E’ morta Elvira Sellerio, l’editrice di Sciascia, Bufalino e Camilleri

Elvira Sellerio con Andrea Camilleri (ANSA/MIKE PALAZZOTTO)

Elvira Sellerio con Andrea Camilleri (ANSA/MIKE PALAZZOTTO)


Più recentemente nella scuderia anche Lucarelli, Carofiglio, Alicia Gimenez-Bartlett e Roberto Bolaño
(Ansa) Elvira Giorgianni Sellerio, fondatrice con il marito Enzo dell’omonima casa editrice, è morta oggi a Palermo. Aveva 74 anni.

Figlia di un prefetto, era laureata in giurisprudenza, cavaliere del lavoro, nel 1991 e’ stata insignita di una laurea honoris causa in Lettere dalla facolta’ di magistero di Palermo. Ha cominciato a lavorare nell’ editoria nel 1970, fondando la casa editrice Sellerio ( dal nome del marito, il fotografo Enzo, dal quale si era separata) che ha avuto tra i suoi autori Leonardo Sciascia e Gesualdo Bufalino. Al forte rapporto con lo scomparso scrittore di Racalmuto si deve il successo di una ‘’scommessa”: cosi’ la Sellerio ha piu’ volte definito la sua ”pretesa” di lanciare da Palermo una casa editrice, che si propone come ”nazionale”, scontando tutte le conseguenze di una localizzazione periferica.

Attraverso Bufalino la Sellerio è stata premiata con il Spercampiello nel 1981 per ‘Diceria dell’ untore’, il romanzo che ha fatto conoscere al grande pubblico lo scrittore di Comiso. Nel 1991 alla Sellerio e’ stato attribuito il premio ‘Marisa Belisario’. La casa editrice ‘Sellerio’ si e’ segnalata per la sua collana di ”libretti” dalla caratteristica copertina in blu scuro che ripropongono testi apparentemente ”minori”, che spaziano tra classico e moderno, ma di grande spessore culturale.

La Sellerio ha pubblicato tutti i libri di Andrea Camilleri che ha assicurato alla casa editrice un grandissimo successo.
E’ stata anche membro del Cda della Rai nel 1993-1994 all’epoca dei ”professori”.(ANSA).

I ‘QUADERNETTI’ BLU CHE HANNO CAMBIATO L’IDEA DEL LIBRO
(ANSA) - L’indipendenza e la dimensione famigliare: queste le caratteristiche che hanno permesso alla Sellerio in questi 40 anni di storia di essere una vera star nel panorama librario italiano, fucina di autori al top delle classifiche: da Sciascia a Camilleri, senza dimenticare Gianrico Carofiglio, Carlo Lucarelli e, tra gli ultimi, Alicia Gimenez-Bartlett. Ma nel suo carnet puo’ ascriversi anche di aver pubblicato per prima scrittori come Roberto Bolano, Antonio Tabucchi, Gesualdo Bufalino e Luisa Adorno. E soprattutto di averlo fatto all’insegna dei suoi famosi ‘quadernetti’: piccoli eleganti volumi blu, fatti apposta per essere letti agevolmente e ovunque. Una rivoluzione ”nel grigiore metallico delle copertine di quegli anni”, l’irrompere ”della macchia blu, della carta vergata, dell’immagine pittorica figurativa al centro della sovraccoperta, dentro una cornicetta colorata che richiamava il colore delle lettere del titolo”.
Nata nel 1969 - poco piu’ di quarant’anni fa e la ricorrenza fu festeggiata alla Fiera del libro di Torino del 2009 - da Elvira Giorgianni (allora funzionaria pubblica che si licenzio’ e investi’ la sua liquidazione nell’impresa) e suo marito Enzo Sellerio (fotografo), ebbe come ispiratori due numi tutelari della cultura siciliana e nazionale: Leonardo Sciascia e l’antropologo Antonino Buttitta.
Il programma all’origine della casa editrice - spiego’ all’epoca proprio Leonardo Sciascia - e’ il ritorno a una cultura ”amena”, cioe’ una cultura in cui il cosiddetto ”impegno e’ implicito e non esplicito, quindi una cultura della leggerezza, che non rinuncia all’eleganza, una cultura delle idee, si’, ma in forma di cose belle”.

Dopo qualche titolo nella collana d’esordio, dal nome programmatico ‘La civilta’ perfezionata’, la casa editrice fa il salto a livello nazionale e internazionale con la pubblicazione nel 1978 de ‘L’affaire Moro’ di Sciascia. Le oltre 100 mila copie vendute fanno della Sellerio una presenza importante nel panorama librario italiano. Subito dopo appare la collana ‘La Memoria’, destinata a diventare la ‘cifra’ della produzione editoriale della casa.
Antonio Sellerio, figlio di Elvira ed Enzo, nelle celebrazioni per i 40 anni della casa editrice riassunse cosi’ il segreto del successo: ”La nostra caratteristica - spiego’ - e’ l’indipendenza e la dimensione rimasta famigliare, che permette un correlazione stretta tra direzione editoriale, commerciale, amministrativa, cosi’ da sostenere la nostra politica culturale di scoperte e di ricerca del nuovo senza bisogno di forzature che snaturino la nostra immagine”.

La consacrazione definitiva della Sellerio come casa editrice arriva nel 1981 con ‘La diceria dell’untore’ di Gesualdo Bufalino che vinse un meritatissimo Campiello e segno’ un cambiamento anche nella cultura italiana. Ecco allora Antonio Tabucchi, Maria Messina, Luisa Adorno: tutti non inediti, ma caduti nel dimenticatoio che Sellerio scopre e rilancia.

Nel 1990 la casa editrice pubblica un librettino, ‘Carta Bianca’, che racconta di un commissario di polizia - De Luca - che indaga su un torbido delitto, nel passaggio dalla Repubblica di Salo’ alla Repubblica italiana. A scriverlo e’ un giovane autore, Carlo Lucarelli, e lo accusano di aver prodotto un giallo ”revisionista”, in quanto presenta ”il volto umano di un’epoca e un momento storicamente perversi”. Ovviamente un grande successo che apre la strada ad un profluvio di altri autori.

Ma il re incontrastato e’ Andrea Camilleri: ”Negli anni Novanta la Sellerio, che aveva cominciato a pubblicare i miei libri, era in gravi difficolta’ finanziarie, quando arrivo’, a salvarla, e me con lei, il commissario Montalbano, come il VII Cavalleggeri in un vecchio western”, ha ricordato recentemente lo scrittore siciliano. Sono passati 15 anni dall’uscita di quel primo Montalbano, ‘La forma dell’acqua’, e 14 dal ‘Birraio di Preston’ che dette l’avvio alla fortuna di Camilleri: oltre cinque milioni di copie.

Gli anni 2000 sono quelli di Margaret Doody che ha venduto oltre 100 mila copie del suo Aristotele detective, e poi Penelope Fitzgerald, il russo Dovlatov, Bolano, Carofiglio e per ultima Alicia Gimenez-Bartlett.

Le altre collane sono Prisma, Biblioteca siciliana di storia e letteratura con i suoi Quaderni, La diagonale e La nuova diagonale. Poi, diretta da Adriano Sofri, Fine secolo e dal classicista Luciano Canfora La citta’ antica. E ancora Il divano (con suggestioni eccentriche) e Il castello.
Piu’ di tremila titoli per quei ‘quadernetti’ blu con i colori delle lettere e della cornice che cambiavano di numero in numero: una volta gialli, una volta celesti, una volta grigi, una volta rossi, quasi mai bianchi. Insomma eleganti e ”ameni” come piaceva a Sciascia.

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