, la democrazia, così spesso umiliata, così imperfetta e incerta, è ancora l’unica “certezza” che abbiamo.
- Mercoledì 28 Luglio 2010

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